Ogni ultras è diverso. c’è quello che si muove solo col gruppo
e quello che fa gruppo per sè. Gli ultras sono diversi
ma li unisce l’amore per la propria squadra, la tenacia nel
resistere oltre 90 minuti in piedi sotto la pioggia o al freddo,
li unisce il riscaldarsi con un coro, cantato a squarciagola,
li unisce la sicurezza dell’amico che gli dorme accanto sul treno
che ti riporta dalla trasferta, li unisce la passeggiata goliardica
nella città avversaria, li unisce la gioia di partire per una trasferta
e la stanchezza del ritorno, li unisce quel panino diviso in
due dopo due ore di digiuno, li unisce quella sigaretta offerta
nello scompartimento e ridata in curva, l i unisce quella ligitaga
sull’esterno sinistro panchinaro fatta nella penombra di un treno
notturno, li unisce la mentalità. Le cose che ci uniscono,
contemporaneamente ci dividono dal mondo esterno, ci allontanano dai
genitori preoccupati, dagli zii scandalizzati, da compagni di classe
impauriti, da professori disgustati. L’ultras è l’eccezione alla regola,
è l’inaspettato che ti sorprende, è la sorpresa che ti smorza il sorriso
quando pensi di averla fatta franca. L’ultras è anche il braccio che
ti tira sul vagone prima che si chiudano le porte. L’ultras è questo
e molto altro, altri sentimenti non riconducibili in parole.ciao Gabriele
un ragazzo della sud
(via repubblica.it)


















November 20th, 2007 at 1:51 am
Un ultras dovrebbe essere soprattutto quello che canta per la propria squadra e basta. Non insulta l’altra curva, applaude il bel gesto dell’avversario, ringrazia i propri giocatori anche se ha perso.
Non mette la sciarpa per coprirsi il volto mentre tira un sasso, non scende dal pulman per rubare in autogrill, non porta bombe carte dentro lo stadio, non nasconde spranghe per organizzare un’imboscata, non tira bottiglie incendiarie contro un treno, non sputa in faccia ai poliziotti.
Uno che è stato in tanti stadi e tanti palazzetti e non sempre ha visto gente che voleva solo godersi l’evento spiortivo.
Ciao