Reggio Calabria: una città [metropolitana], un perchè.
Vittorio mi segnala che è stato istituito il volo Reggio Calabria – Parigi e che avrei potuto leggerne di più sul sito aeroportorc.
Si tratta di un volo settimanale, fissato nella giornata di lunedì, 8.30-11 la partenza, 11.45-14.10 l’arrivo.
Seppur essendo inesperto in materia aeroportuale, posso affermare che l’Aeroporto dello Stretto è chiuso da due aeroporti internazionali come Lamezia Terme e Catania, oltre che afflitto da evidenti problemi strutturali (basta osservare che gli aerei all’arrivo passano sopra case abitualmente abitate da reggini).
E’ un aeroporto che negli anni ha subito le angherie di questo o quel signorotto politico, di questo o quel dirigente Alitalia che per [assurde] ragioni commerciali ne hanno impedito lo sviluppo da sempre. Non capisco, in questo caso specifico, cosa possa servire andare a Parigi per un reggino che, mediamente, cerca le rotte verso Roma/Milano e Torino/Bologna.
Non avrebbe avuto più senso potenziare, quindi, i voli verso Milano o Roma invece che pseudo trafficati voli verso la capitale francese?
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Alitalia è un buco nero – si sa.
Oggi sono partito da fiumicino e, a parte le solite storie all’aeroporto, ho fatto attenzione al personale Alitalia. Notavo una tendenza molto meno cordiale, rispetto agli altri operatori del settore. Ma soprattutto: perchè mettere 4 unità, tra hostess e steward, su un volo di linea nazionale? (Le altre compagnie, anche su voli internazionali – vedi ryanair – ti offrono 2 unità). E si lamentano che stanno fallendo …
ps: spero che con il regalo dell’Expo a Milano, la famiglia Moratti nella persona di Letizia, Berlusconi, Prodi e tutti i loro compari, la smettano di giocare su quest’argomento … pia illusione eh?
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Oggi ero di passaggio all’aeroporto di Fiumicino con destinazione Reggio Calabria. Il volo partiva dal terminal C per cui, ho attraversato i controlli di sicurezza che lo dividono dal terminal B. Visto che avevo un pò di tempo, ho deciso di prendere qualcosa da mangiare ed una bottiglietta d’acqua: non l’avessi mai fatto!
Giunto ai controlli di sicurezza mi viene intimato di lasciare la bottiglietta d’acqua (ancora piena per metà, o vuota per metà, vedete un pò voi). Faccio presente che da quel punto al gate C27 dal quale partivo c’erano buoni 2km di strada da fare a piedi e che avrei potuto finirla nel frattempo – niente, la poliziotta non ha voluto sentire ragioni. Le ho fatto quindi notare che ci sono bambini che muoiono di sete giornalmente, quantomeno la bevesse lei: “no, io non la bevo, la butti” … me ne vado infuriato – non c’è cosa che mi faccia alterare di più che sprechi di questo tipo.
Nel mentre che mi lamentavo si avvicina un’altra poliziotta dicendomi che non aveva senso lamentarsi, che le regole son queste e che loro si limitano ad applicarle. Faccio notare, quindi, che non mi lamentavo del loro atteggiamento, quando del non senso della legge: perchè mi si costringe a buttare una bottiglietta d’acqua per un controllo di sicurezza, quando poi, dopo il controllo, passo davanti a tutti i negozi del terminal C, nei quali posso comprare vino, acqua e chissà quale altro liquido? Mah.
E arriviamo al punto: siamo una società malata. Per paura di avere paura, per paura di ciò che potrebbe succedere, costruiamo dei castelli, delle leggi che rispettiamo in modo rigido senza alcuna flessibilità, per poi, invece, non essere rigidi quando dovremmo esserlo. Viviamo in una società malata, bisogna rendersene conto.
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