Joost: nuovi token

Ho appena ricevuto qualche nuovo token da donare per Joost.
Visto l’alto numero di richieste che ho ricevuto fino a poco tempo fa, ho deciso di porre delle condizioni per il rilascio del token:

  1. Velocità 😀
  2. Si deve possedere un blog, sul quale si potrà poi esprimere le proprie impressioni su Joost;

Non è poi tanto difficile, vero?!  😀

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Nokia Mobile Phones Italia: lettera di protesta

Gentile Nokia Mobile Phones Italia,

con la presente desidero esprimere tutto il mio disappunto e dissenso verso il vostro pseudo centro assistenza.

Il 22 gennaio 2007 ho consegnato personalmente presso il centro assistenza Nokia di Bologna [SMC Communications srl, sede via Enrico Mattei 84/22] il mio nokia n73, causa malfunzionamento. Nello specifico, il cellulare di cui sopra rendeva impossibile qualsiasi sforzo atto ad effettuare chiamate. Né il tasto verde né tramite il tasto centrale -> menu -> opzioni -> chiamata vocale consentivano al sottoscritto l’esecuzione di quella che deve essere considerata la prima e basilare funzionalità di un cellulare!

Il centro assistenza di cui sopra mi comunicava l’assenza di cellulari sostitutivi (provocandomi non pochi problemi a livello lavorativo) ma mi garantiva il reso del dispositivo entro 7gg, nel caso in cui fossero riusciti ad aggiustare lo stesso presso i loro laboratori; nel caso in cui, invece, non fossero riusciti in tale impresa (che sembra essere titanica per i centri assistenza Nokia), sarebbero stati costretti ad inviarlo presso i laboratori nazionali con una tempistica stimata in 22gg. Da quel momento non è stato più possibile sapere né che fine abbia fatto il mio cellulare, né lo stato della lavorazione.

E’ stato, poi, sfiorato il ridicolo (ma forse siete riusciti nell’ardua impresa di raggiungerlo) quando mi son visto costretto a telefonare al centro assistenza. Tralasciando il dover chiamare un 199, pratica oramai divenuta comune presso tutte le società operanti in questo Paese, ciò che mi lascia allibito è che pur pagando la telefonata mi venivano fornite esattamente le stesse indicazioni che potevo comunque leggere tramite il sito http://www.nokiashop.it adducendo il non poter dialogare con il laboratorio. In aggiunta mi veniva comunicato che l’unica “cosa” che potessi fare, era effettuare una segnalazione. Sinceramente ho perso il conto delle segnalazioni effettuate e altrettanto sinceramente mi sembra assurdo che solo oggi, a distanza di un mese esatto e solo dopo l’ennesima telefonata (visto che non vi siete nemmeno degnati di rispettare la parola e fare VOI una telefonata per avvisare), mi viene comunicato che il cellulare è in sostituzione e che dovrò aspettare altre due (dico 2) settimane per poter tornare in possesso del mio cellulare da 400 e passa euro.

So bene che in Italia il concetto di Customer Care è una chimera, so altrettanto bene che può capitare che un laboratorio non abbia i pezzi per effettuare la riparazione di un dispositivo ma mi pare, però, eccessivo il non fornire all’utenza, quantomeno, la tempistica di riparazione.

Sperando che questa lettera non finisca nel dimenticatoio, concludo affermando che, vista la mia esperienza personale, i vostri centri assistenza non sono assolutamente all’altezza del nome della società Nokia, leader mondiale nel settore dei dispositivi mobili. Alla luce di ciò mi guarderò bene, in futuro, di acquistare per me o i miei cari un cellulare nokia e mi impegnerò per sconsigliare a chicchessia l’acquisto dello stesso.

Lascio a voi ogni ulteriore considerazione a riguardo.

Con i migliori saluti,

Update: ieri ho ricevuto la telefonata del centro Nokia Italia dove mi veniva comunicato che hanno finalmente sostituito il mio Nokia n73 con uno nuovo di pacca …

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Joost: accordo commerciale con VIACOM

In seguito alla notizia con la quale si comunicava che VIACOM chiedeva a Youtube/Google di eliminare dai suoi server oltre centomila filmati che teoricamente sarebbero sotto suo copyright, si apprende oggi che è stato siglato un accordo tra Joost e VIACOM stessa per la distribuzione di materiale audio/video sulla nuova piattaforma p2p.

Tra le altre cose, ricordo che VIACOM detiene tutti i diritti riguardanti MTV … la cosa si fa interessante 🙂

(via downloadblog.it)

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Il calcio italiano: un declino preannunciato

Che il calcio italiano fosse, a livello qualitativo, in forte declino era cosa nota. Daltronde bastava vedere l’albo d’oro della serie A per rendersi conto che dal 91 ad oggi [leggasi: 17campionati] c’è stato un duopolio Milan – Juventus, con qualche intermezzo di Roma e Lazio che, tuttavia, causa lo scudetto sono sprofondate nei bassi fondi per poi lentamente risalire fino ad arrivare al 2007.

Che il calcio italiano fosse in forte declino è cosa nota: basta andare a guardare la classifica dell’anno scorso ma soprattutto quella di quest’anno per capire che c’è un divario tra le "grandi" e le altre che è incolmabile. Colpa del calcio moderno, colpa degli sponsor e dell’ingiusto metodo di suddivisione degli introiti che attualmente governa il calcio italiano.

La verità è che oramai il campionato di Serie A è diventato nè più nè meno come quello scozzese o quello olandese: un campionato di bassa lega dove ci sono due squadre (e quest’anno nemmeno due) che dominano e le altre che se la giocano limitandosi a partecipare.

Tutto ciò, poi, porta un presidente a considerare la sua squadra un’"armata invincibile", fino a quando non capita una partita di Coppa Campioni. Un 2-2 in casa non è certo un bel risultato. C’è chi mi ha detto che stiamo comunque parlando della 3° in Spagna. Ok è giusto, e se stiamo a questo è anche la squadra che ha battuto recentemente il più blasonato Barcellona – Però dio mio!! L’inter è prima … anzi no, è STRA-PRIMA in ITALIA, che da tutti è considerato (ma forse sarebbe giusto parlare al passato) il campionato più bello e difficile di tutto il mondo …

Spero vivamente di tornare ad un calcio normale, più competitivo dove anche una "piccola" possa vincere uno scudetto se sorretta dal giusto spirito.

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Perchè leggere un blog: capovolgiamo la domanda

Davide, in suo recente post, mi invita a farmi una domanda e darmi una risposta: perchè leggo i blog?

Prima di ogni altra cosa mi piacerebbe invece chiedere un pò agli altri bloggers: perchè scrivete blog? Personalmente ho iniziato spinto da una vena strana, un misto tra il curioso verso questa nuova tecnologia (alla fine del 2004 il fenomeno era in forte ascesa) ed il poter comunque parlare liberamente di ciò che penso senza alcun filtro. E difatti tra tutte le defnizioni che sono state date in rete su cosa sia un blog (qui, qui, qui, qui e qui) credo che quella che più si confà al mio modo di bloggare, sia questa:

"[…] i sono mille motivi per cominciare a scrivere un blog. Ma in genere lo si fa per lo stesso motivo per cui si discute con gli amici al bar, si leggono libri che non servono al lavoro, si frequenta un circolo per il gusto di incontrare persone interessanti. Cioè per il bisogno di vivere relazioni umane. […]

Difficilmente ho scritto post rivolgendomi direttamente a chi legge, com’è un pò nella mia natura mi sono sempre posto un pò al di fuori della blogsfera. Non mi piaceva questa idea di voler bloggare solo per essere letti, aumentare il proprio pr su google o comparire magari citato su qualche quotidiano famoso.

Preferisco pensare che questo posto sia il luogo ideale dove io posso esprimermi come realmente faccio solo con me stesso. Sono completamente libero da ogni forma di censura. E credo che proprio la parola "censura" sia il fulcro dell’esplosione del fenomeno "blog".

I maggiori organi di diffusione delle informazioni, penso ad esempio alle radio e alle televisioni, sono oggetto di fortissima censura da parte degli editori, degli sponsor ed anche dei politici e della Chiesa. Molti non possono esprimersi liberamente proprio perchè hanno una linea ed un modus pensandi impostigli dall’alto. La televisione, poi, è un media freddo: ciò vuol dire che, coinvolgendo un maggior numero di sensi rispetto alla radio o al libro, le interazioni personali dello spettatore sono inferiori e di conseguenza egli ne diviene partecipe, riscaldandosi. Per questo motivo la televisione è ad oggi unanimemente considerata la fonte di divulgazione dell’informazione di massa per antonomasia. Ma è anche e soprattutto per questa ragione che la televisione è anche il mezzo di diffusione dell’informazione più soggetto a censura: essendo così indistantemente diffuso, raggiunge ogni settore della popolazione, anche coloro i quali non hanno una cultura molto elevata e sono più soggetti a far propria un’idea che gli viene proposta.

Il lato positivo dei blog, invece, sta proprio nel fatto che raggiungono una parte della popolazione di cultura medio-alta: si presuppone, difatti, che chi legga un blog sappia quantomeno navigare su Internet e, per ovvi motivi, abbia quantomeno un computer che, non dimentichiamolo, non tutti lo possiedono.

Quindi credo di avere implicitamente risposto alla domanda. Credo, ma non ne posso essere sicuro, di leggere i blog prevalentemente quale forma di diffusione dell’informazione esente da censura e, soprattutto, un metodo per accedere rapidamente a tutto ciò che succede nel mondo.

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Problema calcio: i tornelli

Biglietto stadio granillo

Tornelli Sono passati 16 giorni dalla morte dell’ispetttore di polizia Raciti, si apprende oggi che la probabile accusa per il 17enne arrestato (non  si capisce se era lo stesso del quale erano state rilasciate incautamente gli interrogatori).
Son passati 16 giorni dai fatti di Catania-Palermo ed il calcio è tornato, bene o male, in uno stato di falsa normalità.

Una buffonata incredibile il pretendere, da parte del governo (ed il minuscolo ci sta tutto), l’installazione dei tornelli (qui a sinistra è presente uno dei due modelli in circolazione*) quale vincolo principale per poter disputare le partite a porte aperte. Cosicchè, da un lato alcune società hanno tirato [finalmente] fuori i soldi e, alla faccia di altre situazioni disastrose (leggasi A3), in meno di una settimana sono riusciti a risolvere una situazione che nelle più felici previsioni poteva essere risolta solo a ottobre (ancora però mi devono spiegare come fa ad essere a norma San Siro: ma non si era detto che l’ippodromo e le rotaie del tram erano troppo vicine?). Se questo non bastasse a generare dubbi, mi chiedo come si possa andare avanti in questo stato di ipocrisia: stadi mezzi vuoti, partite a porte chiuse, per chissà quale motivo. Come se i magici tornelli avessero risolto tutti i problemi di sicurezza legati al calcio.

E come sempre, i giornalisti sono sempre pronti a parlare solo di ciò che fa notizia, a riportare i tifosi come delle bestie, gli ultras come degli assassini. Ieri a Reggio Calabria hanno perso una bella occasione:

Reggina-Atalanta:striscione

"Rispetto per chi non c’è" – recita lo striscione apposto dalla curva sud della reggina nel settore ospiti** adibito, per questa domenica, agli assenti atalantini. Gesto degno di nota, visti i pessimi rapporti che intercorrono tra le tifoserie. Ma anche gesto che dovrebbe far pensare: i gruppi organizzati si stanno organizzando in una qualche forma di collaborazione. Il problema, come al solito in italia, non è risolto, solo rimandato.

Un’altra bella occasione persa – commentatori di sky in testa (facile inquadrare le famigliole allegre con prole al seguito…)

*: Durante le mie trasferte ho visto due tipologie di tornelli: i primi sono quelli della foto. I secondi sono dei dispositivi un pò più evoluti perchè presentano il lettore del codice a barre presente sul biglietto direttamente integrato nel lettore stesso.
**: per chi non lo sapesse, vi è una regola non scritta nel mondo ultras per la quale il settore ospiti è territorio del gruppo ultras che lo occupa. Quindi, da una parte i tifosi della squadra avversaria non possono entrarvi ma, per questioni di rispetto, gli ospiti non possono attaccare gli eventuali striscioni al di fuori della vetrata in plexigas.

(Grazie a photosteno per le foto)

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Joost 0.8.0

E’ stata rilasciata da poco la versione 0.8.0 di Joost. Ricordo che il programma è ancora in beta, quindi credo che, piuttosto che concentrarsi al 100% sui servizi per gli utenti (che comunque piano piano crescono), gli sviluppatori stanno cercando di migliorare la base dello streaming.

In tutta onestà mi sono perso la penultima beta (credo fosse la 0.7.6 ma potrei sbagliare). A parte i cambiamenti che potete leggere nel changelog, noto che sono aumentati, anche se di poco, i canali a disposizione (molto bello quello del national geographic). C’è stato un netto miglioramento nella gestione dello scroll dei canali (non più semplicemente passandoci sopra con il mouse, adesso o si usano le freccine sulla destra, o si scendono i canali scorrendoli tramite dei click). Inoltre alcuni canali, come appunto quello del National Geographic, presentano tutta una serie incredibile di sotto-sezioni – credo che a piccoli passi ci stiamo dirigendo verso la tv del futuro, anche in considerazione del fatto che il rapporto qualità/spesa [banda] è eccellente.

Bel lavoro! 😀

Update: non mi ero accorto di aver ricevuto, in qualità di betatester, una mail da parte di Dirk-Willem van Gullik nella quale viene annunciato che questa è la prima release per gli utenti Mac (per ora dedicata solo ai MacIntel – comunque resta un piccolo passo). Spero che presto accontenteranno tutti inventandosi un metodo per far si che gli utenti possano creare dei propri canali – che poi è il servizio che sto aspettando ansiosamente 😀

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La ‘ndrangheta: storia di una vita

Prendo spunto dalla degenerazione della discussione (potete leggere qui, qui e qui) tra Marco e Davide, nata dal post sulle mie personalissime considerazioni sui fatti avvenuti dopo Catania-Palermo, per riportare una toccante lettera scritta da un ragazzo rimasto orfano del padre, ucciso dalla ‘ndrangheta nel giugno del ’90. Credo che, sebbene sia molto lunga, valga la pena di leggerla perchè descrive appieno e senza ipocrisia la realtà nella quale sono cresciuto.

Mi chiamo Gabriele S. Ho 17 anni. Dal 23 giugno del 1990, la peste sociale che ammorba la città di Reggio Calabria mi ha fatto entrare a far parte, travolgendomi, di una categoria purtroppo in continua espansione: quella degli orfani resi tali dalla mafia.E ho usato il termine categoria, pur sapendo che sarebbe stato più appropriato dire "paria".
Sarà probabilmente inutile, infatti, cercare di spiegare come l’uccisione del proprio padre possa cambiare il modo di vivere di un ragazzo, specie se questa azione viene perpetrata secondo gli schemi disgustosamente vili dell’agguato a sangue freddo, schemi del resto che si adattano alla perfezione a chi crede di possedere poteri e diritti superiori a quelli degli altri cittadini per il solo fatto di essere un cultore della prepotenza, sottoclasse della codardìa; ma bisogna sempre parlare di una realtà, e soprattutto di una realtà come questa.

Anche se può sembrare strano, non è il puro mutamento dell’esistenza, non ì l’inevitabile cambiamento del modo di porsi di fronte agli altri a determinare la morte sociale di chi ha vissuto o vive un’esperienza come la mia:  l’aspetto più tremendo e l’acquisizione della capacità di vedere la realtà "normale" con occhi diversi, di essere costretti a ricondurre ogni più piccolo particolare notato all’esistenza del grande nemico, di comprendere, improvvisamente, come tutta la nostra esistenza nella nostra città sia stata in realtà un continuo confrontarsi con i diversi aspetti della mafia. Si comincia da piccolissimi: si è subito vittima di un perverso meccanismo che tende a rovesciare i valori, isolando chi parla di progresso, di lavoro, di impegno, e facendo assurgere al ruolo di protagonista chi commette azioni, anche minime, contro la legalità.

Questo processo, nascosto e non dichiarato nelle zone più "pure" della città, diventa manifesto nei quartieri "a rischio": invito chiunque a trascorrere una giornata alla scuola media inferiore di Archi, e ad osservare le prove di "coraggio" alle quali la maggior parte dei bambini (perchè tali sono) viene sottoposta da miniboss undicenni. Poi, ovviamente, con l’età adulta arriva anche la consacrazione dell’"adeguiamoci": la raccomandazione, il favore del compare ed i panegirici vari diventano consuetudine, abitudine, normalità.
Comprare il giornale ogni mattina per sapere "quanti ne hanno ammazzati", un intrattenimento puro, tanto "noi da queste cose siamo fuori".

E’ logico, e normale che un imprenditore come mio padre venga eliminato al più presto: figura ampiamente scomoda che può alterare il regime delle cose, una volta, ovviamente, che lo si è adeguatamente sfruttato mediante un’altra delle storiche prodezze, quella del taglieggiamento. E intanto noi soffriamo: soffriamo nel vedere la gente proclamare che in Calabria la mafia non esiste, soffriamo nel guardare i quadri di ottimismo dipinti da artisti nostrani che occupan importanti poltrone, soffriamo per l’abbandono dello Stato, presente con tutte le sue armi quando si tratta di rifocillare le proprie casse, ma che per il resto si affida completamente al coraggio impotente di pochi pionieri. No, non sono queste le strade da percorrere: la mafia esiste,e non è semplicemente un’organizzazione criminale, non è la sola mano autrice dei delitti, dei soprusi, dei diritti calpestati. E’ uno status culturale, una presenza costante ed indelebile a livello sociale, e coinvolge tutte le funzioni della città ad ogni livello: ogni vittima, ogni nuovo crimine commesso da questa entità non è, soprattutto non deve essere, trasformato in una questione isolata, in un "non è successo a noi". Un singolo omicidio è una sconfitta dell’Istituzione, ma anche del singolo cittadino, e il continuo scrollarsi di dosso ogni responsabilità, o l’accettare passivamente una situazione perchè "si sa come vanno le cose", corrisponde ad una tacita ma piena accettazione del fenomeno mafia.

Mi rendo purtroppo conto che se di questo fenomeno non si sono saggiati i tremendi effetti, non si può comprendere a fondo cosa vuol dire essere vittime. Oltre alla prima condana, quella di sentire ovunque la presenza maledetta, la nuova coscienza acquisita ce ne porta molte altre.

In sostanza, il delitto è che noi orfani della mafia moriamo insieme ai nostri padri: possiamo anche metterci tutta la nostra volontà, possiamo cercare di combattere, come spesso ci sentiamo ripetere (ma contro chi, vorrei dire io, e soprattutto con quali armi? Siamo troppo deboli), ma non possiamo mai uscire dalla nostra tragica realtà; nove volte su dieci non sappiamo nemmeno perchè è morto nostro padre, abbiamo visto la polizia solo una volta, il giorno dell’omicidio, siamo sottoposti agli atteggiamenti sospettosi di tanta e tanta gente che ragiona secondo gli schemi "se l’hanno ucciso qualcosa l’avrà fatta", dobbiamo aver paura anche di cercare conforto presso quei pochi che si dimostranon nostri amici, perchè potrebbe succedere qualcosa anche a loro: io stesso, prendetela come affermazione paradossale, falsa o come volete, mi ritrovo a volte a pensare che in fondo sono stato fortunato, che questa guerra civile (perchè tale è) ha creato orfani ben più giovani di me, ha disgregato totalmente intere famiglie trascinandole verso la rovina irreversibile.

Già mi ritrovo a pensare a me stesso, dopo anni di studio, di progetti e di sogni per l’avvenire, come ad un essere la cui esistenza è totalmente nelle mani di altri,che sono magari di gran lunga inferiori, sotto tutti gli aspetti. Si capisce come restiamo confusi, a metà tra l’irato e il rassegnato quando sentiamo parlare di miglioramento delle condizioni di vivibilità della città o dell’esercitazione dei diritti del cittadino: alla persona che più avevamo cara al mondo è stato sottratto il diritto fondamentale ed elementare, ovvero il diritto alla vita! E se all’amore verso il padre si aggiunge la stima verso l’uomo, se quella stessa persona che è stata crivellata di colpi era anche il nostro modello ideale, come si può pensare allora a oi come a delle persone che possono condurre una vita normale, o comunque come l’avevamo sognata? Ed i mille interrogativi che ci assillano continuamente, restare, continuare, fuggire, cercare di comprendere, soccombere, come possiamo toglierli dalla nostra mente? Certo, qualcuno dice che siamo sciocchi: basta riempire i moduli per il pagamento della tassa di successione, e poi si vedrà.
Del resto è l’unica risposta che ci viene fornita, nella quasi totalità dei casi …

Abbiamo perso, dunque?

Verrebbe da dire di si. Ma i segni di una silenziosa, tangibile voglia di riscatto nella nostra città ci sono. Ritengo positivo, ad esempio, ogni momento di discussione sul problema, anche inconcludente, basta che generi interesse, perchè non è mai inutile parlare di mafia in una città che spesso non il coraggio di confessare di essere sottomessa a quest’ultima. E pensare che questo dovrebbe essere solo il primo passo.

Gabriele S.
(‘Ndrangheta, fiction, storia, memoria, Figli di Boss. Salvatore Paolo Putortì – Edizione: l’Inchiesta (mensile di cronaca))

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Samsung F700 vs Apple iPhone

E’ oramai passato circa un mese da quando Apple ha annunciato l’uscita dell’iPhone al MacWorld Conference Expo: si è fatto un gran parlare di quanto fosse rivoluzionario questo nuovo gioiello sfornato dalla casa della mela. Tutti che volevano assolutamente averlo, anche e soprattutto estasiati dalla nuova tecnologia del touchscreen, mai utilizzato prima sui cellulari.
In questo gran parlare si è sottovalutato l’aspetto tecnico di un cellulare che, a parte l’aspetto rivoluzionario sopra citato, non portava con sè tutte quelle caratteristiche che oramai un qualsiasi nokia possiede (anche quelli di fascia bassa). In primis il non essere UMTS, soprattutto alla luce del passaggio degli operatori di telefonia mobile alla rete HSDPA entro la fine dell’anno. Inoltre, in un’epoca in cui oramai i cellulari sono delle vere e proprie macchine fotografiche e dei riproduttori di musica (non dimentichiamo che l’iPhone integra un iPod), è poco lungimirante non prevedere la possibilità di estendere la memoria tramite delle schede esterne.

Ecco quindi che Samsung sforna quello che probabilmente sarà il competitor di Apple sul mercato dei telefoni cellulari dotati di touchscreen.

Immagini:

Apple iPhone Samsung F700
apple iphone  

 

 
samsung f700


Specifiche tecniche:

  Apple iPhone Samsung F700
Screen Resolution 480×320 at 8,89cm 440×240 at 7.06cm
Touchscreen Yes, With Multitouch Yes, With Drag and Drop
Connectivity Quad-Band GSM (850, 900, 1800, 1900), EDGE, 802.11b/g, Bluetooth 2.0 Tri-band GSM, HSDPA, EDGE
Camera 2-megapixel 5-megapixel con Auto-Focus
Keyboard Touchscreen/onscreen Slide-out qwerty con VibeTonz
Email HTML Email Sconosciuto (probabilmente non HTML)
Browser Full HTML Browser Full HTML Browser
Codec Support Supporto standard iPod MPEG4, H.263, H.264, Real MP3, AAC+, eAAC+, Real
Storage 4-8GB onboard:sconosciuto + memoria esterna microSD

Come si vede dalla tabella, il Samsung F700 non solo è un cellulare UMTS, non solo supporta la rete HSDPA, ma avrà la possibilità di estendere la propria memoria (già corposa di suo) tramite delle memorie microSD (per intenderci, quelle presenti pure sugli N73).

Per quanto riguarda il sistema operativo, la data di disponibiltà e soprattutto il prezzo bisognerà aspettare visto che la casa giapponese non ha voluto rilasciare ulteriori informazioni – ne sapremo di più al 3GSM, quando verrà ufficialmente presentato.

Tuttavia il problema credo che sia, nonostante la bellezza del touchscreen, nella nostra alfabetizzazione nel mondo dei cellulari. Non so quanto il mercato possa recepire positivamente un cellulare nel quale la completa assenza di tasti può apparire disarmante (sebbene dai primi screenshot, l’F700 sembra dotato di una tastiera molto interessante). Inoltre nessun cellulare è all’altezza dei Nokia in quanto ad usabilità, ricchezza di contenuti ed affidabilità.

(via gizmodo)

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Catania – Palermo: le conseguenze

Oramai in TV non si parla d’altro: i fatti di Catania, il morto di Catania, le scritte sui muri di Livorno (poco a dire il vero), gli ultras, i teppisti, calcio malato ecc. ecc. Ed è un susseguirsi di ospiti che, in tutte le salse, propongono la loro soluzione epocale al problema ‘calcio’.

Dalle prime indicazioni sembrerebbe che la linea da seguire sia quella di far giocare a porte chiuse tutte quelle partite che si terranno negli stadi non a norma – il che, tradotto, vuol dire che si giocherà a porte chiuse in tutti gli stadi d’Italia tranne 4 (Roma, Torino, Siena, Palermo). Il che vuol dire, tradotto, che se mai dovesse riprendere il campionato di calcio questa domenica, Inter-Roma sarà giocata a porte chiuse.

Ora, stasera ho ascoltato attentamente le parole del ministro melandri (anche lei non merita il mauiscolo e, oddio, ho avuto notevoli difficoltà a capire l’italiano ed i concetti che voleva esprimere): secondo il melandri-pensiero non verranno inviati poliziotti o forze dell’ordine in quegli stadi considerati non a norma. Benissimo, mi voglia gentilmente dire il ministro cosa pensa di fare davanti al certissimo spiegamento di ultras e tifosi fuori lo stadio.

Mi vogliano dire, gentilmente, i signori del governo come la vogliamo mettere con le migliaia di spettatori che hanno pagato l’abbonamento anche e soprattutto per vedere partite come Inter-Roma. Chi glielo rimborsa? Moratti? Lo Stato? Pulvirenti? L’ultras che ha ucciso il poliziotto? (ah, mi pare di aver capito che non sia morto per la bomba carta, ma a seguito di un pestaggio – ci vogliamo mettere daccordo prima di rilasciare le informazioni??).

Per mesi ci avete riempito la testa che si doveva fare qualcosa per non allontanare la gente dallo stadio, e ora che fate? Ma sì, giochiamo le partite a porte chiuse, così chi vorrà vedere una partita di calcio, dovrà per forza vederla su Sky – bello no?! Allora lancio una provocazione: perchè invece che semplicemente giocarle a porte chiuse non impedite anche la visione su sky così che i teppisti a casa evitino di danneggiare le proprie abitazioni??

Forse perchè, al contrario di quanto sostiene il ministro dello sport di questo staterello chiamato Italia, qui non viene messa al primo posto la sicurezza del cittadino, ma il lato economico. Non dimentichiamoci che squadre come Inter e Milan prendono una cifra colossale da Sky per i diritti TV e credo che andranno incontro a non pochi problemi in caso di sospensione continuativa del campionato (poi ovviamente, volta la medaglia e dici che noi utenti sky non verremo mai rimborsati per le mancate visioni delle partite in tv – ma daltronde si sa, in questo paese è sempre il consumatore ad andarci di mezzo).

Mi terrorizza poi il voler introdurre un daspo preventivo: il daspo è l’impedimento ad entrare allo stadio per tutti coloro i quali si siano macchiati di reati precisi. Ora il fatto di farlo diventare preventivo un pò mi atterrisce: chi, ma soprattutto sulla base di cosa si deciderà l’attuazione di questo provvedimento? Voglio riportare un fatto di cronaca avvenuto qualche anno fa. Lo scenario è l’amichevole pre-campionato tra Messina e Reggina, al termine della partita i tifosi fanno ritorno alla nave sugli autobus messi a disposizione dal comune di Reggio Calabria (tralasciamo questo aspetto…), vengono improvvisamente fermati e diffidati tutti (indistintamente vecchi, giovani e bambini) sulla base del nulla – senza, cioè, alcuna prova. Risultato, visto che tra questi 96 diffidati c’erano pure alcuni figli di ufficiali dell’Arma, si è pensato bene di soprassedere.

Il limite tra la repressione e la democrazia, tra lo stato di polizia e la democrazia è molto sottile e stiamo seriamente rischiando di superarlo. Non  mi si può costringere ad andare a vedere un Messina-Reggina o un Atalanta-Messina o che so io un Lazio-Reggina o Palermo-Reggina, partite notoriamente a rischio, in un qualsiasi settore dello stadio, obbligandomi a comprare il tagliando privatamente. Non è che dall’oggi al domani si cambia la cultura e l’educazione di una società, non è che impedendo le trasferte organizzate dai club si fermerà il problema: tuttaltro! Andando ad eliminare i settori ospiti non si farà altro che creare maggiori problemi, perchè i tifosi saranno direttamente a contatto – dimostrazione del fatto che per l’ennesima volta stanno legiferando su materia che non compete loro.

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Catania – Palermo: una morte annunciata

Ero comodamente seduto al tavolo di una casa romana quando ricevo un sms "se domani scendi solo per la partita, non scendere di fatto: non si gioca!!" Come scusa? Stiamo scherzando?

Si perchè io sono uno di quelli che si definiscono drogati di sport e di calcio nello specifico. Si perchè io sono uno di quelli che non esita la domenica mattina, o addirittura il venerdì sera, a prendersi un treno e farsi pure oltre mille chilometri (duemila circa contando andata e ritorno) per vedere giocare la propria squadra in qualsiasi stadio italiano. Eppure ieri è successo qualcosa che molti definiscono anormale, pazzesco ma che se conoscessero la storia tanto assurdo e tanto pazzesco non è, visto e considerato che sono fatti che si ripetono fin dal lontano 1979 [per chi non lo sapesse anno della morte di Paparelli].

Non voglio assolutamente giustitifacare l’atto, gravissimo sicuramente, ma espressione di un malessere sociale che da anni trova nel calcio e negli stadi il suo sfogo. Ci siamo vergognati davanti al mondo intero quando alla manifestazione di Genova [leggasi G8] morì un giovane dei centri sociali. Ci vergogniamo oggi davanti al mondo intero per la morte di un poliziotto della squadra stadio di Catania nel post-partita del derby di Sicilia.

Come ho precedentemente accennato, sono uno di quelli che si definiscono "tifosi da trasferta" gente che si muove tutte le domeniche; con quasi 50 trasferte ho una discreta esperienza e di scontri e risse agli stadi ne ho viste e straviste in questi lunghi anni: Terni, Roma (con la Lazio), Reggio Emilia (con il Torino), Empoli, Messina, Palermo, ecc. ecc. E in tutte queste occasioni ho sempre notato come se da una parte esiste il teppista, chiamiamolo ultras, chiamiamolo cane sciolto, chiamiamolo un pò come vogliamo, che "autorizza" il poliziotto, chiamiamolo sbirro, chiamiamolo un pò come preferiamo, ad usare il manganello, dall’altra parte esiste il poliziotto, o sbirro, che fa uso del manganello con troppa facilità. Sinceramente non riesco a non dimenticare un ultras (abbastanza famoso nella curva della Reggina) che si scagliava contro i poliziotti durante il pre-partita di Palermo-Reggina qualche anno fa. Come daltronde non riesco a non dimenticare una o più cariche della polizia nel derby con il Messina dell’anno scorso, quando gli sbirri (ed in questo caso ci vuole) non esitarono ad alzare il manganello contro delle ragazze spingendole e facendole cadere dalle transenne che stavano dietro di loro (quando potevano benissimo prendersela con quei 4 stupidi, chiamiamoli ultras, chiamiamoli teppisti, chiamiamoli come preferiamo) [e vorrei pure che mi spiegassero perchè i tifosi reggini l’anno scorso furono fermati a Cefalù pur avendo il biglietto di Palermo-Reggina o perchè ieri abbiano fatto entrare i tifosi del Palermo a secondo tempo iniziato]

Il problema è che in una società ipocrita come quella italiana è troppo semplice oggi definire e cercare una soluzione al problema "calcio". I politici ottusi, in primis l’attuale presidente del consiglio (non merita nemmeno il maiuscolo), l’attuale ministro dell’interno, l’ex ministro dell’interno e l’ex presidente del consiglio, sono troppo al di fuori di questo mondo per capirne veramente le ragioni.

E’ banale dire: chiudiamo gli stadi.
E’ altrettanto banale dire: imponiamo il metodo inglese.

Siamo in Italia, e dobbiamo creare un metodo italiano, almeno per una volta nei nostri 2mila anni di storia. Si deve capire che da troppi anni oramai il calcio è diventato uno sfogo sociale: negli stadi confluiscono anche e soprattutto tutte quelle parti della popolazione che più soffrono il non riuscire ad arrivare a fine mese e che trovano nella curva e nel branco un modo per affermarsi in una società che non consente loro di farlo (non stupiamoci poi se molte curve oramai si presentano allo stadio solo con slogan politici dimenticandosi completamente di un’eventuale partita in corso). Non ha quindi senso chiudere gli stadi, non ha senso costringere la gente a guardare la partita a casa, non ha senso mettere i tornelli allo stadio, non ha senso inserire i biglietti nominativi (e, mi dispiace dirlo, ma ne avevo parlato già qui, qui, qui, qui , qui, e qui !!!!).

Vogliamo ripulire il mondo del calcio? Bene questa è la mia proposta: eliminiamo, senza diritto di opinione, tutte le trasmissioni dove si fanno moviole e aspre polemiche su rigori dati o non dati, goal regolari o meno – che si inizi a parlare di calcio, di tattiche, di cultura sportiva. Un giocatore simula? Bene, 10giornate di squalifica ed una multa che sia degna di questo nome (altro che patti sindacali e multe da 10mila euro a chi di euro ne guadagna a vagonate ogni anno), così eliminiamo pure il fenomeno delle simulazioni. Esiste attualmente una legge per la quale se si verificano degli scontri nella zona antistante lo stadio, la partita non va giocata. Bene: applichiamola! e visto che ci siamo diamo pure punti di penalizzazione alla squadra i cui tifosi hanno causato l’applicazione di questa legge. Ma soprattutto: fuori la polizia dagli stadi! Immediatamente,ed anche questo lo ripeto da anni. E’ come mandare gente che vuole picchiare a picchiarsi con altri: gli scontri tra tifoserie son rarissimi, mentre gli scontri tra tifoserie e polizia saranno aumentati di non si sa quanti l’anno (appunto perchè il poliziotto, o sbirro, non è ben visto tra gli strati più bassi della popolazione).

Che le società diventino proprietarie degli stadi, con onori ed oneri ad esso correllati. E soprattutto spero vivamente che non costringano la gente a non andare più allo stadio perchè lì, veramente, fossi nei politici mi preoccuperei veramente delle conseguenze di una scelta di questo tipo.

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