Oct
23

La tigre e la neve

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Film

Sulla falsa riga de “La vita è bella“, Benigni propone un altro film “impegnato” ma raccontato a suo modo, in veste semi-comica. Sullo sfondo degli orrori della guerra irachena, apparentemente inutile, si svolgono le avventure di Attilio, poeta dal grande talento [o almeno così sembra trasparire dal film] ed innamorato di colei che si scopre essere sua moglie. Innamorato a tal punto dal sognare sempre la stessa identica scena notte dopo notte, fino a quando non riceve una telefonata da un amico arabo nella quale viene a sapere che la donna si trova a Baghdad in fin di vita.

Da qui iniziano le avventure, a volte favoleggianti, del Benigni poeta, la corsa e l’arrivo in terra irachena, le difficoltà a capire una realtà non propria, le difficoltà a capire l’assoluta mancanza di generi primari e, alla luce degli occhi di un occidentale, tanto banalmente normali da considerare scontata la loro presenza.

In apertura si diceva “sulla falsa riga de la vita è bella”, ed in effetti è proprio al film di maggior successo che rimanda questo “la tigre e la neve”. Il voler raccontare la tragedia dagli occhi fanciulleschi di Benigni, il voler per forza sdrammatizzare un fatto orribile [qui riesce meglio che nel film che ha dato l'Oscar all'attore toscano].

Personalmente non discuto il Benigni come uomo di spettacolo, come comico, ma lo discuto come regista proprio per questa sua “fissazione” nel voler descrivere un’orrenda tragedia da un punto di vista comico e molto ingenuo. Certo, per molti può essere la sua vera forza ma ritengo che alla fine bisogna aprire gli occhi alla gente e per farlo bisogna mostrare le terribili immagini di distruzione e dolore e non riderci sopra.

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1 Commento al post: “La tigre e la neve”

  1. Batista scrive:

    Oltre a tutto ciò che di culturale, sociale, politico si può trovare nel film , primeggia il senso prettamente poetico; da intendere però non nella concezione stilistica del termine ,ma in una concezione piu’ ampia. L’interpretazione che centra il film è questa: il bello coincide col vero; a testimonianza della precedente affermazione Benigni un pò di sere fà nel quinto dell’inferno narra la storia dei due amanti(Paolo e Francesca), dice però che quella probabilmente non sarebbe dovuta essere quella vera, ma per quanto erano belli i versi danteschi lo è diventato. Ora, nel ” la tigre e la neve” in una delle scene iniziali Benigni và a prendere le sue figlie, per portarle a scuola e la donna bionda che accompagna le ragazze è a mio avviso la sua ex moglie. Alla fine del film le due ragazze però chiamano mamma Vittoria la donna che Attilio(Benigni) insegue per tutto il film e che , per quanto bella come storia d’amore, cambia la realtà .La ex moglie scompare . Quello che è il suo sogno di tutte le notti(utilizza il sogno proprio per dare il senso di bellezza e di fascino poetico) alla fine del film diventa vero. Senza questa interpretazione che non ho trovato in nessuna critica che fin ora ho letto ,si perde l’originalità del film. E forse significa anche non vederne la poesia.

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