Giornalismo ipocrita: chiedere scusa all’islam

Negl ultimi giorni sono successe tantissime cose, dall’attentato ad Oslo, al pluri-omocidio sempre in Norvegia, all’apertura delle sedi periferiche dei ministeri al Nord (a cui, però, dedicherò un post apposito).

Vorrei spendere due parole sui giornalisti italiani che hanno confermato per l’ennesima volta, la pessima abitudine di pubblicare notizie senza averne certezza.

Ieri notte, guardando i telegiornali che presentavano le prime pagine dei quotidiani, era tutto un attacco verso l’islam (il sig. Belpietro in primis). Titoloni a tutto spiano, qualunquismo di bassa lega.

Oggi si scopre che l’autore del terribile omicidio in Norvegia è un fondamentalista cristiano. Mi aspetto che adesso, i nostri giornalisti, innanzitutto chiedano scusa all’Islam e a tutti i musulmani italiani (o che vivono sul territorio di questo deleritto paese). Secondo, mi aspetto un attacco serrato verso i cristiani ed il Vaticano che, ricordo, sono millenni che crea guerre, brucia persone, brucia il sapere e chi più ne ha più ne metta!!!

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I segreti della casta di Montecitorio: verità o bufala?

I segreti della casta di montecitorio

Quando ho cliccato “mi piace” sulla pagina di cui tutti parlano, eravamo solo 600 circa. Oggi siamo giunti a quota 189 mila – non c’è male per un weekend di tamtam telematico.

Ed è tutto qui il nocciolo della questione che sta dividendo la blogsfera tra chi crede sia una bufala e chi invece sostiene il fantomatico autore.

Innanzitutto lo fa per vendetta, perchè è stato licenziato. Ci sta, nulla da dire.
Però, cosa ci ha detto di veramente trascendentale, di veramente epocale che non sapevamo già?

Direi nulla.

Prima di trarre giudizi, voglio fare solo un paio di considerazioni:

1. Il fatto che in pochissimi giorni ci siano 190 mila persone che abbiano cliccato “mi piace”, è l’ennesimo segnale che è stufa – e dopo l’ultima mega stangata, forse è il caso che i politici si stiano *molto* attenti;

2. I giornalisti, non avendo di cosa parlare, ovviamente hanno subito ripreso la notizia di questo profilo Facebook – senza appurare se sia vero o meno;

3. Discende dal precedente. Nel caso in cui si dovesse rivelare una bufala, sarebbe servire sul piatto d’argento alla classe politica [vecchia] di questo paese, l’ennesima scusa per dire che internet è un posto insicuro, che bisogna regolamentarlo, bla bla bla

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Google Plus cheat sheet

Simon Lausten ha realizzato questa “cheat sheet” dove si riassumono alcune delle più importanti funzionalità (e sintassi) di Google+:

Google Plus cheat sheet

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socialstatistics: le statistiche su google plus

Con questa mail ricevuta da Boris Veldhuijzen van Zanten, si annuncia il successo dell’iniziativa di Socialstatistics:

What a week! Only 7 days ago did we first launch SocialStatistics.com and it has been one hell of a ride since then! 300,000 unique visitors generated 1,000,000 pageviews on our site, and the servers didn’t even go down.

SocialStatistics si presenta con la top 100 di utenti su Google Plus, ordinati per numero di followers. Fino a ieri, con la presenza di Mr. Facebook in prima posizione, oltre un numerosissimo gruppo di Googlers (Sergey Brin, Larry Page, Matt Cutts), risaltava subito un dato molto particolare: tantissimi utenti avevano un gran numer di followers, ma 0 friends [ed è un discorso legato alla modalità di comunicazione in push).

SocialStatistics è però molto di più: fornisce la possibilità di cercare utenti su google plus, potremo inserire il widget di SocialStatistics sul nostro sito web ma, ancora più importante, mette a disposizione di tutti noi sviluppatori le API per realizzare applicativi che si interfacciano con Google Plus (ed ancora prima che lo abbia fatto Google).

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Google Plus: comunicare in modo push

Logo google plus

Attualmente esistono due diverse tipologie di social network: simmetrici ed asimmetrici.
I social network simmetrici sono quei place virtuali dove due utenti devono essere forzatamente in contatto reciprocamente, affinchè sia possibile farli comunicare. L’esempio più famoso di social network simmetrico è Facebook.

I social network asimmetrici, invece, partono dal presupposto che ascoltare e parlare non siano sullo stesso livello: per questo motivo, un utente può seguire la comunicazione di un altro utente, senza che questi debba per forza di cose fare lo stesso. Questo meccanismo è alla base del funzionamento di Twitter e Friendfeed.

In Google+ (Google Plus) c’è asimmetria, ma un asimmetria un pò particolare: il concetto di cerchie, a pensarci bene, riguarda in particolar modo la comunicazione in uscita (cioè io decido chi può visualizzare quello che io comunico) e non la comunicazione in entrata. Questo vuol dire che l’utente decide di comunicare in modalità push verso gli utenti inseriti in specifiche cerchie.

E’ un meccanismo un pò diverso da Twitter, che comunque resta il place virtuale dove riesco a comunicare meglio e più velocemente.

Come scrive giustamente Roberto Felter sul suo blog:

Twitter è cresciuto perchè è semplice e hai tu la scelta di quello che vuoi ricevere.
Facebook è cresciuto perchè permette di trovare persone di cui non avevi alcun contatto.
Con G+ non puoi fare ne l’uno ne l’altro.

Io credo che Google Plus si avvicini molto più alla vita reale di quanto non facciano Twitter e Facebook, proprio per questa sua modalità di comunicazione che potrei definire ibrida tra Facebook e Twitter.

Ed è anche vincente l’approccio: tutti gli utenti possono comunicare con il team di sviluppo, segnalare bug, segnalare migliorie e vedere cambiamenti giornalieri, e quindi evoluzioni importanti di Google Plus non può che rendere ancora più interessante questo prodotto (che non a caso, secondo le stime di Mashable, ha raggiungo oltre 10 milioni di utenti)

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Google plus: gestione perversa della privacy

A distanza di qualche giorno di utilizzo di Google+ (google plus), inizio a capire meglio come funziona tutto questo meccanismo.

I circle nascondono un funzionamento che è meglio tenere in considerazione, onde evitare problemi:

- se create e pubblicate un post privato con una cerchia di amici, non c’è modo per evitare che ognuno di loro inviti chi vuole a leggere e commentare il post. Ecco l’estratto dalle norme sulla privacy di Google Plus:

È possibile scegliere il destinatario dei contenuti condivisi in Google+. Tutti i destinatari di un post possono essere in grado di vedere alcune informazioni sulle altre persone che lo hanno ricevuto. I partecipanti a una conversazione di gruppo possono visualizzare la cronologia di tale conversazione (inclusi i partecipanti aggiunti alle conversazioni di gruppo nella funzionalità Huddle del cellulare). Inoltre, è opportuno ricordare che quando si condivide un contenuto tramite Google+, chiunque lo riceva potrà condividerlo con altri.

- se taggate una persona in una foto che si trova in un album privato la persona potrà vedere tutto l’album (e se non ho capito male addirittura condividerlo, ma su questo sono ancora parzialmente dubbioso)

Inoltre, le norme sulla privacy di Google+ (molto più stringato di quello di Facebook), contiene alcuni passaggi un bel pò preoccupanti:

Registreremo le informazioni relative all’attività dell’utente, ad esempio i post per cui inserisce un commento e gli utenti con cui interagisce, per ottimizzare l’esperienza di tutti gli utenti con i servizi Google

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Scudetto 2006: un caso tutto italiano

Il caso dello scudetto 2006 scoppiato in questi giorni, in seguito all’incriminazione dell’inter per illecito sportivo, e’ senza ombra di dubbio un esempio pratico del disastro burocratico-decisionale nel quale versa questo paese.

A distanza di cinque anni, si scopre che effettivamente le indagini non furono condotte in modo completo ed esaustivo. Ed allora, se da un lato capisco poco il motivo per cui la procura di napoli si ricorda di collaborare con quella sportiva solo oggi, dall’altro, capisco ancora meno come il destino e la credibilita’ del nostro calcio possa essere nelle mani di personaggi come Abete (lo stesso che voleva puntare sui vivai e poi fa approvare una norma per la quale ogni squadra puo’ acquistare due extracomunitari).

Un fatto indiscutibile e’ che sia la juve che il milan siano state giustamente punite – e ne abbiano pagato le conseguenze fino ad oggi.
Un altro fatto altrettanto indiscutibile e’ che l’inter si e’ arricchitta, sia a livello di palmares, sia a livello economico, grazie soprattutto a calciopoli ed alle condanne alle due societa’ di cui sopra.

Il problema e’ che in un paese dove i cittadini hanno il calcio marchiato a fuoco nel proprio dna, o sei tifoso dell’inter o della juve, o sei di sinistra o di destra, esistono solo fazioni e divisioni; oramai agire con raziocinio, (quindi ammettere certe porcate) e’ diventato una questione di fede.

In tutto cio’ a perderci e’ solo il nostro calcio che fa l’ennesima figura barbina agli occhi dei nostri (piu’ quotati) concorrenti europei

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Google+: prime impressioni su Google Plus

La scorsa settimana ho avuto modo di ricevere un invito al nuovo social network di Google: google+ (google plus).

Google Plus: pagina profilo di Francesco Biacca

E’ ancora molto spartano rispetto a prodotti più evoluti come Facebook; sicuramente, però, ha delle notevoli potenzialità di crescita.
L’approccio comunicativo è profondamente diverso (ma dedicherò a questo aspetto un post a parte) dai social network cui siamo abituati.
La novità più importante è senza ombra di dubbio l’introduzione del concetto di “Circles”, dei micro-gruppi ai quali è possibile indirizzare la propria comunicazione in modo selettivo.

Al contrario di Facebook, c’è un uso smodato di effetti grafici che colpiscono: in primis, la possibilità di aggiungere utenti ai Circles tramite drag&drop (ed è bellissimo l’effetto che viene eseguito una volta che l’utente vi rientra). C’è sicuramente un approccio molto più spinto verso le foto, che vengono presentate con una risoluzione di molto superiore al mondo di Facebook.

Allo stato attuale è ancora chiuso, nel senso che non è possibile invitare persone (google apre i rubinetti spot durante la giornata) – può essere una scelta positiva o meno (ad esempio ha decretato la morte di Wave, assieme ad altri mille motivi) – lo vedremo solo con il passare del tempo.

Per ora, il mio giudizio è sicuramente positivo. Come scrissi tempo fa, su Facebook sento notevolmente la mancanza di un approccio comunicativo di qualità, al contrario di quanto invece riscontro su Twitter (che è molto più calzato sulla mia volontà di comunicare con gli altri).

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