Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quinta parte
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L’ho scelto a caso, lo ammetto. In un perduto pomeriggio di febbraio 2007, scelsi a caso il professore della tesi – probabilmente cosa che succede molto più spesso di quanto si possa credere.
Il fatto che non mi abbia risposto il mese successivo al primo contatto del terzo tipo, avrebbe dovuto insospettirmi .. tuttavia seguii un consiglio sbagliato e decisi di ricontattarlo .. L’idea era di conciliare la mia parte lavorativa con il mio lato universitario, per cui chiesi di poter portare avanti un progetto di tesi solo ed esclusivamente su tale aspetto. Tuttavia il professore mi chiese di farci rientrare il data mining ed io (illuso!!) accettai.
Vabbè tralasciamo che ovviamente ho dovuto apprendere due strumenti piuttosto complessi in completa solitudine (daltronde, figuriamoci se i relatori possono mai essere d’aiuto). Una serie infinta di incomprensioni, una serie infinta di scelte sbagliate: come si fa ad assegnare la realizzazione di un’applicazione a soli 20 giorni dalla laurea? Come si fa a far perdere tempo a chi è già sottopressione di suo, se non facendogli correggere ciò che era già stato corretto in precedenza? E soprattutto: perchè mi vai a toccare il mio scrivere in italiano! Cioè, a prescindere che si siano letti solo introduzione, conclusione e 4° (dei 5) capitolo, puoi correggermi i contenuti, ma se il mio scrivere risulta sintatticamente corretto, non puoi metterci bocca – lo stile nello scrivere è personalissimo. Io scrivo così, tu colì, pace …
Insomma, tutta la tesi condotta e seguita in modo abbastanza dilettantistico; tutto sempre con il fine di prendere i dati della società per la quale lavoro – dati che chiaramente io non potevo fornire – e lui dall’altra parte quasi pretendeva. Fino all’ultimo .. fino ad oggi stesso (a poche ore dalla laurea) ..
E poi: se tu mi dai solo specifiche del progetto, io sono libero di progettarlo ed implementarlo come meglio credo. Se poi a te non va bene, peggio per te: le scelte progettuale, non essendo state assegnate, sono tutte mie senza ombra di dubbio – l’importante, daltronde, è raggiungere l’obiettivo finale. Strano, però, che poi mi si chieda di tenerci una lezione sopra – si vede che non era tutto strutturato poi così male.
Insomma, purtroppo l’esperienza universitaria mi lascia un’idea ben precisa di cosa siano o cosa rappresentino gli ingegneri. L’esperienza universitaria mi insegna che tutte le nozioni apprese durante questo periodo, servono relativamente poco perchè nel mondo del lavoro gira tutto in un altro senso rispetto a quello che ti dicono. E per fortuna che io, in questi 3 anni ho lavorato, perchè ho potuto capire e sperimentare che, una volta impostaci una scadenza, in un modo o nell’altro la si deve rispettare: anche a costo di stare chiuso 2 mesi in camera al pc, anche a costo di passre 20 ore al giorno al pc …
Ovviamente in tutto questo racconto ho trlasciato molti aspetti: le strutture carenti – davvero indegne quelle di Ingegneria Bologna, un pò da appartamenti del vicino di casa, ma forse funzionali, quelle di Cesena. Ho tralasciato di dire lo stato indegno dei laboratori della Facoltà, ho tralasciato lo stato di baronìa imperante lì dentro, ho omesso di parlare degli sprechi: daltronde, a cosa potrebbe servire, altrimenti, pagare 2mila euro di tasse l’anno per più di 5 anni?


















December 14th, 2007 at 1:52 am
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