Fortapasc

Giancarlo Siani

Ieri sera abbiamo visto Fortapasc su Rai1.
Bello e tristemente vero, oltre che attuale.

Non ho molti ricordi di quand’ero piccolo, uno però non riesco a togliermelo dalla testa: vivevo a Reggio Calabria, zona sbarre/gebbione/aeroporto (una sorta di triangolo) e potevo avere non più di 8 anni – tanto che ricordo nettamente che quella mattina dovevo andare a scuola.
Ero in cameretta che giravo come tutti i bambini di questo mondo e stavo per uscire sul balcone: arriva all’improvviso mia madre che, chiudendo in fretta e furia le serrande mi intimò di non uscire fuori.

Lì per lì non capii – solo successivamente mi raccontarono che quel giorno uccisero il fabbro che lavorava giusto sotto casa mia (era legato alla cosca dei Libri se non ricordo male). Era l’epoca della guerra di mafia e nel giro di 6 anni (85-91) morirono oltre 700 persone nella sola provincia di Reggio Calabria.

700 persone sono un’enormità: rivedere ieri le immagini della strage del circolo pescatori, mi ha riportato alla mente quella giornata di tantissimi anni fa.

E successivamente la domanda: ma ne vale la pena? vale la pena morire a 26 anni per poi farsi pure ridere in faccia dagli amici che vivono e non hanno il coraggio di Giancarlo Siani?

La risposta la lascio a Corrado Alvaro:

La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile

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