Una società malata

Oggi ero di passaggio all’aeroporto di Fiumicino con destinazione Reggio Calabria. Il volo partiva dal terminal C per cui, ho attraversato i controlli di sicurezza che lo dividono dal terminal B. Visto che avevo un pò di tempo, ho deciso di prendere qualcosa da mangiare ed una bottiglietta d’acqua: non l’avessi mai fatto!

Giunto ai controlli di sicurezza mi viene intimato di lasciare la bottiglietta d’acqua (ancora piena per metà, o vuota per metà, vedete un pò voi). Faccio presente che da quel punto al gate C27 dal quale partivo c’erano buoni 2km di strada da fare a piedi e che avrei potuto finirla nel frattempo – niente, la poliziotta non ha voluto sentire ragioni. Le ho fatto quindi notare che ci sono bambini che muoiono di sete giornalmente, quantomeno la bevesse lei: “no, io non la bevo, la butti” … me ne vado infuriato – non c’è cosa che mi faccia alterare di più che sprechi di questo tipo.

Nel mentre che mi lamentavo si avvicina un’altra poliziotta dicendomi che non aveva senso lamentarsi, che le regole son queste e che loro si limitano ad applicarle. Faccio notare, quindi, che non mi lamentavo del loro atteggiamento, quando del non senso della legge: perchè mi si costringe a buttare una bottiglietta d’acqua per un controllo di sicurezza, quando poi, dopo il controllo, passo davanti a tutti i negozi del terminal C, nei quali posso comprare vino, acqua e chissà quale altro liquido? Mah.

E arriviamo al punto: siamo una società malata. Per paura di avere paura, per paura di ciò che potrebbe succedere, costruiamo dei castelli, delle leggi che rispettiamo in modo rigido senza alcuna flessibilità, per poi, invece, non essere rigidi quando dovremmo esserlo. Viviamo in una società malata, bisogna rendersene conto.

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