Una passeggiata sul Corso Garibaldi di Reggio Calabria

Sabato Mattina ore 11. Iniziano i saldi a Reggio Calabria.

Esco per la classica passeggiata sul Corso Garibaldi, un misto tra moda e tradizione che “affligge” tutti i reggini.

La sorpresa è tanta: scene di ordinaria follìa. E’ strano che si veda la fila di persone fuori da negozi di un certo livello (Luisa Spagnoli, Max Mara, ecc. ecc.), in un periodo dove tutti si riempiono la bocca della parola “crisi”, in una città che piange miseria e dove pare che nessuno abbia i soldi per arrivare a fine mese.

Ma la fila di per sè, potrebbe trovare una sua effimera giustificazione nell’inizio del periodo di saldi. Tuttavia, per non edulcorare eccessivamente la realtà, mi ha colpito anche il fatto che il Corso Garibaldi, sebbene sia da tempo isola pedonale, è ad oggi usufrutto di quei reggini che parcheggiano i loro macchinoni da oltre 50 mila ¤: Audi Q7 (suv da 52.900 ¤), BMW X6 (suv da 61.700 ¤), BMW X5 (suv da 74.000¤) e compagnia cantando.

Tutto il mio passeggiare per il Corso Garibaldi è stato il notare uno sciocco e spocchioso voler dimostrare la propria “ricchezza”, distribuita tra scarpe e vestiario, pellicce e sciarpe, tutto rigorosamente di firme di alto livello.
Questo a conferma del fatto, ove ce ne fosse reale bisogno, che la “crisi” non appartiene a certe realtà o, comunque, che viene sfruttata per aumentare i margini di profitto sia dei commercianti sia delle aziende che lavorano sul territorio (sebbene poi questo sia un discorso che vale anche a livello nazionale).

La realtà di Reggio Calabria è fatta per lo più da dipendenti statali: chi lavora nelle PA (vedi INPS, vedi Ordini Professionali di vario tipo), chi lavora nelle Ferrovie (ora privatizzate); tutte realtà “aziendali” che hanno consentito nel tempo il mantenimento di una determinata qualità e stile di vita.

Se poi “ostento troppa sicurezza” in ciò che scrivo, sarei curioso di conoscere il punto di vista dei reggini che vivono quella quotidianità che, fortunatamente o meno, non è più mia da oramai dieci lunghi e penosi anni.

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