Ci ho pensato e ripensato, se questo fosse il luogo giusto dove scrivere come la penso.
Negli ultimi giorni alcuni blogger (motobrowniano,antirez) hanno già scritto i loro testamenti biologici.
La materia è spinosa: scrivere il proprio testamento biologico su un blog apre il gigantesco problema privacy e conseguentemente la diffusione dei propri dati sensibili.
Mi è spesso capitato di sollevare ad amici e blogger il problema legato al corretto uso dei nuovi strumenti di socializzazione: facebook in primis; ciò, perchè sono intimamente convinto che il loro non corretto utilizzo possa portare solo problemi nella nostra vita quotidiana. Conseguentemente, è difficile trovare informazioni che mi riguardano a meno che non sia ciò che io voglio che voi sappiate - il grande fratello ci osserva, ci segue, ci monitora nella nostra vita quotidiana - ed i blog sono sicuramente il modo più veloce per farlo (e parlo per esperienza personale, non su congetture di varia natura).
Premesso questo, tuttavia, voglio dare il mio segnale al governo nella persona di Silvio Berlusconi; voglio dare un segnale alla Chiesa Cattolica nella persona del Papa; voglio dare un segnale a tutti coloro i quali hanno lucrato su questa [triste] vicenda.
Io sottoscritto Francesco Biacca, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, dichiaro quanto segue.
Nel caso in cui:
- subisca un incidente che mi porti in uno stato di coma vegetativo e dal quale i medici non ritengano io possa uscire;
- sia affetto da una qualsiasi malattia che mi porti in uno stato terminale dal quale i medici non ritengano io possa uscire;
- in un qualsiasi altro caso o evento che mi porti in uno stato dal quale i medici non ritengano io possa uscire;non voglio assolutamente essere sottoposto ad alcun tipo di trattamento terapeutico
Non nascondo che nello scrivere quanto sopra ho avuto dei tentennamenti perchè comunque ho preso una decisione sul futuro della mia vita.
Il discorso è che voglio essere IO a decidere della mia vita e non lo stato italiano.
IO sono l’unico che ha potere su me stesso e nessun altro.

















February 11th, 2009 at 1:56 pm
Ciao Francesco, bellissimo blog, scusa se ti posto un commento qui ma ho provato a cercare la tua email qui e niente..
ho bisogno di un aiuto, visto che scrivendo su google mi sn rindirizzato qui, spero di trovare quel che cerco..
ho un ipod 60 giga video, che mi da problemi, a cominciare dai rumori strani che si sentono durante i trasferimenti dati ecc…
ho smontato l’ìpod e ho visto che ho un hdd thoshiba mk6008gha
si puo comprare un qualsiasi hdd toshiba da 1,8? e sostituirlo?
grazie mille simone
February 11th, 2009 at 3:22 pm
ciao simone,
anche se il post non è quello più adatto ti ho accettato ugualmente il commento [considerando oltretutto che non faccio in modo che io possa essere contattato via mail - per ora … ]
per quanto riguarda l’ipod: puoi tranquillamente smontare l’ipod e comprare un disco toshiba, ma ti consiglio vivamente di comprare lo stesso identico modello onde evitare che poi non ti venga riconosciuto.
se hai problemi fammi sapere
February 12th, 2009 at 11:46 am
Cioè??
Volete dirmi che dentro l’iPod c’è un disco Toshiba?? Maddai!?!
E dentro l’iPhone posso ipotizzare ci sia un iMate??
Salud
February 12th, 2009 at 12:52 pm
ah..questa mi è nuova.
June 15th, 2009 at 10:28 am
Testamento biologico, riparliamone
La crisi economica, le elezioni europee e la luce dei riflettori sulla vita privata del Presidente del Consiglio hanno fatto dimenticare all’opinione pubblica le discussioni sul testamento biologico, del quale i politici sembra non siano più interessati. Un momento favorevole per poter trattare l’argomento quando gli animi non sono accesi e l’eterna diatriba tra laici e cattolici sembra sopita.
Il testamento biologico rappresenta l’espressione della volontà di un soggetto, fornita in condizioni di lucidità mentale, in riferimento alle terapie che intende accettare o rifiutare nel caso dovesse trovarsi nell’impossibilità di manifestarla a seguito di una malattia irreversibile ed invalidante da richiedere un trattamento con l’ausilio di macchinari che mantengano artificialmente la vita allo stato vegetativo.
La dizione testamento viene presa dal linguaggio giuridico in riferimento ai tradizionali pronunciamenti dove si lasciano per iscritto le decisioni in merito alla destinazione di beni materiali da lasciare ai propri eredi. Tale forma di documento esiste in quasi tutti i Paesi occidentali, il più famoso è quello in uso in Inghilterra, che prende il nome di “living will”. Alcune volte viene indicato un parente o un fiduciario incaricato di far rispettare la volontà della persona che redige il testamento biologico.
In Italia non esiste ancora una legge specifica sull’argomento, un disegno legislativo, approvato da uno dei rami del Parlamento in forma restrittiva, a giorni sarà all’esame della Camera, ma il privato cittadino può, servendosi di un notaio, predisporre una sorta di testamento biologico. A tale scopo si possono seguire le indicazioni del professor Umberto Veronesi contenute sul suo sito. All’occorrenza si potrà trovare un magistrato che lo farà valere o un medico che, seguendo i dettami della deontologia professionale, tenga conto delle decisioni del paziente. E su questo punto in questi giorni la quasi totalità dei presidenti degli ordini si sono espressi affinché vengano definite in sede legislativa le condizioni per cui le volontà del paziente abbiano valore giuridico e gli atti sanitari commessi o omessi in ottemperanza ai desideri del testatore, escluse quelle di eutanasia o assistenza al suicidio, li esonerino da ogni responsabilità civile e penale.
L’articolo 32 della Costituzione della Repubblica italiana stabilisce che «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge» e l’Italia ha ratificato nel 2001 la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina (L. 28 marzo 2001, n.145) di Oviedo del 1997 che stabilisce che «i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione» . Il Codice di Deontologia Medica, in aderenza alla Convenzione di Oviedo, afferma che il medico dovrà tenere conto delle precedenti manifestazioni di volontà dallo stesso.
Per la prima volta in Italia, il 5 novembre 2008, il Tribunale di Modena emette un decreto di nomina di amministratore di sostegno in favore di un soggetto qualora questo, in un futuro, sia incapace di intendere e di volere. L’amministratore di sostegno avrà il compito di esprimere i consensi necessari ai trattamenti medici. Così facendo si è data la possibilità di avere gli stessi effetti giuridici di un testamento biologico seppur in assenza di una normativa specifica.
La Chiesa cattolica, attraverso il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, ha sollecitato a varare, con la speranza di un ampio concorso, una legge sul fine vita che, riconoscendo valore legale a dichiarazioni inequivocabili e rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza, fuori dalle gabbie burocratiche. Riguardo il rifiuto dell’alimentazione e dell’idratazione, l’argomento principale su cui sono divisi i due disegni di legge discussi attualmente in parlamento, ha precisato che non c’è la necessità di specificare alcunché a riguardo, in quanto queste somministrazioni sono ormai universalmente riconosciute come trattamenti di sostegno vitale, qualitativamente diversi dalle terapie sanitarie. Questa sarebbe una salvaguardia indispensabile, se non si vuole aprire il varco a esiti agghiaccianti anche per altri gruppi di malati non in grado di esprimere deliberatamente ciò che vogliono per se stessi. Quello che la Chiesa auspica, mentre si evitano inutili forme di accanimento terapeutico è che non vengano in alcun modo legittimate o favorite forme mascherate di eutanasia, in particolare di abbandono terapeutico, e sia invece esaltato ancora una volta quel favor vitae che a partire dalla Costituzione contraddistingue l’ordinamento italiano.
A conclusione di questa breve dissertazione vorrei aggiungere alcune mie considerazioni sul delicato confine tra l’inizio e la fine della vita. Sempre arduo è stato il quesito sull’inizio della vita, ma quanti si interrogano su quando la vita finisca? Fortunatamente, della problematica la Chiesa non se ne è mai interessata e questo disinteresse ha favorito il progresso della scienza dei trapianti, a differenza delle tecniche di fecondazione assistita o dell’aborto, che cozzano contro il dogma dell’animazione coincidente con la fecondazione, sancito nel 1869 da Pio IX nell’“Apostolicae sedis”. A questa conclusione si è giunti dopo che sulla spinosa questione si erano espressi tutti i maggiori studiosi cristiani, da Tertulliano a Sant’Agostino, fino a giungere a Sant’Alberto Magno, che candidamente asseriva che il maschio possedeva un’anima dopo 40 giorni dal concepimento, mentre la donna dopo 90, e San Tommaso d’Aquino, sul cui pensiero si fonda la teologia e l’etica cristiana, che sosteneva la tesi dell’animazione ritardata, prima della nascita, ma molto tempo dopo la fecondazione. Non mi dilungo perché vorrei invitare a meditare sul preciso momento della morte. Pochi sanno che il cuore adoperato per un trapianto è perfettamente pulsante, anche se il vecchio proprietario ha il cervello che non funziona più (elettroencefalogramma piatto). Una situazione identica a tanti ricoverati da anni, senza speranza, nei nostri centri di rianimazione, anche loro con il cervello distrutto, ma con un cuore o i polmoni malandati che non interessano per un trapianto. Se a questi soggetti asportassimo il cuore senza utilizzarlo sarebbe eutanasia? E come mai non lo è se l’organo serve per un trapianto? Alcune cellule resistono alla mancanza di ossigeno più delle altre, ad esempio le cellule pilifere vivono fino a 6 giorni dopo la morte ufficiale, anche dopo il seppellimento del corpo. In caso di morte traumatica in un giovane è impressionante, vegliando il cadavere, scoprire che al mattino ci vorrebbe il barbiere. La delicata linea di confine tra l’inizio e la fine della vita mal si presta ad essere delineata con precisione, se si vuole trovare una risposta unicamente biologica, che non può soddisfare pienamente. Una verità difficile da accettare per il laico, che non voglia travalicare nella scienza come dogma.
Un argomento che diverrà sempre più scottante, che ha costituito per oltre trent’anni per il sottoscritto, come medico e come libero pensatore, oggetto di studio e riflessione, senza speranza oramai di una risposta soddisfacente e definitiva.
Achille della Ragione