Bologna: criminalità, inesistenza di un programma estivo et al.

Da un paio di mesi vivo con estrema sofferenza la situazione di morte culturale e notturna di Bologna.
La mia prima volta a Bologna fu magica: provenivo da una città medio-piccola (circa 200mila abitanti) e dalla cultura, per certi, versi molto arretrata.
8anni fa Reggio Calabria non era ciò che invece è divenuta adesso.
Ma anche Bologna, 8anni fa, non era ciò che è adesso.

La peculiarità di Bologna erano gli studenti, quegli studenti che ogni sera affollavano le vie del centro, indipendentemente che fosse un lunedì o un venerdì. La peculiarità di Bologna era la vita notturna: i locali erano pieni di gente che si divertiva anche semplicemente bevendo qualcosa in compagnia.

Improvvisamente, qualcosa cambiò: la città si svuotò, i locali seguirono questa tendenza anche grazie a decisioni molto discutibili da parte del primo cittadino (prima fra tutte, il veto di sostare al di fuori dei locali con bicchieri di birra alla mano – disturbo della quiete pubblica, dissero). Parallelamente aumentò la microcriminalità: risse, le vie del centro invase dagli spacciatori e da extracomunitari senza permesso di soggiorno, stupri ed aggressioni (3 negli ultimi 8giorni).

A questo punto le strade da seguire, credo siano solo due: la violenza, e cioè reprimere con fermezza ogni gesto volto a deturpare la quotidianità della vita o le bellezze della città; alternativamente, incrementare le offerte culturali e serali di modo da invogliare la gente ad uscire di casa.

La strada intrapresa da Cofferati, pare sia la prima: le vie del centro sono state invase da Polizia e Carabinieri, spesso in tenuta anti-sommossa, spesso scorta della Polizia Municipale il cui compito notturno diventa far rispettare in modo ferreo le regole imposte dall’alto – e spesso senza alcuna reale motivazione.

Come si sa, violenza genera altra violenza, soprattutto quando la violenza imposta è violenza senza alcuna logica e, non, mirata ad eliminare quei fenomeni che effettivamente portano poi la gente a non uscire più di casa la sera.

E allora perchè non organizzare l’estate Bolognese, come avviene in qualsiasi altro centro o borgo italiano? Perchè non promuovere e pubblicizzare massivamente gli eventi in città? Non sarebbe più proficuo organizzare concerti in diverse delle piazze della città (e sono molte), oppure consentire ai locali di promuovere iniziative (un pò come avviene in via Mascarella, positivo esempio da seguire per riportare la gente per la strada)?

Sono fermamente convinto che la soluzione ai problemi di Bologna, non sia la violenza o la repressione dei fenomeni di microcriminalità, e questo anche alla luce dei fatti successi ultimamente nel centro cittadino. La strada da seguire è quella dell’organizzazione di eventi "seri", la strada è portare la gente fuori dalle proprie abitazioni, la strada è portare la gente a distrarsi dai problemi della propria quotidianità. Un pò come avviene a Roma e a Reggio Calabria.

Poi se i residenti si lamentano dell’eccessivo caos per le strade bolognesi (vedi situazione via del Pratello), beh possono benissimo andare a vivere altrove. Può sembrare un ragionamento "eccessivo", però pensandoci bene, credo sia meglio riportare la cittadinanza in uno stato di tranquillità assoluta e nel pieno rispetto della legalità – invece che restare in una situazione in cui i residenti possano dormire tranquillamente mentre avvengono stupri e risse sotto le loro case. Ne guadagnerebbero tutti: gli studenti, i commercianti, ma soprattutto le casse del comune e dei proprietari bolognesi: continuando così, chi verrà
mai a vivere a Bologna? Sicuramente non i miei eventuali futuri figli.

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