Un caro amico su msn:
ciccio la gente non parla…trama
(g.m.)
Un caro amico su msn:
ciccio la gente non parla…trama
(g.m.)
non c’e’ da restare amareggiati, solo sorpresi dalla pochezza degli uomini
L’indole calabrese è troppo proverbialmente conosciuta: fervida, iraconda, testarda.
Nessun ingegno eguaglia quello del calabrese.
Nessuno è più inesorabile di lui, non v’è vendetta che alla sua si rassomigli.
I calabresi non dimenticano e non perdonano.
Occorre, però, dire dell’ospitalità.
L’ospitalità calabrese ha veramente dell’ideale e del sublime; essa è la prima e la più venerata delle sue religioni; dopo questa vien quella dell’amicizia.
Fiero del suo io, il calabrese è poco devoto, poco cordiale, giammai rassegnato: egli cede, ma non si costerna, finge di deporre il suo pensiero, ma per tornarvi a miglior tempo.
Neppure i grandi tremuoti valgono a fargli abbandonare la sua stanza e i suoi disegni.
La sua taglia, generalmente è mezzana, l’agilità grandissima, bruna e contratta la fisionomia, nero l’occhio e scintillante.
Aspro ai modi, inciso alla favella, vorrebb’essere compreso senza parlare, ed a volo e perfettamente obbedito e secondato: alla seconda parola, al primo mancamento, il sangue gli bolle e la bile si altera e stravasa
“Governare gli italiani non è difficile. È inutile.”
Ogni giorno che passa, mi convinco che sia sempre più vero.
siamo nessuno gestiti da nessuno
Peppe
In questo post voglio raccogliere le migliori dichiarazioni rilasciate da Mourinho (mi astengo da ogni ulteriore commento - a meno di casi eclatanti). Aiutatemi anche voi
Inizio io con qualche chicca:
2. non sono nove, ma 11, e con gli sponsor arrivo a 14 milioni
5. Sappiate che il calcio italiano non mi cambierà mai, né come persona, né come allenatore
UN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI
DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI
DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI
Futures made of virtual insanity now
Always seem to be governed by this love we have for
Useless, twisting, of the new technology
Oh now there is no sound, for we all live underground
Leggo e riporto:
Spett.le Redazione Sportiva di Sky,
Alla c.a. del Sig. José AltafiniMi presento subito, sono Gigi Miseferi, l’attore della Compagnia del Bagaglino di Roma con la quale ho appena terminato la trasmissione televisiva del sabato sera su Canale 5 “E io pago!”.
La mia premessa non ha uno scopo narcisistico ma il nocciolo della questione che mi permetto di sottoporre alla Vostra cortese attenzione è contenuto proprio nel titolo della trasmissione di cui sopra “E io pago!”, proprio così pago l’abbonamento a Sky, anzi due abbonamenti!!!
Sono un portatore sano di “Calciofilia” al punto da conoscere a memoria numerose formazioni di svariate squadre da quelle di club alle nazionali fino a quella del Camerun di Spagna ’82 (a prova di Almanacco), insomma amo il Calcio.
Ma ho un grave “difetto”, sono tifosissimo della Reggina e proprio per questo oggi dopo il pareggio della mia squadra per 2-2 a Parma sono arrabbiatissimo poiché sono sempre stato contro la teoria del complotto ma davanti all’ennesima rapina non riesco a pensare ad altro! Il problema è che probabilmente abbiamo sorpreso “qualcuno” con il nostro rendimento e quel “qualcuno” pensava che la penalizzazione ci avrebbe affossati sin dall’inizio ed invece siamo ancora in corsa per non scivolare in B e allora cosa fa quel “qualcuno”? Ci taglia le gomme per non farci correre, ci stacca la spina per non farci splendere e ogni settimana, sempre quel “qualcuno” ci manda un sicario non un arbitro e così dai e dai ci spinge sempre più nei bassifondi della classifica ed infatti eccoci qua ad assistere passivamente all’ennesima ingiustizia, a mandare giù un altro boccone amaro! Ma se oggi a questo si somma il commento “contro” da parte del sig. Altafini che stimo e seguo in qualità di commentatore sin dagli albori della Pay TV nel nostro Bel Paese, che nella parte finale della gara non aspettava altro che il pareggio non capisco per quale strano meccanismo di Par condicio visto che non ci si è soffermati più di qualche fotogramma sul gol con il pugno di Budan che considero un gesto antisportivo ancor di più se avviene a pochi giorni dalla passerella di calciatori e dirigenti che recitavano i buoni propositi di cambiare “questo mondo” dopo la tragedia di Catania e ciò oggi nessuno l’ha commentato durante la telecronaca.
E allora per me tifoso Reggino, il danno subito si trasforma in beffa e ciò non lo posso accettare poiché fino a prova contraria eguale valore hanno gli Euro spesi per il canone mensile di Sky dagli abbonati Ducali e quelli spesi dagli abbonati dello Stretto sponda Reggio Calabria.
Vi dimostro la stima e l’ammirazione che nutro nei confronti del sig. Altafini perché conservo i suoi commenti come fossero “Vangelo” ed infatti ricordo che la sua “Parola” durante un incontro, commentando un palo colpito da un attaccante, recitava così: “Non chiamiamola sfortuna perché nel calcio la sfortuna non esiste si tratta solo di precisione”. Totalmente d’accordo con Lui.
Però nel corso del match odierno il mitico Altafini commentando un colpo di testa dell’attaccante del Parma che solo davanti alla porta della mia squadra sparava alto, domandava: Che Santi deve avere la Reggina per non subire un gol così?”
Quindi Le chiedo Magico José, cosa le ha fatto cambiare idea visto che fino ad ieri per Lei il calcio doveva sottomettersi anch’esso alle “leggi della fisica” ed invece, oggi, improvvisamente, sempre secondo Lei è gestito da una “lobby” di Santi che proteggono questo o quel club? Ma alla domanda mi permetto di aggiungere una considerazione: Purtroppo credo che i Santi da Lei citati non tuteleranno la mia Reggina da quel “qualcuno” che ha già deciso in agosto di penalizzarci, facendo finalmente luce sul marcio nel mondo del pallone e scoprendo così che è la Reggina il male del calcio con tutti i suoi scudetti ed i trofei “rubati” in Italia e in giro per l’Europa e che adesso deve restituire alla comunità pallonara con gli interessi!
E allora egregio sig. Altafini visto che contribuiamo anche noi di Reggio Calabria a nutrire il Suo conto in banca La invito ad essere più coerente negli interventi perché si ricordi che non solo “la legge è uguale per tutti” ma anche il canone mensile di Sky! “E io pago!”.Con stima
Gigi Miseferi
(via strill.it)
Prendo spunto dalla degenerazione della discussione (potete leggere qui, qui e qui) tra Marco e Davide, nata dal post sulle mie personalissime considerazioni sui fatti avvenuti dopo Catania-Palermo, per riportare una toccante lettera scritta da un ragazzo rimasto orfano del padre, ucciso dalla ‘ndrangheta nel giugno del ‘90. Credo che, sebbene sia molto lunga, valga la pena di leggerla perchè descrive appieno e senza ipocrisia la realtà nella quale sono cresciuto.
Mi chiamo Gabriele S. Ho 17 anni. Dal 23 giugno del 1990, la peste sociale che ammorba la città di Reggio Calabria mi ha fatto entrare a far parte, travolgendomi, di una categoria purtroppo in continua espansione: quella degli orfani resi tali dalla mafia.E ho usato il termine categoria, pur sapendo che sarebbe stato più appropriato dire "paria".
Sarà probabilmente inutile, infatti, cercare di spiegare come l’uccisione del proprio padre possa cambiare il modo di vivere di un ragazzo, specie se questa azione viene perpetrata secondo gli schemi disgustosamente vili dell’agguato a sangue freddo, schemi del resto che si adattano alla perfezione a chi crede di possedere poteri e diritti superiori a quelli degli altri cittadini per il solo fatto di essere un cultore della prepotenza, sottoclasse della codardìa; ma bisogna sempre parlare di una realtà, e soprattutto di una realtà come questa.Anche se può sembrare strano, non è il puro mutamento dell’esistenza, non ì l’inevitabile cambiamento del modo di porsi di fronte agli altri a determinare la morte sociale di chi ha vissuto o vive un’esperienza come la mia: l’aspetto più tremendo e l’acquisizione della capacità di vedere la realtà "normale" con occhi diversi, di essere costretti a ricondurre ogni più piccolo particolare notato all’esistenza del grande nemico, di comprendere, improvvisamente, come tutta la nostra esistenza nella nostra città sia stata in realtà un continuo confrontarsi con i diversi aspetti della mafia. Si comincia da piccolissimi: si è subito vittima di un perverso meccanismo che tende a rovesciare i valori, isolando chi parla di progresso, di lavoro, di impegno, e facendo assurgere al ruolo di protagonista chi commette azioni, anche minime, contro la legalità.
Questo processo, nascosto e non dichiarato nelle zone più "pure" della città, diventa manifesto nei quartieri "a rischio": invito chiunque a trascorrere una giornata alla scuola media inferiore di Archi, e ad osservare le prove di "coraggio" alle quali la maggior parte dei bambini (perchè tali sono) viene sottoposta da miniboss undicenni. Poi, ovviamente, con l’età adulta arriva anche la consacrazione dell’"adeguiamoci": la raccomandazione, il favore del compare ed i panegirici vari diventano consuetudine, abitudine, normalità.
Comprare il giornale ogni mattina per sapere "quanti ne hanno ammazzati", un intrattenimento puro, tanto "noi da queste cose siamo fuori".E’ logico, e normale che un imprenditore come mio padre venga eliminato al più presto: figura ampiamente scomoda che può alterare il regime delle cose, una volta, ovviamente, che lo si è adeguatamente sfruttato mediante un’altra delle storiche prodezze, quella del taglieggiamento. E intanto noi soffriamo: soffriamo nel vedere la gente proclamare che in Calabria la mafia non esiste, soffriamo nel guardare i quadri di ottimismo dipinti da artisti nostrani che occupan importanti poltrone, soffriamo per l’abbandono dello Stato, presente con tutte le sue armi quando si tratta di rifocillare le proprie casse, ma che per il resto si affida completamente al coraggio impotente di pochi pionieri. No, non sono queste le strade da percorrere: la mafia esiste,e non è semplicemente un’organizzazione criminale, non è la sola mano autrice dei delitti, dei soprusi, dei diritti calpestati. E’ uno status culturale, una presenza costante ed indelebile a livello sociale, e coinvolge tutte le funzioni della città ad ogni livello: ogni vittima, ogni nuovo crimine commesso da questa entità non è, soprattutto non deve essere, trasformato in una questione isolata, in un "non è successo a noi". Un singolo omicidio è una sconfitta dell’Istituzione, ma anche del singolo cittadino, e il continuo scrollarsi di dosso ogni responsabilità, o l’accettare passivamente una situazione perchè "si sa come vanno le cose", corrisponde ad una tacita ma piena accettazione del fenomeno mafia.
Mi rendo purtroppo conto che se di questo fenomeno non si sono saggiati i tremendi effetti, non si può comprendere a fondo cosa vuol dire essere vittime. Oltre alla prima condana, quella di sentire ovunque la presenza maledetta, la nuova coscienza acquisita ce ne porta molte altre.
In sostanza, il delitto è che noi orfani della mafia moriamo insieme ai nostri padri: possiamo anche metterci tutta la nostra volontà, possiamo cercare di combattere, come spesso ci sentiamo ripetere (ma contro chi, vorrei dire io, e soprattutto con quali armi? Siamo troppo deboli), ma non possiamo mai uscire dalla nostra tragica realtà; nove volte su dieci non sappiamo nemmeno perchè è morto nostro padre, abbiamo visto la polizia solo una volta, il giorno dell’omicidio, siamo sottoposti agli atteggiamenti sospettosi di tanta e tanta gente che ragiona secondo gli schemi "se l’hanno ucciso qualcosa l’avrà fatta", dobbiamo aver paura anche di cercare conforto presso quei pochi che si dimostranon nostri amici, perchè potrebbe succedere qualcosa anche a loro: io stesso, prendetela come affermazione paradossale, falsa o come volete, mi ritrovo a volte a pensare che in fondo sono stato fortunato, che questa guerra civile (perchè tale è) ha creato orfani ben più giovani di me, ha disgregato totalmente intere famiglie trascinandole verso la rovina irreversibile.
Già mi ritrovo a pensare a me stesso, dopo anni di studio, di progetti e di sogni per l’avvenire, come ad un essere la cui esistenza è totalmente nelle mani di altri,che sono magari di gran lunga inferiori, sotto tutti gli aspetti. Si capisce come restiamo confusi, a metà tra l’irato e il rassegnato quando sentiamo parlare di miglioramento delle condizioni di vivibilità della città o dell’esercitazione dei diritti del cittadino: alla persona che più avevamo cara al mondo è stato sottratto il diritto fondamentale ed elementare, ovvero il diritto alla vita! E se all’amore verso il padre si aggiunge la stima verso l’uomo, se quella stessa persona che è stata crivellata di colpi era anche il nostro modello ideale, come si può pensare allora a oi come a delle persone che possono condurre una vita normale, o comunque come l’avevamo sognata? Ed i mille interrogativi che ci assillano continuamente, restare, continuare, fuggire, cercare di comprendere, soccombere, come possiamo toglierli dalla nostra mente? Certo, qualcuno dice che siamo sciocchi: basta riempire i moduli per il pagamento della tassa di successione, e poi si vedrà.
Del resto è l’unica risposta che ci viene fornita, nella quasi totalità dei casi …Abbiamo perso, dunque?
Verrebbe da dire di si. Ma i segni di una silenziosa, tangibile voglia di riscatto nella nostra città ci sono. Ritengo positivo, ad esempio, ogni momento di discussione sul problema, anche inconcludente, basta che generi interesse, perchè non è mai inutile parlare di mafia in una città che spesso non il coraggio di confessare di essere sottomessa a quest’ultima. E pensare che questo dovrebbe essere solo il primo passo.
Gabriele S.
(’Ndrangheta, fiction, storia, memoria, Figli di Boss. Salvatore Paolo Putortì - Edizione: l’Inchiesta (mensile di cronaca))
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle ‘i’
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
It’s a little bit funny this feeling inside
I’m not one of those who can easily hide
I don’t have much money but boy if I did
I’d buy a big house where we both could live
If I was a sculptor, but then again, no
Or a man who makes potions in a travelling show
I know it’s not much but it’s the best I can do
My gift is my song and this one’s for you
And you can tell everybody this is your song
It may be quite simple but now that it’s done
I hope you don’t mind
I hope you don’t mind that I put down in words
How wonderful life is while you’re in the world
I sat on the roof and kicked off the moss
Well a few of the verses well they’ve got me quite cross
But the sun’s been quite kind while I wrote this song
It’s for people like you that keep it turned on
So excuse me forgetting but these things I do
You see I’ve forgotten if they’re green or they’re blue
Anyway the thing is what I really mean
Yours are the sweetest eyes I’ve ever seen
Non c’è cattivo più cattivo,
di un buono quando diventa cattivo
Che non si muore per amore
è una gran bella verità
perciò dolcissimo mio amore
ecco quello quello che
da domani mi accadrà
Io vivrò senza te
anche se ancora non so
come io vivrò
senza te
io senza te
solo continuerò
io dormirò
mi sveglierò
camminerò
lavorerò
qualche cosa farò
qualche cosa farò
sì qualche cosa farò
qualche cosa di sicuro io farò
piangerò
io piangerò
E se ritorni nella mente
basta pensare che non ci sei
che sto soffrendo inutilmente
perchè so io lo so
io so che non tornerai
Senza te
io senza te
solo continuerò
e dormirò
mi sveglierò
camminerò
lavorerò
qualche cosa farò
qualche cosa farò
qualche cosa farò
qualche cosa di sicuro io farò
piangerò
sì io piangerò
io piangerò
Io piangerò
Io piangerò
Sorry
Is all that you can’t say
Years gone by and still
Words don’t come easily
Like sorry like sorry
Forgive me
Is all that you can’t say
Years gone by and still
Words don’t come easily
Like forgive me forgive me
But you can say baby
Baby can I hold you tonight
Maybe if I told you the right words
At the right time you’d be mine
I love you
Is all that you can’t say
Years gone by and still
Words don’t come easily
Like I love you I love you
I’m sitting here in the boring room
It’s just another rainy Sunday afternoon
I’m wasting my time
I got nothing to do
I’m hanging around
I’m waiting for you
But nothing ever happens and I wonder
I’m driving around in my car
I’m driving too fast
I’m driving too far
I’d like to change my point of view
I feel so lonely
I’m waiting for you
But nothing ever happens and I wonder
I wonder how
I wonder why
Yesterday you told me ’bout the blue blue sky
And all that I can see is just a yellow lemon-tree
I’m turning my head up and down
I’m turning turning turning turning turning around
And all that I can see is just another lemon-tree
I’m sitting here
I miss the power
I’d like to go out taking a shower
But there’s a heavy cloud inside my head
I feel so tired
Put myself into bed
Well, nothing ever happens and I wonder
Isolation is not good for me
Isolation I don’t want to sit on the lemon-tree
I’m steppin’ around in the desert of joy
Baby anyhow I’ll get another toy
And everything will happen and you wonder
I wonder how
I wonder why
Yesterday you told me ’bout the blue blue sky
And all that I can see is just another lemon-tree
I’m turning my head up and down
I’m turning turning turning turning turning around
And all that I can see is just a yellow lemon-tree
And I wonder, wonder
I wonder how
I wonder why
Yesterday you told me ’bout the blue blue sky
And all that I can see, and all that I can see, and all that I can see
Is just a yellow lemon-tree
… dovevi proprio vivere male con me per "scappare" a quel modo …
I was so high I did not recognize
The fire burning in her eyes
The chaos that controlled my mind
Whispered goodbye and she got on a plane
Never to return again
But always in my heart
This love has taken it’s toll on me
She said goodbye too many times before
And her heart is breaking in front of me
I have no choice cause I won’t say goodbye anymore
I tried my best to feed her appetite
Keep her coming every night
So hard to keep her satisfied
Kept playing love like it was just a game
Pretending to feel the same
Then turn around and leave again
This love has taken it’s toll on me
She said goodbye too many times before
And her heart is breaking in front of me
I have no choice cause I won’t say goodbye anymore
I’ll fix these broken things
Repair your broken wings
And make sure everything’s alright
My pressure on her hips
Sinking my fingertips
Into every inch of you
Cause I know that’s what you want me to do
Rigiro una mail geniale che mi è arrivata oggi!!
(i bold sono mie sottolineature)
Ora ho 4 anni di tempo per tirarmela di fronte al mondo.
E comincio così.I tedeschi hanno ragione, siamo dei PARASSITI, hanno ragione anche i cugini francesi, siamo MAFIOSI.
Siamo Italiani, nel bene e nel male.
Però, quanto meno:
non abbiamo nomi da froci come TIERRI’, FRANSUA’, ANTUAN. non abbiamo impronunciabili nomi da nazista come LOTAR, GUNDAM, CRASFGRANDAR. non abbiamo baffi biondi da tamarro, non portiamo il pane sotto le ascelle mentre camminiamo perchè non è igienico.
non mettiamo i sandali con le calze perchè fanno cagare.La nostra cucina non sarà NUVELL, ma almeno le porzioni sono umane, e non da canarini.
anche noi abbiamo buon vino e buona birra, ma non scassiamo le palle al mondo sostenendo che siano i migliori.Non abbiamo i coprivolante delle macchine in peluche.
Saremo anche PARASSITI, ma ogni estate non occupiamo la toscana o la riviera romagnola
pretendendo di trovare Wurstel e Crauti in spiaggia o i cartelli stradali bilingue.Le nostre donne (nella maggior parte dei casi) non hanno acconciature tardo-anniottanta o
ossigenature paura da pornodive, e da noi la permanente è oramai fuorilegge, così come gli slip ascellari.I nostri giocatori sputano, è vero, sfottono, è vero, giocano duro, è vero, però non tirano testate, e se lo fanno
a nessuno viene in mente di premiarli come migliori giocatori di un torneo.Se uno dei nostri giocatori prende 5 giornate di squalifica per una gomitata, non gridiamo allo scandalo, anche se la televisione che lo ha ripreso non è ufficiale.
Al limite uno tira una bestemmia, ed è finita lì.Non ce la tiriamo con tutto il mondo per una torre di ferraglia rugginosa.
Quando un italiano va in un altro paese, tempo sei mesi e impara la lingua.
Quando un fottuto tedesco viene in Italia, e mangia in italia, e guida una Ferrari per sei anni, impara l’inglese(!).
Platini, LE RUA’, era sì francese, ma giocava in italia, Zidane, L’IMPERATUR, è si francese, ma è esploso in Italia,
Thierry ha giocato in Italia, Vieira pure.La domanda è:
c’è qualche francese che è capace di imparare a giocare a calcio senza venire in Italia?Quando noi perdiamo ai rigori si chiama SFIGA.
Quando vinciamo si chiama VENDETTA.
E ha un sapore buonissimo.
La pizza è nostra.
E’ buonissima e ce la invidia tutto il mondo.L’OMELETTE è solo una cazzo di frittata.
Vuoi mettere un wurstel con una soppressata calabra?!
Potrei andare avanti all’infinito.
Le differenze socio-culturali sono moltissime.
Anzi, direi che come giochino potremmo inventarne sempre di nuove aggiungendole alla lista.
Ma per adesso va bene così.E’ solo l’inizio.
Abbiamo altri 4 anni per fare quello in cui noi italiani siamo davvero e senza ombra di dubbio gli indiscussi Campioni del Mondo:
PRENDERE PER IL CULO!!!!
FORZA AZZURRI!!!!!!!!!
Grazie Laura
Sono io come stai
ti telefono da qui
qui da una
camera d’albergo
scusa se è da un po’
che io non ti chiamo più
ma sai, sai già come son fatto
io però ti penso spesso
fortemente come adesso
io sto bene come no
ho mangiato dei panini
e sto riposando un po’
il lavoro va così
tutti dicono
c’è crisi
ma io, io non mollo no
non ti devi
preoccupare
ormai mi so arrangiare
stai tranquillo
non frequento
quelle che chiami brutte compagnie
ne sto lontano
dai lo sai che sto attento
ci sono in
giro certe malattie
ma sì, sì che guido piano
tu dimentichi che sono
ogni giorno un po’ più uomo
e quand’è che ritorno
forse un salto a fine mese
ma sai dipende
ti dirò sono un po’ a corto
ho avuto delle spese ultimamente
non è il caso che ti scaldi
io non butto vai i miei soldi
sì però dagli un taglio
con le prediche se no
io metto giù
anche tu se non sbaglio
quando avevi la mia stessa età
chi ti teneva più
e non dire altri tempi
coi tuoi soliti esempi
questo qui è il mio tempo
che ti piaccia oppure no
è la mia vita
e io vado
fino in fondo
la mia strada seguirò
io no, non ho
chiuso la partita
tu mi hai chiesto di capirti
ora io lo chiedo a te
non so più che cosa dirti
ci vediamo ciao, ciao pà…
No man’s knowledge can go beyond his experience
Sondaggio
Vergogna
Università e mondo del lavoro