2012

2012

Il 2012 è alle porte.
Va via un anno che, al contrario di ciò che sento in giro, è stato intrigante ed appassionante ed ha visto il coronamento di un sogno nella sua parte finale.

Il primo quadrimestre è stato un pò faticoso, iniziare un’attività pura da freelance non è mai semplice, ma sono riuscito a districarmi sufficientemente bene.
Abbiamo perso qualche “pezzo” [importante] per strada, ma assieme a Danilo, Domenico e Marco abbiamo fondato Evermind.

Non posso prevedere il futuro, ma come ho sentito dire all’xmas dinner degli indigeni digitali, ho senza ombra di dubbio trovato un motivo per svegliarmi presto la mattina.

Sono sempre stato piuttosto “dormiglione”, famoso per fare le ore piccole la notte [lavorando], e svegliandomi tardi di giorno. Quando ero consulente in INPS arrivavo sempre fuori orario (diciamo verso le 10), adesso vi sembrerà strano, ma alle 8 sono già in piedi, attivo, già al lavoro – segno che Evermind è ciò che stavo cercando da tempo.

Sarà un anno appassionante, non vedo l’ora che inizi!

Related Posts:

Consulenza: il cliente non ha sempre ragione

Il “mercato” web, da non confondere con il mercato del pesce (molte web-agency hanno ancora qualche dubbio in merito), è in continua evoluzione: sempre più persone capiscono le potenzialità di questo canale di business per cui decidono di realizzare il sito web personale o della propria azienda.

La parte di accounting (passatemi il termine) è molto complessa, perchè se a portarla avanti non è un esperto del settore o anche solo una persona che abbia una certa idea di come funzioni il mondo web, si rischia di “andare sotto” al budget del progetto o di vendere funzionalità molto complesse da realizzare, quindi sotto-dimensionando la rilevanza di ciò che si propone.

Questi sono problemi classici, che però non vogliono essere il tema di questo post.
Voglio piuttosto concentrarmi sulla sottile linea che divide chi fa ciò che il cliente vuole e chi invece riesce nell’intento di fornire una vera consulenza.

Partiamo da quanto scrive Alessandra Colucci sul suo blog:

Se un’organizzazione o un professionista si rivolge a un consulente o a una agenzia è (o dovrebbe essere) spinto dalla consapevolezza di averne bisogno per il fatto che non possiede le competenze necessarie per provvedere da solo a delineare e implementare le opportune strategie per raggiungere gli obiettivi che si è prefissato [esattamente come nel caso di medici e avvocati].

Esistono varie tipologie di clienti; nella mia vita professionale mi sono interfacciato con almeno due di loro:

i clienti che pensano di saper sviluppare un sito perchè in passato hanno usato Dreamweaver o FrontPage e quindi si sentono in diritto di mettere bocca su tutto;
i clienti che tirano sul prezzo di ogni singola virgola;

La prima tipologia è quella più pericolosa, perchè saccente e presuntuosa; una tipologia di persone/clienti che credono di poter decidere cosa sia meglio o peggio senza ascoltare il consiglio di chi lo fa per professione. Un po’ come quando si va da un medico, riceviamo la ricetta per delle pillole per il mal di testa e di nostra sponte decidiamo che lo stesso mal di testa sia provocato da altro, per cui assumiamo medicine che, magari, si rivelano veleno.

La seconda tipologia, invece, è quella che non capisce che creare un sito web o una web application, non è nelle capacità di tutti. Noi siamo gli artigiani del duemila: affidarsi alle web agency che vendono siti web a 500 euro o agli amici che te lo fanno gratis, è un pò come comprare la cucina in quei mobilifici sotto marca dell’Ikea.

In entrambi i casi, per la troppa foga di vendere o per la poca personalità/esperienza nel far capire al cliente quale sia la strada migliore da seguire, rischiamo di perdere il nostro ruolo di artisti/artigiani, in favore di uno status che potrebbe diventare anche controproducente. Difatti la domanda da porsi è: una volta terminato il lavoro, è degno dell’immagine della mia azienda o della mia attività da freelance?

Se la risposta è no, beh, allora abbiamo fatto davvero un pessimo lavoro.

Related Posts:

La crisi

Ieri mi sono concesso un’ora in giro, all’aperto, non lo facevo da chissà quanto tempo (ed oltretutto mi è pure sembrato strano farlo).
Comunque, girando per le strade di san lorenzo di giorno, c’era la banda che suonava, le bancarelle, c’era una moltitudine di gente e di venditori (la gran parte, ovviamente, non italiani).

Beh, mi ha colpito che sentivo molti lamentarsi delle pensioni, della scelta di monti di posticipare la data di pensionamento.
Mi ha colpito vedere bancarelle di italiani con cartelli del tipo “questo negozio sta chiudendo a causa di monti”.

Domanda, forse banale: ma dov’erano queste persone negli ultimi 20 anni? Dormivano? Adesso la colpa è di Monti – lungi da me difenderlo, ma gli italiani dovrebbero imparare ad aprire un pò gli occhi

Related Posts: