sconvolgimenti climatici in atto: tornado su Reggio Calabria

Tornado su Reggio Calabria

Sapevamo già da tempo che il clima sta inesorabilmente cambiando. In un recente passato, abbiamo avuto dimostrazione di quanto ciò sia vero, basti pensare ai 10 mesi ininterrotti di pioggia qui a Roma.

Ma vedere un vero e proprio tornado in azione, è un qualcosa che non mi sarei mai immaginato!

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Volo Reggio Calabria – Parigi

Reggio Calabria: una città [metropolitana], un perchè.
Vittorio mi segnala che è stato istituito il volo Reggio Calabria – Parigi e che avrei potuto leggerne di più sul sito aeroportorc.

Si tratta di un volo settimanale, fissato nella giornata di lunedì, 8.30-11 la partenza, 11.45-14.10 l’arrivo.

Seppur essendo inesperto in materia aeroportuale, posso affermare che l’Aeroporto dello Stretto è chiuso da due aeroporti internazionali come Lamezia Terme e Catania, oltre che afflitto da evidenti problemi strutturali (basta osservare che gli aerei all’arrivo passano sopra case abitualmente abitate da reggini).

E’ un aeroporto che negli anni ha subito le angherie di questo o quel signorotto politico, di questo o quel dirigente Alitalia che per [assurde] ragioni commerciali ne hanno impedito lo sviluppo da sempre. Non capisco, in questo caso specifico, cosa possa servire andare a Parigi per un reggino che, mediamente, cerca le rotte verso Roma/Milano e Torino/Bologna.

Non avrebbe avuto più senso potenziare, quindi, i voli verso Milano o Roma invece che pseudo trafficati voli verso la capitale francese?

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Brunetta dà il rimborso spese a De Michelis

Della serie alle volte ritornano, oggi è il giorno di De Michelis. Assunto dal ministro brunetta come consulente, gli viene chiesto se il suo compenso sia adeguato.

La risposta:

«Macché. Quarantamila euro lordi l’anno: praticamente volontariato – sorride De Michelis, capello corto e pancia ridimensionata -. Però sono felice di dare un contributo di idee»

peccato che molti, in questo paesem nemmeno ci arrivano a quelle cifre …

via Corriere della Sera

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Sui 6 parà uccisi a Kabul

Morti. Uccisi. Usate il termine che preferite.

Vedo gente su facebook che sostituisce la propria immagine con un bandiera italiana con al centro un nastro nero, in segno di lutto.

Leggo giornali sconvolti dalla morte dei 6 parà in Afghanistan.
Leggo dichiarazioni di “politici” secondo i quali si dovrebbe tornare a casa.

La morte di 6 militari ha fatto molto scalpore. L’italia è ipocrita e bigotta e questa ne è la prova evidente.

Personalmente, resto più scosso dalla morte di un operaio che fa il suo lavoro per portare a casa quattro soldi che dalla morte di sei persone che erano in guerra.

Si la guerra. E’ questo il vero problema: quei sei ragazzi erano in guerra ed in guerra, storicamente, si muore. L’italia non è abituata al concetto di guerra, non siamo un paese bellico (come magari gli usa) e per questo ci fa strano che sei ragazzi possano morirci … Non vedo cosa ci sia di strano.

Dispiace certamente per la vita delle rispettive famiglie. Ma non credo sia il caso di alzare tutto questo putiferio. Ci si ricorda che siamo in guerra solo quando (e se) vi muoiono persone. Tutto normale direi.

Piuttosto perchè invece di andare in Afghanistan a far guerra a chissà chi, con la speranza di imporre un regime, quello democratico, che non è detto sia quello migliore, non prendiamo il nostro esercito e lo spediamo al sud italia per estirpare il cancro di cui siamo ammalati internamente?

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Inter – Barcellona vista dalla tribuna rossa

Succede che ti svegli un sabato qualunque, ti colleghi a facebook e noti che un tuo amico (in questo caso il clubvaio della sony) mette in palio due biglietti per Inter-Barcellona al primo che riuscisse a scrivere correttamente il nome di un particolare dirigente della casa giapponese.

Bah, tra il preparare il caffè, leggere le notizie e farmi i cazzi degli altri su facebook, decisi di giocare. Finisce che vinco due biglietti di tribuna rossa per la mia prima partita di Champions League.

Il perfetto mix tra sagacia, tempismo, capacità di ricerca su google. Riassumendo in un’unica parola: culo! 🙂

San Siro è sempre San Siro. L’impatto che ti fornisce l’ingresso in questo stadio, non lo potrai trovare in nessun altro stadio d’Italia (come d’altronde l’audio perfetto al suo interno). Purtroppo andare a vedere una partita di calcio senza tifare una squadra in particolare, è una grande tristezza (almeno in Italia).

Ho visto un Inter non all’altezza, chiusa in difesa per non prendere troppi gol.
Ho avuto la soddisfazione di sentire tanti tanti fischi ad Ibrahimovic (e per chi come me, lo critica da una vita, vuol dire che prima o poi torna tutto).

Non ho ben capito, in mezzo alla borgesia milanese, per quale motivo si dovrebbero spendere 200 e passa euro per entrare in tribuna rossa e poi andarsene a 10minuti dalla fine. Mistero!

Infine un appunto: è inammissibile che io abbia due biglietti di tribuna rossa numerata, arrivi alle 20.30 allo stadio e non ci sia più posto. Se il biglietto è numerato, deve esserci il mio posto libero.
Poi i signorotti del calcio si lamentano delle curve, non mi pare che in mezzo al loro mondo la situazione sia tanto diversa.

Aggiornamento: mi viene chiesto di specificare meglio come sia andata in merito all’assenza di posti.

Giunti in tribuna rossa, si viene accolti da una miriade di steward tutti intenti ad aiutare chi ne faccia richiesta (e tendenzialmente si tratta sempre di donne avvenenti). Dopo aver chiesto dei miei due posti ad almeno 3/4 di loro, mi dicono che oramai il posto era occupato (non si sa bene da chi, non mi pare che i seggiolini siano numerati – al contrario dei biglietti). Fatto sta che veniamo fatti accomodare, sempre in tribuna, nelle poltroncine imbottite con lo stemma dell’inter, in un posto sicuramente non nostro – ma dal quale non veniamo più spostati fino a fine gara.

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Google Chrome 3.0.195.21 proxy Error 0 (net::OK)

Torno oggi da una due giorni milanese (di cui parlerò in altro post) e mi ritrovo il sito della gazzetta dello sport e del corriere della sera, appestati da uno sfondo spot della nuova lancia (roba che non si può proprio guardare).

Tuttavia, non è di questo che voglio parlare, bensì del fatto che la nuova versione di Google Chrome (3.0.195.21) pare abbia dei problemi nel collegarsi ad internet tramite un proxy.

Ogni qualvolta si cerchi di collegarsi ad una qualsiasi pagina web, il browser restituirà il seguente errore:

Error 0 (net::OK)

Il tutto dovuto, pare, al cambio del proxy di default dalla versione 2 alla 3 (prima era WINHTTP ora V8). Per risolvere, basta invocare Google Chrome con l’opzione –winhttp-proxy-resolver

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Tivusat: via libera dell’AgCom

Del paradosso tivusat avevo già parlato in passato.

Si era detto dello strano accordo commerciale intercorso tra Rai, Mediaset (e la sospensione di Matrix e Ballarò per dare spazio alla propaganda credo ne sia un esempio) e Telecom e si era anche detto dell’impossibilità di vedere i canali Rai per gli utenti Sky.

Bene, oggi l’Agcom, Autorità per la Garanzia nelle comunicazioni, ha dato il suo via libera alla piattaforma tivusat.

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Una generazione rovinata

ok, questo è uno sfogo, se non ti va di leggerlo puoi comunque navigare per questo blog.
All’alba dell’estate 2009 le situazioni iniziato a farsi intricate e per molti è tempo di cambiamenti.

Mi sento circondato da una insoddisfatta marea umana; una moltitudine di giovani che nulla sanno del loro futuro; una moltitudine di giovani soggiogati da contratti a progetto che li rendono gli schiavi del duemila e fanno sì che non possano avere un sogno, quel sogno di cui i nostri genitori si sono cibati per poter raggiungere i loro obiettivi (chi più chi meno).

Mi sento parte, sebbene io non condivida questo atteggiamento, di una generazione non disposta a fare sacrifici, una generazione che si crogiola sul non arrivare a fine mese, sul non avere sogni, sul non sapere cosa fare per farsi coccolare e trovarsi a scegliere spesso la strada più facile.

Strappati alle nostre terre, perchè malate del cancro della criminalità organizzata o per uno dei mille altri motivi esistenti, veniamo spediti a mille mila chilometri di distanza da casa. Lontani dalla famiglia, lontani dagli affetti e dagli amici, molti di noi conducono una vita che fa dell’accontentarsi, del non aver ambizioni le due regole madri.

Molti di noi, inspiegabilmente, giunti al bivio cui la vita inevitabilmente ti porta, scelgono di tornare a casa perchè nel focolare domestico credono di trovare la forza per poter andare avanti.

Tristi, vedo tutti tristi ed insoddisfatti. Ma diamine!!
Sentitevi liberi di fare ciò che credete sia il meglio per voi, sentitevi liberi di vivere la vostra vita come meglio potete.

Non fatevi mettere sotto dal sistema; non fatevi schiavizzare; non fate sì che viviate la vita che vi dicono di vivere.

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Siena – Roma: principi di tessera del tifoso

Della tessera del tifoso avevo già parlato in passato.

Recentemente è risalita agli onori della cronaca perchè il ministro maroni (il minuscolo è voluto, ndr) l’ha resa obbligatoria a partire dal 1 gennaio 2010. Si tratta essenzialmente dell’ennesima forma di schedatura, sotto il falso mito del cercare di contrastare i fenomeni di violenza che attanagliano il mondo del calcio.

Succede che la trasferta dei tifosi romanisti a siena era stata vietata dall’osservatorio preposto (come d’altronde anche mantova-reggina, per non si sa quale ragione); la presidente Sensi decide quindi, probabilmente per ingraziarsi i propri tifosi in un momento assai difficile, di garantire in prima persona.

La questura acconsente e fornisce la possibilità di andare a Siena predisponendo la vendita di 1500 biglietti.
Il discorso filerebbe tutto liscio se non fosse che stiamo parlando di trasferta blindata: i tifosi partiranno da roma, saliranno sul pullman preposto e scenderanno direttamente allo stadio di Siena, per poi risalire sul pullman e fare ritorno a Roma senza soste.

Da qui si scatena la protesta degli ultras romanisti, che decidono di non assecondare questo progetto. Protesta che il sottoscritto si sente di condividere.

Nessuno qui vuole dare man forte ai violenti o a chi si reca allo stadio solo ed esclusivamente per fare il teppista. Il discorso è più complesso: lo stato vuole schedarci tutti, quando basterebbe controllare chi compra il biglietto (e questo già avviene) di modo che in caso di DASPO non gli venga concesso di acquistare il tagliando per la partita.

Non si sente il bisogno di un’altra forma di repressione.
Abbiamo accettato i biglietti nominativi e le conseguenti assurdità e difficoltà per acquistarli; abbiamo accettato i tornelli allo stadio e le conseguenti peripezie sia per entrare che per uscire dalle strutture preposte; abbiamo accettato di partire con i nostri mezzi, vista l’impossibilità di realizzare i vecchi “treni dei tifosi”.

Ora è giunto il momento che anche il tifoso faccia sentire la sua voce; tifoso, su cui si regge tutto il sistema calcio. Non è ammissibile calare sempre la testa.

Vogliono schedarci? Lo facciano pure, ma io allo stadio non ci vado più.

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Berlusconi e la battuta del secolo!

ok, leggevo il blog di vittorio pasteris quando mi sono imbattuto in questo video:

http://www.youtube.com/watch?v=-2vTplbvUVc

Un ardito giornalista spagnolo si azzarda a chiedere a Berlusconi ciò che nessun giornalista italiano si era mai preoccupato di domandare prima. Beh, la risposta dura “solo” 10 minuti … Vi consiglio vivamente di saltare le ignominie che dice, fino al minuto 8, quando afferma:

«Credo di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio dei 150 anni della storia italiana»

sarei curioso di sapere cosa pensa Andreotti, che qualcosa dell’italia l’ha vista. Dubito che qualcuno glielo andrà mai a chiedere

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123People.it anche in Italia

Alessio Jacona segnala (su The Web Observer) il lancio di 123people anche in italia – essenzialmente un sistema completo per la gestione della propria reputazione.

Beh e a proposito di reputazione come non cercare Silvio Berlusconi?!
Interessante che l’indirizzo email segnalato da 123people sia satira@silvioberlusconi.com, senza contare il fatto che nella tag cloud associata compare “patrizia” ma mai “politica” – aberrante!!

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Il Daily Mail intervista Noemi

Questo è il link:

http://tv.repubblica.it/dossier/10-domande/la-verita-di-noemi/36489?video=&pagefrom=1

Il video inizia con l’affermazione: “Sono una ragazza italiana”. Si, Noemi, sei una ragazza italiana ed è l’unica verità che hai detto. D’altronde, basta ascoltare il tuo inglese per capire che sei davvero una ragazza 18enne del tutto italiana (ovviamente non commento l’italiano utilizzato durante l’intervista).

Il video lascia adito a parecchie domande; la prima che mi sovviene è: ma ci si può far prendere per il culo così? Hanno intervistato Noemi per …? che titolo ha per essere intervistata? solo perchè chiama berlusconi ‘papi’ ?

Tralascio il fatto che prima sostiene di poter gestire la notorietà per poi lamentarsi della completa assenza di privacy nella sua vita.

Tralascio il fatto che ritenga lo studio importante per poi affermare di essere pronta a fare l’attrice (mitica l’affermazione “mi sono fatta le ossa con un corto” – molto ambigua) e di poter studiare di notte.

Tralascio il fatto che l’intervista è anche un semi-spot berlusconiano dell’italia, per poi dire “adoro l’america” e sottolineare che ambisce ad andare a vivere negli states.

Tralascio tutto, ma voglio sottolineare che il punto più comico e triste di tutta questa farsa è quando afferma “di non sapere cosa sia la paura” … Personalmente la manderei a vivere sotto un ponte, altro che giro in barca, collier di oro e diamanti e feste di 18 anni organizzate nei castelli.

Tutto questo è parecchio ridicolo.

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La consulenza IT nel 2009 (1)

Sabato 6 Settembre 2009, ore 5.22 del mattino. Decido di aggiornare il mio status su Facebook:

Francesco Biacca: ed anche oggi, la giornata lavorativa è terminata … addio mondo

Mi risponde un mio collega, stamattina presto:

Manuel Percussi:se tu guadagnassi in maniera adeguatamente commisurata agli sforzi e alla fatica compiuti, saresti davvero davvero ricco..

Parto da questa affermazione e riprendo altri post scritti in passato.

Mi trovo a vivere a Roma oramai da un anno e mezzo, barcamenandomi tra mille peripezie nella metropoli che tutti noi chiamiamo città eterna. Forse non è la città dove vivrò tutta la vita, forse è solo una fase, una città di passaggio. Fatto sta che mi ci ritrovo e mi sto impegnando per poter raggiungere il mio obiettivo, quello che Milea o Marco chiamerebbero la mia mission.

Eppure è difficile, maledettamente difficile.

Si tratta di lavorare come dipendente, mascherandomi da consulente, di modo che chi di dovere abbia le giuste agevolazioni fiscali.
Si parla di persone e/o società che non pagano regolarmente, ragion per cui ti devi inventare i mezzi più assurdi per poter recuperare ciò che ti spetta. Alcune volte si prova a rateizzare i crediti che si vantano, ma più spesso ci si trova a dover contattare l’avvocato di turno – e semplicemente per poter esser pagati!

Se consideriamo che la mia settimana lavorativa è fatta di 7 giornate (e non 5), arrivo a lavorare oltre 100 ore a settimana (per i dipendenti l’orario sindacale è di 35 ore).
Dico questo non per vantarmi – non ne avrei motivo – ma solo perchè alle volte mi ritrovo qui, nella solitudine del mio monolocale, ascoltando musica, provando una profonda invidia per tutti quelli che si possono concedere un mese di ferie, ritrovandosi spesso a settembre ancora al mare, oppure ancora per quelli che hanno semplicemente il tempo o la “testa” per potersi guardare un film la sera, o uscire per andare a bere un drink.

E’ un fatto di scelte, io ho fatto la mia. Nonostante tutto non mollo.
Ci riuscirò!

ps: chiedo scusa alle persone che ho linkato, ma non sapevo come riferirmi a voi 🙂

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Berlusconi: “povera italia”

Mi collego a Repubblica e leggo questo virgolettato in rosso bold:

BERLUSCONI: POVERA ITALIA, SULLA STAMPA IL CONTRARIO DELLA REALTÀ

dovrebbe iniziare a pensare che, invece di fare il premier, gli si addice di più lavorare a zelig

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Silvio ne fa fuori un altro !!!

Il New York Times di oggi apre con questo titolo: Silvio ne fa fuori un altro.

Trovo scandaloso che in un paese che si ritiene civile, ma che poi civile non è, un direttore di un giornale non possa esercitare la propria professione in quanto “noto omosessuale”.
Magari va un pò a cozzare con la morale ecclesiastica, ma se va bene all’editore del papa, non capisco che problema possano avere Feltri e Berlusconi, se non, forse, quello relativo alle polemiche note pubblicate dallo stesso Boffo sulla poca etica del nostro amato premier.

Parafrasando la cosa, è come se un direttore nero venisse costretto a lasciare il proprio posto perchè … di colore. Questo è razzismo, ma forse in italia non è previsto.

Cose da pazzi, nemmeno Mao credo potesse arrivare a tanto. Rabbrividiamo!!

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Roma e l’AMA specchio dell’Italia di oggi: Andrini a capo dell’AMA

A chi non è di Roma o, comunque, non vive nella città eterna, poco interesserà sapere che sono cambiati i vertici dell’AMA. Forse risulta un attimo più interessante se amministratore delegato diventa un ex-naziskin (e poi sulla parola ‘ex’ bisognerebbe pure discuterne).

Il sindaco Alemanno ha nominato AD di AMA Stefano Adrini, che per chi non lo sapesse è la società che gestisce la raccolta rifiuti in 40 comuni del Lazio. Ma cosa avrà mai fatto il sig. Adrini per nominarsi questa nomina? Non è dato saperlo, se non per il suo curriculum criminale:

condannato a 4 anni e mezzo per tentato omicidio di due giovani di sinistra nel 1989; arrestato per l´assalto a un concerto antirazzista alla Sapienza nel ´94 quando gli sequestrarono in casa «una pistola e un tirapugni»;

  • Detentore del sito web degli Irriducibili della Lazio, gruppo ultras di estrema destra;
  • Condannato a 4 anni e mezzo per tentato omicidio di due giovani di sinistra (1989);
  • Arrestato per un assalto al concerto antirazzista alla Sapienza (1994) – gli sequestrarono, contestualmente, anche una pistola ed un tirapugni

Questa è l’italia. Soldi onestamente non se ne fanno.
Più hai la fedina penale sporca, più hai possibilità di salire nella casta sociale della repubblica delle banane.

via 06blog
via roma.repubblica.it

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