Il senso della vita: Berlusconi

Ieri sera ero molto curioso di vedere la nuova trasmissione di Bonolis: il senso della vita, ospite Silvio Berlusconi.
Si è parlato meno di politica e si è visto un Berlusconi molto più "familiare", nel senso che si è dilungato nel narrare avvenimenti della sua infanzia e relativi alla sua famiglia.
Tuttavia, ciò che è rimasto alle persone di questa serata sembrano essere le manie di grandezza del Presidente del Consiglio tendenti a farlo passare da ciarlatano. Personalmente ciò che mi è rimasto è che Berlusconi parli un italiano davvero eccezionale (raramente, a parte Fini e Bonolis stesso ho sentito parlare un italiano del genere), tendendo a strafare e a raccontare storie che possano sembrare al limite della veridicità. Berlusconi mi ha ricordato tutta una serie di statisti del passato (nostrani e non) con l’ambitudine a straparlare riguardo le proprie discendenze [regali] o riguardo le proprie acrobazie adolescenziali.

Purtroppo la verità è che, davanti alla figura di Berlusconi, la gente ha perso il proprio spirito critico e pensa semplicemente a prenderselo per il culo per ciò che fa o ciò che dice. In prossimità delle elezioni bisognerebbe avere tutti un pò più di obiettività nel criticare i politici, e questo deve valere per entrambi gli schieramenti.

Riporto una frase, detta da Benjamin Franklin verso la fine del 1700:

credo che a noi sia necessario un Governo comune, e che l’unica Forma di Governo possibile sia quella che costituisce, se ben amministrata, una Benedizione per il Popolo. E ritengo inoltre che essa possa essere tale per un Periodo di Tempo, degenerando quindi nel Dispotismo, come altre Forme prima di questa, solo quando il Popolo sarà talmente corrotto da avere bisogno di un Governo Dispotico, e non potrà tollerarne alcun altro.

Credo che i politici di entrambi gli schieramenti siano corrotti, chi alla luce del sole (Berlusconi) ma spesso senza prove, chi nel sottobosco (Prodi, Fassino, Rutelli) ma spesso con prove. E’ incredibile che non si parli più dello scandalo Unipol e che improvvisamente si parli solo di Alitalia.

Mi sembra tutto un gran teatrino, dove ogni schieramento politico aizza il proprio schiavo (nel caso della destra Unipol e soci – nel caso della sinistra, i sindacati) per distrarre gli italiani dai veri problemi che ci affliggono. Non v’è soluzione a questo problema se non quella di non votare. Ma alla fine quanti di noi non voteranno? Un’esigua percentuale e finiremo nel dimenticatoio, a meno che non ci sia un deus ex machina che illumini e consenta di modificare questo stato di cose.

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Internet Explorer web developer bar

Un must per chiunque lavori in ambito web è sicuramente rappresentato dall’estensione per firefox "webdeveloper bar", sviluppata da Chris Pederick.
Questo eccezionale strumento fornisce una incredibile serie di informazioni riguardanti: i path delle immagini e la loro dimensione, consente di evidenziare le tabelle, le celle delle tabelle, elementi particolari della pagina (come i <div>), la cache, errori javascript; consente di visualizzare la pagina a determinate risoluzione pre-impostate.
Non poteva mancare un tool del genere in ambiente Microsoft: si chiama Internet Explorer Developer Bar ed è stata sviluppata dalla Microsoft stessa (rilasciata il 20/01/06 in beta).

 

 

 
Come si vede (se non fosse chiaro, ingrandite gli screenshot in nuovi tabs o windows), le due bar sono molti simili tra loro (un pò più spartana graficamente la versione della microsoft), sebbene abbiano una notevole quantità di features in comune.
E’ stata sviluppata con finalità IEv7, ma è possibile installarla anche su IEv6 e funziona discretamente bene.

 

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Reggina in A – 13 giugno 1999

Se non siete di Reggio Calabria non sapete cosa vi perdete.
La serie A.
Se non siete di Reggio Calabria, regalateci la vostra simpatia.
Alle 17,54 sbuca Tonino Martino, quello dei gol pesantissimi (pochi ma pesantissimi) azionato da un tacco di Possanzini: diagonale da regalare a quindicimila anime.
La serie A.
Se non siete di Reggio Calabria, non potete intuire cos’era successo dieci anni fa: 25 giugno 1989, spareggio a Pescara, ventimila vestiti d’amaranto, trecento tifosi della Cremonese.
Tocco liftato di Attilio Lombardo all’ultimo rigore.
Io c’ero, era uno dei miei primi servizi per il "Corriere dello Sport": a voi interessa poco, a me bruciò tantissimo. Se mi avessero detto di aspettare dieci anni, avrei firmato.
Pur di arrivarci in serie A.
Perché dovete sapere che a Reggio fino a vent’anni fa funzionava così: «La serie A? Ci andremo nel Duemila».
Anche vent’anni fa dicevano che il Ponte sullo Stretto lo avrebbero costruito nel Duemila.
Era una frase da interpretare: significava che non lo avrebbero costruito mai.
Infatti, non si sono ancora degnati.
E quando regalavano la stessa battuta ironica alla Reggina, la serie A nel Duemila (cioè mai…), non sapevano che avrebbero sbagliato di pochi mesi…
Reggio scopre il fascino, il brivido, l’emozione, la follia collettiva della prima volta.
Reggio dimentica Pescara e quello spareggio maledetto.
Reggio ha fame e lo ribadisce nel giorno più bello, in quello più lungo: quindicimila tifosi qui, ventimila in piazza del Popolo, chissà quanti altri in giro per il mondo.
Reggio è vita, Reggio è speranza, Reggio è certezza.
La serie A.
Lo capiamo subito, entrando in un "Delle Alpi" stracolmo.
Ma lo intuiamo già alle dieci di mattina: un popolo vestito d’amaranto, il ragazzino che piange, famiglie intere, treni presi d’assalto, pullman di un solo colore, il puro idioma calabrese.
Reggino.
Campeggia uno striscione, c’è scritto: "Ndi virimu ddhA".
Che sarebbe, letteralmente: "Ci vediamo là".
Ma che in fondo significa, non troppo metaforicamente: "Ci vediamo in serie A".
C’è tutta la provincia: "Grazie Reggina, Polistena presente".
C’è un altro striscione ardito: "Nel cielo solo Dio, al Delle Alpi ci sono io".

Ottantacinque anni di attesa: una società fondata nel 1914, l’AS Reggina, una società splendidamente guidata – a lungo – da Oreste Granillo.
Il presidentissimo.
Un’altra serie A sfiorata, con Maestrelli al timone.
Il fallimento, la rinascita. Un continuo inseguimento, quella frase ricca di rassegnazione: "Tanto ci andremo nel Duemila…".
Quando il Duemila era lontano.
Ma in fondo era scritto: tutti a Torino.
Perché a Torino ci sono reggini in ogni piazza, in ogni vicolo.
Gli stessi che avevano preparato la valigia con lo spago negli anni Cinquanta, perché Reggio è disoccupazione, perché Reggio è un sogno distante 1.400 chilometri, quando il dovere ti porta lontano.
Gli emigranti rispondono presente: sono cresciuti, sono diventati uomini, con la pancetta e con le lacrime agli occhi.
Li vedo piangere e li capisco: la prossima stagione respireranno due volte l’aria di Reggio, contro la Juve e contro il Toro.
Anche a 1.400 chilometri di distanza, anche se non mangeranno gli involtini di pescespada, anche se dovranno rinunciare al tramonto di Scilla da dove vedi Messina a pochi metri.
Un fantastico miraggio.

La partita.
E cosa volete ricordi della partita?
Quel Pastine che para tutto, il mio amico Possanzini che non si degna di mirare all’angolino.
La granata straordinaria, la gente granata che tifa Reggina, che grida Reggina, che respira Reggina.
E che a un certo punto urla: "Salirete, salirete, salirete in serie A…".
Un boato: i quindicimila amaranto che rispondono, che applaudono, che si emozionano come se la partita fosse finita.
Quando Cozza trova il rigore e lo trasforma, mi viene in mente l’ultimo investimento della società.
Era gennaio, una trattativa segreta con il Lecce.
Il passaparola, dal presidente Foti al direttore sportivo Martino: "Prendiamo Ciccio, è lui l’uomo del nostro destino.
Lo abbiamo allevato, lo abbiamo mandato al Milan, sembra scritto su qualche muro che con Cozza…".
Il suo rigore alle 17,01: il destino non bussa due volte, al massimo manda una volta Cozza sul dischetto… Foti e Martino sono in campo: passeggiano, fumano, imprecano, urlano, tremano.
Foti è una sfinge, non riconoscerebbe la moglie neanche se la vedesse a mezzo metro.
Martino ha un telefonino acceso: è collegato con Pescara e con Verona, come se non dipendesse dalla Reggina, come se alla Reggina non bastasse fare tre punti per infischiarsene della concorrenza.
Ma quando quel diavolo di Ferrante indovina l’angolo alto girando di testa su assist di Sommese, sono le 17,52.
Il Pescara è in serie A.
E allora ripensi al Pescara e a Pescara, torni indietro di dieci anni, non immagini più sia Cozza l’uomo del destino…
Due minuti, l’incubo dura appena due minuti: dalle 17,52 alle 17,54.
Il tempo di notare Pinciarelli, fresco e ispirato; il tempo di ammirare il tacco di Possanzini; il tempo di pregare e sperare in un blitz di Martino.
Il diagonale, quel diagonale, finisce dentro perché sono 180 mila persone che lo mandano dentro: tutta Reggio e lasciamo perdere i dintorni, perché non sapremmo quantificare.
Le 17,54: la partita è praticamente finita, non c’è più traccia degli striscioni, perché tanti striscioni finiscono in campo.
La gente invade il terreno del "Delle Alpi": sono più granata che amaranto, magari è scritto che una partita speciale, una promozione speciale debba finire con oltre tre minuti di anticipo.
Ho conosciuto la Reggina grazie al mio povero padre Saverio che per trent’anni l’ha seguita da giornalista.
La Reggina: l’ho rispettata, l’ho amata, l’ho criticata, l’ho aspettata.
Adesso è bello sentire, capire, immaginare che a Reggio la notte è piccola.
La notte è amaranto.

(Alfredo Pedullà - "Il Corriere dello Sport" del 14 giugno 1999)

PS: un unico commento da parte di chi scrive. Dopo averlo letto mi sono commosso come raramente mi era successo prima. Questo è il calcio. Il calcio è passione,  non uccidete la nostra passione.


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Saw II – La soluzione dell’enigma

 

Secondo capitolo del film che un anno fa mi fece uscire dal cinema choccato. Non avevo mai visto un thriller/horror che tenesse così alta la suspence fino alla fine; non avevo mai visto  un film con un finale così poco scontato.

Davanti all’uscita nelle sale di Saw2 ero abbastanza titubante e timoroso di rimanere deluso (solitamente tutti i sequel sono davvero pessimi). Ed invece con mio sommo stupore esco dal cinema scosso al punto giusto, choccato da ciò che ho visto e davvero in ansia aspettando il momento in cui potrò finalmente vedere Saw3.

Tutto inizia con la scoperta di un cadavere ucciso con il modus operandi tipico dell’Enigmista che si firma indicando esplicitamente il nome del detective che segue il suo caso. Riuscito a scoprire il suo nascondiglio, il detective Eric Mathews (Donnie Wahlberg) lo cattura anche troppo facilmente: ed in effetti è qui che inizia il vero "gioco". Difatti egli scopre alcuni monitor, dai quali è in grado di vedere una casa al cui interno sono rinchiusi 8 personaggi: Amanda, Xavier, Jonas, Laura, Daniel, Obi, Rigg e Addison

Tutti tra loro molto diversi, ma legati da un unico filo conduttore: colui che li ha arrestati, sporcando le prove.

Su un asse temporale parallelo a quello in cui si svolte il dialogo tra il poliziotto e JigSaw, si svolge la disperata ricerca dell’antidoto contro il sarin, gas velenoso che gli 8 protagonisti stanno respirando all’interno della casa.

Molto più crudo e violento del primo (basti pensare alle nuove trappole,tra le quali come non ricordare la scena in cui Amanda (ex eroinomane) cade in un buco pieno di siringhe, o quando Addison rimane con entrambe le mani incastrate in due tagliole); molto meno psicologico ma per certi versi molto più choccante.

Il regista ha dimostrato ancora una volta di essere un genio nel suo genere, riuscendo a far rimanere in piena suspence chi guarda il film fino alla fine, quando si scoprirà chi c’è dietro tutto il gioco e qual è il suo vero scopo, lasciandosi aperta la porta per una nuova saga di questo fortunato titolo.

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Garrone, Zamparini, la Juve ed il calcio perduto

Noi che siamo malati di calcio…
Del pallone, inteso quale gioco composto da 22 atleti che corrono dietro ad una sfera con l’obiettivo di segnare agli avversari… 22 Atleti che infiammano la folla …
Noi che viviamo per i goals dei nostri beniamini …
Noi che viviamo per la nostra maglia …
Noi che ogni domenica quando la nostra squadra gioca in trasferta, ci armiamo armi e bagagli e partiamo per seguirla ovunque giochi…

 

E’ di oggi la notizia che Sky abbia comprato da Mediaset i diritti per trasmettere le partite della Juventus per "soli" 150milioni di Euro. In effetti non aveva molto senso, almeno alla luce delle attuali tecnologie e proprietà, l’acquisto da parte di Mediaset dei diritti globali per la trasmissione delle partite della Juventus. Non aveva senso ed era abbastanza scontato che stesse per vendere questi tanto contesi diritti a Sky, perchè Sky è la monopolista nelle trasmissioni su digitale.
Attraverso questa operazione di mercato, Mediaset recupera l’80% di ciò che aveva versato e verserà nelle casse della Juve; Sky, da parte sua, risparmia un buon 20% su ciò  che pagava alla Juventus fino a quest’anno.
Morale della favola: ci guadagnano tutti? E si ci guadagnano tutti. Ma siamo  in Italia e alla fine ci perderemo noi tifosi, ci costringeranno a guardare i nostri beniamini alla TV, impedendoci di andare allo stadio per chissà quale motivo.

E’ giusto che la Juventus guadagni più delle altre squadre, perchè nell’ottica di un mercato capitalista, la Juventus ha il bacino di tifosi più grande d’Italia. E’ una società sana, con i bilanci in attivo ed una politica dirigenziale vincente negli ultimi 15anni.
Però non è giusto che guadagni così tanto in più rispetto alle altre. Già attualmente il divario tra le 3 grandi (Juve, Milan e Inter) è abissale rispetto alle altre ed il campionato è diventato davvero noioso. Aumenterebbe e di molto la competitività una più razionale gestione degli introiti provenienti dalle tv.
Mi sembra però difficile che società di questo tipo,così forti ed influenti sui destini delle altre società componenti la lega di serie A, possano mai scendere a compromessi e diminuire i propri introiti in cambio di un ipotetico aumento della competitività del campionato (per giunta a loro discapito per la seconda volta).

Arriviamo infine a Garrone, vero ispiratore di questo post. Le sue dichiarazioni sono davvero ammirevoli, ma siamo davvero sicuri che abbia le palle, lui o chi per lui, di presentare gli Allievi in una partita ufficiale di serie A, rischiando inoltre di falsare il campionato, di innescare tutta una serie di polemiche (nel Paese delle polemiche) che finiranno per distruggere il giocattolo calcio? E per di più nell’anno del Mondiale?

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I simboli cristiani

Tutti noi siamo cristiani (o almeno gran parte degli italiani lo sono), alcuni di noi sono cattolici, altri (meno) sono cattolici praticanti.
Ma quanti conoscono effettivamente i simboli ed il significato delle liturgie o dei dogmi cui siamo/siete soggetti?
Ho la presunzione di iniziare una serie di posts, nei quali andrò a spiegare il significato di questi simboli, di cui facciamo un uso quotidiano senza conoscerne il significato reale.

Il mercoledì delle ceneri: viene introdotto nel V secolo dalla Chiesa e segna l’inizio del periodo della Quaresima, che, nel rito romano, non inizia più la domenica bensì il mercoledì, con l’imposizione delle ceneri sul capo dei fedeli. Rappresenta un atto pubblico di penitenza, o meglio l’inizio di quel cammino di penitenza che porta i fedeli ad essere assolti dai loro peccati la mattina del giovedì santo.

Le ceneri utilizzate sono ottenute bruciando le palme e gli ulivi benedetti l’anno prima nella Domenica delle Palme e vengono imposte sulla testa dei fedeli pronunciando il rito: "ricordati uomo che sei polvere e in polvere ritornerai". Queste ceneri hanno un doppio significato nella teologia biblica:

  1. segno della debole e fragile condizione dell’uomo;
  2. segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio (come non ricordare a tal proposito la conversione degli abitanti di Ninive)

(via google)

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Google pack

 
Nuovo servizio di google, la cui finalità è quella di effettuare automaticamente gli aggiornamenti dei diversi servizi software forniti da google stesso.
Tra questi: Picasa, Google Earth, Google Desktop

Vi sono poi tutta una serie di software addizionali dei quali, google pack, consetirà di effettuare l’aggiornamento: Ad-Aware, Norton Antivirus, ecc. ecc.

Per maggiori informazioni, potete visitare il sito di Google Pack

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