Jun
7

I biglietti nominativi

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Sport

E alla fine arrivarono!! Se ne parlava da mesi, si vociferava, si diceva, ma alla fine chi di noi si poteva mai anche solo immaginare che avrebbero mai approvato una legge del genere. Ciò che mi chiedo è: ma veramente ci illudiamo che scrivere un nome e mettiamo anche un cognome su di un pezzo di carta possa mai ridurre la probabilità di scontri nel pre-mentre e post partita? Personalmente di trasferte ne ho fatte un certo numero in vita e posso vantare una certa esperienza: di sicuro sento di avere più diritto io di parlare riguardo ciò che succede negli stadi di chi, come ad esempio i giornalisti, sta sempre a travisare i fatti. Ma lo sa il ministro Pisanu o chi per lui che tutti i commissari e prefetti d’Italia conoscono tutti i capi e aderenti (o gran parte di loro) ultras? Possibile che si possa pensare di risolvere i problemi semplicemente mettendo un nome? E il viaggio in treno ? E i poliziotti che caricano senza alcun motivo?? Ringraziamo quindi tutti il ministro per aver dato l’ennesima mazzata alla nostra voglia di andare allo stadio e per aver dato il proprio contributo allo svuotamento degli stadi. Secondo questo geniaccio io, che devo prendere un biglietto di settore ospiti per andare a seguire la mia squadra del cuore in trasferta, dovrei scendere a Reggio (1100km) per portare la mia carta d’identita alla biglietteria, prendere il biglietto, tornare a Bologna e poi ripartire la domenica per andare allo stadio. CEEEEEEEEEEEEEEEEEEERTO!!!

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2 Commenti al post: “I biglietti nominativi”

  1. Francesco Biacca’s weblog » I biglietti nominativi (2) scrive:

    [...] o ha deciso (e stavolta veramente) di rendere legge la proposta dei biglietti nominativi. Avevo già espresso il mio modo di vedere tutta questa situazione e la realtaà non ha fatto altro c [...]

  2. Francesco Biacca blog: riflessioni sul mondo della tecnologia e sulla sfera personale » Catania - Palermo: una morte annunciata scrive:

    [...] Siamo in Italia, e dobbiamo creare un metodo italiano, almeno per una volta nei nostri 2mila anni di storia. Si deve capire che da troppi anni oramai il calcio è diventato uno sfogo sociale: negli stadi confluiscono anche e soprattutto tutte quelle parti della popolazione che più soffrono il non riuscire ad arrivare a fine mese e che trovano nella curva e nel branco un modo per affermarsi in una società che non consente loro di farlo (non stupiamoci poi se molte curve oramai si presentano allo stadio solo con slogan politici dimenticandosi completamente di un’eventuale partita in corso). Non ha quindi senso chiudere gli stadi, non ha senso costringere la gente a guardare la partita a casa, non ha senso mettere i tornelli allo stadio, non ha senso inserire i biglietti nominativi (e, mi dispiace dirlo, ma ne avevo parlato già qui, qui, qui, qui , qui, e qui !!!!). [...]

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