La pausa pranzo

A me è sempre piaciuto vivere al contrario nel corso degli anni: questo vuol dire che sono sempre stato caratterizzato da un fuso orario inverso rispetto a quello di tutti gli altri che mi circondavano.

Vivevo e studiavo/lavoravo durante la notte, dormivo fino al primo pomeriggio per cui, tendenzialmente, la mia giornata si svolgeva con un 6/8 ore di ritardo rispetto a quella di tutti gli altri.

Ultimamente ho dovuto modificare il mio stato vitale … per forza di cose.
Eppure nel corso degli anni ho sempre accuratamente saltato la fase “pranzo”, trovandomi abituato a saltare questo pasto.

Scopro oggi che un ministro, tale Rotondi, di cui io peraltro non conoscevo nemmeno l’esistenza, ha proposto di rendere opzionale la classica pausa pranzo, cui tutti gli italiani sono tanto affezionati.

Inutile dire che il sottoscritto sarebbe sicuramente a favore del saltare la pausa pranzo per uscire un’ora prima dal luogo dove ci si trova, anche perchè sono perfettamente d’accordo che la vera attività inizia durante queste ore.

Peccato che, però, non si consideri che nello stato di schiavitù in cui la maggior parte di noi si trova, questo ‘saltare’ il pranzo verrebbe solo preso come un’ora in più per lavorare.

Produrre, produrre, produrre!

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