La tigre e la neve

Sulla falsa riga de “La vita è bella“, Benigni propone un altro film “impegnato” ma raccontato a suo modo, in veste semi-comica. Sullo sfondo degli orrori della guerra irachena, apparentemente inutile, si svolgono le avventure di Attilio, poeta dal grande talento [o almeno così sembra trasparire dal film] ed innamorato di colei che si scopre essere sua moglie. Innamorato a tal punto dal sognare sempre la stessa identica scena notte dopo notte, fino a quando non riceve una telefonata da un amico arabo nella quale viene a sapere che la donna si trova a Baghdad in fin di vita.

Da qui iniziano le avventure, a volte favoleggianti, del Benigni poeta, la corsa e l’arrivo in terra irachena, le difficoltà a capire una realtà non propria, le difficoltà a capire l’assoluta mancanza di generi primari e, alla luce degli occhi di un occidentale, tanto banalmente normali da considerare scontata la loro presenza.

In apertura si diceva “sulla falsa riga de la vita è bella”, ed in effetti è proprio al film di maggior successo che rimanda questo “la tigre e la neve”. Il voler raccontare la tragedia dagli occhi fanciulleschi di Benigni, il voler per forza sdrammatizzare un fatto orribile [qui riesce meglio che nel film che ha dato l’Oscar all’attore toscano].

Personalmente non discuto il Benigni come uomo di spettacolo, come comico, ma lo discuto come regista proprio per questa sua “fissazione” nel voler descrivere un’orrenda tragedia da un punto di vista comico e molto ingenuo. Certo, per molti può essere la sua vera forza ma ritengo che alla fine bisogna aprire gli occhi alla gente e per farlo bisogna mostrare le terribili immagini di distruzione e dolore e non riderci sopra.

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