Il precariato è una questione di dignità: il caso INPS

Il bagno dell'INPS, via Liszt Roma

Via Liszt 34, Roma.
La foto che vedete qui sopra non è il bagno di uno stadio o uno qualsiasi dei bagni pubblici comunali, noti per la loro “pulizia”.

Quello che vedete qui sopra è il bagno del 5° piano del palazzo che INPS usa per “alloggiare” i consulenti esterni (pagati da noi cittadini).

Erano le 5 di pomeriggio di una qualsiasi giornata di Luglio quando scattai questa foto. Ad oggi la situazione è ancora questa: nei bagni manca (spesso) la carta igienica, manca il sapone, finanche il porta sapone. Le stanze, tuguri nei quali tanti, come me, si sono ritrovati a lavorare, vengono pulite una volta ogni 4/5 mesi – e bisogna pure essere fortunati ed in buoni rapporti con il personale delle pulizie, anche loro poco colpevoli della situazione in essere (pensate che spesso si trovano a lavorare senza prodotti nè buste della spazzatura, trovandosi ad arrangiarsi come meglio possono).

L’INPS e la situazione lavorativa dei suoi consulenti esterni sono saltati agli onori della cronaca mesi e mesi orsono grazie a questa puntata di Report (min 4:24). Da quel giorno, i dirigenti INPS si sono “accorti” che il loro universo era (ed è) costellato da miriadi di società che subappaltano il lavoro dalle grosse aziende che hanno vinto i bandi di gara per la fornitura di servizi.

I dirigenti INPS si diedero, per questa ragione, un codice etico, uno strumento che impose alle società sub-appaltanti la contrattualizzazione e regolarizzazione di tutti quei giovani che lavoravano con contratti a progetto. Nacquero quindi contratti a tempo determinato, rinnovati di 6 mesi in 6 mesi, alla stratosferica cifra di mille euro scarsi al mese (se andava bene) con fuori busta di vario tipo per tentare di pareggiare quello che era il corrispettivo a progetto.

Io ero uno dei fortunati, nel senso che non ho mai riscontrato problemi quali ritardo nei pagamenti o diminuzioni della mia tariffa giornaliera, un pò per la serietà dell’azienda con la quale avevo stretto il contratto di consulenza, un pò perchè lavoravo (e lavoro) a partita IVA, per cui il vantaggio fiscale apportato era innegabile.

La logica di base è che le aziende pongono la questione sul “fare un favore” a far lavorare i dipendenti, per cui non importa se lo stipendio è da fame; non importa se vieni pagato ogni 4/5 mesi; non importa se lavori sabato e domenica o 10/12 ore al giorno, senza che ti vengano riconosciuti i giusti emolumenti.

“Recuperi la giornata”, ecco il motto di queste società, che altro non sono che la nuova essenza dello schiavismo.

Non voglio parlare delle false ispezioni (e del fatto che tutti venissero avvisati almeno il giorno prima dell’arrivo degli ispettori, in modo da poter istruire su cosa dire, in modo da poter pulire prima che vedano ciò che non si deve vedere).

Non voglio parlare di come i dirigenti ed i lavoratori INPS utilizzino i tornelli, passando come portoghesi assieme ai consulenti.

Voglio parlare di precariato e di come sia diventato una questione genetica nei lavoratori.

Pur esistendo delle norme sulla sicurezza ben precise, ho lavorato per due anni in stanze sovraffollate, in stanze dove la gente sedeva sui pc perchè mancavano le sedie, stanze dove i cavi di rete erano “volanti” tra un tavolo e l’altro, dove i cavi dell’elettricità erano scoperti, dove, come già scritto prima, la pulizia era un fattore estraneo alla nostra conoscenza.
Durante i mesi estivi si presentò il problema del caldo asfissiante. I miei ex colleghi decisero di fare una riunione per presentare questa problematica al capo progetto. Non pretesero che INPS o Engineering comprassero i condizionatori (ovviamente assenti), piuttosto di volerlo acquistare ma non avere le giuste autorizzazioni per poterlo far passare dai tornelli, facendolo quindi entrare in stanza

Feci presente che i problemi erano e sono altri, il capo progetto mi promise che ci avrebbero trasferito a Ponte Galeria, sede tecnica della società di consulenza Engineering (ovviamente nulla di tutto ciò si verificò).

Il nocciolo della questione è che su questa proposta ci fu una sorta di sommossa perchè molti espressero la loro preferenza a lavorare in un posto indegno, piuttosto che fare i voli pindarici per poter raggiungere la mal collegata sede di Engineering, rischiando di perdere il posto di lavoro.

Comprensibile, ma non condivisibile.

Ne dedussi che il lavoratore medio (delle nuove generazioni) preferisce lavorare nella melma, accettare proposte di lavoro indecorose, lamentarsi perchè è bello farlo, ma non ha alcuna intenzione di lottare per migliorare le proprie condizioni lavorative.

Ed è qui che nasce il nuovo precariato, quello che grazie all’accordo di Mirafiori entrerà a far parte del DNA di tutti i ragazzi che si affacceranno al mondo del lavoro nei prossimi anni. Ed è qui che le aziende più spregiudicate avranno terreno fertile per aumentare i loro profitti, anche in tempo di crisi.

ps: in questo post voglio menzionare e rendere omaggio a tutti quei ragazzi, pendolari, miei ex colleghi, che ogni giorno affrontano un viaggio come Caserta-Roma, Fondi-Roma, per poter semplicemente lavorare.

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