Questa settimana sono stato nella “ridente” Cattolica, paesino tra Riccione e Pesaro ma ancora all’interno della regione Emilia Romagna.
Ero lì per questioni familiari, diciamo, sinteticamente, che un mio parente ha subito un’operazione chirurgica – dopo essere stata in lista d’attesa per 2 anni, ma questo, forse, è un’altro aspetto della faccenda.
Il punto sul quale mi voglio concentrare, è che era previsto che questa operazione potesse essere pagata con il ticket: il sistema ne prevede la possibilità, sulla base del successivo rimborso delle spese mediche da parte della regione di residenza del paziente.
Purtroppo destino vuole che la mia famiglia, alle volte per fortuna, in questo caso per sfortuna, fosse residente in Calabria: ora tutti sanno che la Calabria ha la sanità commissariata e con un buco di qualche spicciolo (miliardi di euro); forse sono meno quelli che sanno che, a causa della sua fama di cattiva pagatrice, i cittadini calabresi non hanno diritto al sistema del ticket come modalità di pagamento, ma devono pagare di tasca propria – preferibilmente cash – almeno nel contesto della sanità Emilia Romagna.
In sostanza, noi calabresi siamo cittadini di Serie A nel momento in cui paghiamo le tasse (che, a livello regionale, sono tra le più elevate), ma diventiamo cittadini di serie B nel caso in cui dovesse capitarci di essere ricoverati in strutture sanitarie esterne a quelle presenti nel nostro territorio di residenza.
se vi state chiedendo che fine abbia fatto nell’ultima settimana … beh, sono stato parecchio impegnato assieme ai ragazzi di EverMind per una grossa prevendita (abbiamo proposto il nostro prodotto ecommerce ad un grosso brand operante nel fashion).
Così come è avvenuto in altre occasioni per altri giornali ciò che appare oggi su Panorama mi è del tutto estraneo e ritengo anzi che sia una cattiva azione. Detto questo è notorio che io non sono mai intervenuto sui giornali da ma direttamente o indirettamente influenzati sul piano proprietario.
Bene, ieri Estiquaatsi ha scritto un commento su questo blog, che ritengo riesca a sintetizzare e riassumere perfettemante la [triste] situazione di tutti i i dipendenti Accenture ed , in generale, di tutti coloro i quali lavorano per grandi aziende di consulenza.
Io ho 30 anni, sono un consulente informatico e non lavoro in Accenture, ma in ufficio ci son tanti Accenture.
E ringrazio il cielo ogni sera dell’esistenza degli Accenture!
vi chiedete come mai?
perchè io OGNI SERA, alle 17.30 dopo aver lavorato duramente 8 ore, vado a casa e mi godo la vita!
(sto con mia moglie, mi son creato una famiglia, vado al cinema esco ecc… ecc.. ec…)
nel frattempo gli accenture sono ancora chiusi in ufficio per chissà quante altre ore (segnando sul timesheet sempre 8 ore)
forse se non ci fossero gli accenture che sgobbano 12/14 ore al giorno non potrei godermi così la vita! Grazie di esistere Accenture!
e buon aperitivo di lavoro, prima o poi ve ne offrirei uno, ma sono troppo impegnato a godermi la vita!
Conclusione: sono tanto contento che esista Accenture, quanto sono contento di non lavorarci
Ieri sera abbiamo visto Fortapasc su Rai1.
Bello e tristemente vero, oltre che attuale.
Non ho molti ricordi di quand’ero piccolo, uno però non riesco a togliermelo dalla testa: vivevo a Reggio Calabria, zona sbarre/gebbione/aeroporto (una sorta di triangolo) e potevo avere non più di 8 anni – tanto che ricordo nettamente che quella mattina dovevo andare a scuola.
Ero in cameretta che giravo come tutti i bambini di questo mondo e stavo per uscire sul balcone: arriva all’improvviso mia madre che, chiudendo in fretta e furia le serrande mi intimò di non uscire fuori.
Lì per lì non capii – solo successivamente mi raccontarono che quel giorno uccisero il fabbro che lavorava giusto sotto casa mia (era legato alla cosca dei Libri se non ricordo male). Era l’epoca della guerra di mafia e nel giro di 6 anni (85-91) morirono oltre 700 persone nella sola provincia di Reggio Calabria.
700 persone sono un’enormità: rivedere ieri le immagini della strage del circolo pescatori, mi ha riportato alla mente quella giornata di tantissimi anni fa.
E successivamente la domanda: ma ne vale la pena? vale la pena morire a 26 anni per poi farsi pure ridere in faccia dagli amici che vivono e non hanno il coraggio di Giancarlo Siani?
La settimana scorsa è partito ufficialmente il progetto EverMind.
Cosa sia, è molto difficile da riassumere brevemente, rischierei di tralasciare qualche aspetto particolare.
EverMind non è una web-agency nell’accezione più stretta del termine, non è un’agenzia di comunicazione o che eroga servizi di social media marketing. E’ tutti questi aspetti ed anche di più.
Il termine più appropriato è co-agency: cosa si intende? non esiste una definizione ufficiale, a noi piace pensarla come un network di freelance che si riuniscono per portare a termine un progetto, per condividere idee e progetti e tanto altro.
EverMind nasce perchè tutti noi sentivamo il bisogno di liberarci dalle gabbie che ci trattenevano dal poter liberamente esprimerci. Nasce perchè vogliamo comunicare ai nostri clienti e a tutti voi, in puro approccio social, che è possibile produrre lavori di qualità elevata senza dover per forza di cose scendere a compromessi.
Non so, a me quest’uomo inizia a fare profonda tristezza (ma sempre meno degli italiani che continuano a calare la testa senza indignarsi davvero – tanto va tutto bene).
Ora è costretto a dire che ha aiutato una famiglia con figli (500 mila euro), perchè non può dire che sapeva di andare a puttane. E non lo può fare, non tanto perchè è reato (e si, andare a puttane non è reato, ma sfruttarle si), quanto perchè sopra ci ha costruito un castello di bugie incredibili negli ultimi due anni (vedi Ruby, vedi la Daddario, ecc. ecc.).
E’ proprio vero che le bugie hanno le gambe corte, dove andremo a finire?
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