Eppur si muove: proteste precarie

Ieri sono successi due fatti molto interessanti: ovviamente i giornali (repubblica in primis) si sono guardati bene dal pubblicare i video integrali, concentrandosi, più che altro, sui fatti che hanno riguardato il ministro Brunetta.

Inutile riportare la cronologia dei fatti, esiste del materiale video che attesta tutto.
Voglio però spendere due parole su quanto avvenuto. In primis, si dimostra che la nostra classe dirigente è vecchia, parassitaria, e non ha per niente capito cosa siano i social network ed i nuovi canali di comunicazione (d’altronde si parla ancora di guardare i video sulle cassette, nell’epoca dei blu-ray). E’ una classe politica presuntuosa, aggressiva, oligarca, non propensa all’umiltà nè tantomeno ad ammettere l’errore (e questo vale sia per il PDL, sia per il PD, considerato che il suo segretario Bersani sono giorni che millanta di aver vinto il referendum – ed è una cosa vergognosa).
Secondo: il comportamento del ministro si commenta da solo, si dovrebbe dimettere e, visto che ci siamo, dovrebbe essere esposto in piazza al pubblico ludibrio. Questo perchè il popolo è stufo di essere preso in giro, di non avere stabilità; siamo stufi di essere precari.
Infine, forse mi fa più tristezza di tutti quella ragazza all’ingresso del Macro che dice ai precari “io sono la responsabile della logistica di questo evento” – e poi si dimena nel gridare “ma che fate? così non risolvete nulla” .. ed è questo il male peggiore dell’italia: tutte quelle persone asservite che non capiscono che i precari sono il primo caso, il primo esempio, di ciò che saremo tutti noi domani … la Grecia!

Stracquadanio, politico PDL, commenta i social network:

e visto che il sig. Stracquadanio parla di Brunetta come di un amico, ecco cosa ha combinato il nostro ministro:

ed ecco come il ministro stesso commenta i fatti e le proteste (non posso non dire che ha una visione tutta sua della realtà):

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  • Francesco concordo pienamente con te e con tutti coloro (precari o meno) che si sono indignati (stato personale ultimamente molto ricorrente).

    Proporrei di non aggiungere altri commenti nello specifico al comportamento, alle frasi e alle idee espresse dal Ministro Brunetta. Piuttosto riflettiamo su quelle sue opinioni che ripetutamente nel tempo ha espresso in differenti luoghi.
    L’opinione sostanziale del Ministro è che: “i precari si lamentano troppo e solo. Mentre dovrebbero rimboccarsi le maniche e fare anche i lavori più umili e semplici, perchè non è vero che di lavoro non ce n’è, ma potrebbero benissimo raccogliere cassette nei campi, lavorare nella nettezza urbana e via discorrendo.”
    Questo discorso ha una valenza generica che però lascia il tempo che trova. Se facciamo 1 passo ulteriore nella riflessione pensiamo: se una persona si laurea in una disciplina specifica è suo diritto trovare e cercare un lavoro consono alla sua preparazione, alla sua cultura, che possa rendergli la soddisfazione e la sussistenza necessaria a vivere come minimo dignitosamente. Ora, se passa l’idea, come quella che vuole far passare Brunetta, che chi ha tanto studiato e tanto si è specializzato, debba alla fine lavorare di braccia e di muscoli senza applicare l’ingegno del suo cervello, la società civile e lo Stato sono destinati a una lenta morte con conseguenza mediocratizzazione di tutti. Non solo: a questo punto ne consegue che sarebbe inutile studiare, laurearsi, specializzarsi tanto il lavoro che si potrebbe fare sarebbe quello che tutti potrebbero fare (con l’unica differenza della resistenza fisica personale di ognuno di noi). In questo stato di cose non ci sarebbe nessuna crescita nè dell’individuo nè della società a cui appartiene: il primo non cresce perchè non si evolve, la seconda non riceve nulla delle nuove conoscenze dell’individuo.
    Ma, poichè la società deve aumentare il suo sapere, quantitativamente e qualitativamente, è anche dovere (e non solo diritto) dell’individuo che ha assunto una conoscenza approfondita di una delle branche del sapere, e quindi di cercare un lavoro consono alle sue qualità, alle sue conoscenze e alle sue competenze.
    Quindi si può a ben vedere che l’opinione ricorrente di Brunetta non regge: non c’è nulla di male che un ragazzo cerchi un lavoro per il quale ha studiato, che non cerchi invece un lavoro più semplice che non richieda conoscenze elevate come quelle per le quali ha studiato; non solo è un suo dovere agire in questo bene per il suo bene e soprattutto per quello di tutta la società: cioè noi tutti, lui compreso. Altrimenti la società italiana, se fossero tutti delle stesse idee di Brunetta, sarebbe destinata a non elevarsi mai e lentamente morire.

    p.s. “Sfiduciamo Brunetta” –> http://letteraviola.it/2011/06/sfiduciamo-brunetta-firma-la-petizione/

    Luca