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Feb
7

Solidarietà ad Antonino Monteleone

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Riflessioni

Molti di voi forse non lo conosco. E tanti di più, forse non sapete cosa gli è successo.
Antonino Monteleone è un giornalista reggino “impegnato”. Il suo essere impegnato l’ha portato, inevitabilmente, a contatto con la ‘ndrangheta.

Io stesso in passato mi trovavo a commentare il suo blog. Poi ho avuto dimostrazione diretta che in questo stato non si può parlare liberamente per cui, come la maggior parte dei calabresi, ho preferito farmi i cazzi miei.

Ed è esattamente di questo che voglio scrivere.
Successivamente all’attentato subito da Antonino Monteleone, c’è stata la solita corsa alla solidarietà. Tutti , partendo dai politici (nazionali e non), finendo ai giornalisti ed alla semplice gente comune (compresi i blogger reggini), si sono attivati per esprimere la propria solidarietà.

In tale ottica, è anche nato anche un gruppo su Facebook con oltre 3 mila membri.

La domanda che mi sto ponendo in questi giorni è: cosa se ne fa di questa solidarietà? E’ un discorso contro-corrente per cui cercherò di spiegare il mio punto di vista.

Parlo a titolo personale, però mi viene da pensare che se io fossi un giornalista d’assalto che conduce una lotta contro la criminalità organizzata, saprei benissimo che “prima o poi” mi troverei ad averci un contatto diretto: sia esso una macchina che salta o dei proiettili, questa gente si fa sentire – è la regola non scritta che tutti noi conosciamo bene perchè cresciuti in quella terra maledetta e senza speranza.
In quest’ottica, piuttosto che sentirmi dire “ti sono vicino”, piuttosto che sentire politici [da strapazzo] inneggiare all’illegalità alla legalità, preferirei centomila volte che la gente comune facesse il suo, come io farei il mio, per combattere qualsiasi forma di illegalità: inizierei facendo notare ai miei compari ed ai miei amici che spesso si comportano da mafiosi nemmeno rendendosene conto. Proseguirei denunciando, ove mi capitasse, gli atti illegali che tutti, nessuno escluso, anche nel piccolo, compiono nascondendosi dietro il concetto di “amico” e “compare”.

Il problema è che, purtroppo, la linea che separa la legalità dall’illegalità è molto molto sottile … quantomeno in Calabria.

Purtroppo, però, la gente se ne sbatte. Il ragionamento del “ma chi me lo fa fare” è quello che governa il pensiero della maggior parte dei calabresi che vivono in Calabria. Ed è per questo che ho scritto che quella, e lo dico con forte dolore, è una terra senza speranza.

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Jun
21

Monteleone vs Galati

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Politica, Riflessioni

Recupero dalla rete questo filmato di 20min, illuminante su come funziona per chi vuole parlare ed esprimere le proprie opinioni in questo paese:

Pensieri sparsi in merito.

Prima di ogni altra cosa mi viene da sorridere pensando alla figura di Pierferdinando Casini. Una campagna elettorale incentrata sullo scontro contro tutti e tutti: contro Berlusconi, contro Veltroni, contro questo o quel politico. Eppure è quasi esilarante pensare al numero di politici, presenti nelle dell’UDC ed indagati per malaffare, mafia, ndrangheta ed in generale reati di collusioni, interna o esterna, con associazioni criminali di stampo mafioso (penso subito a Cuffaro, ma non posso dimenticare tutti i politici del lametino o del catanzerese).

Non conosco personalmente Antonino Monteleone, nè tantomeno l’on. Galati, nè conosco direttamente la storia (ne ho seguito gli stralci leggendo questo o quel blog). In una situazione del genere, non mi va di prendere posizione al fianco dell’uno o dell’altro, ma per natura personale diffido della politica, dei politici e di tutto ciò che ruota intorno a loro.

Mi fa sorridere, e spero sia questo l’intento di Antonino, la domanda sul sentirsi lasciato solo sia dai sindacalisti sia dall’Ordine dei Giornalisti. Provengo da una famiglia di imprenditori e so bene, proprio per esperienza diretta, che i sindacalisti piuttosto che cercare di difendere in ogni sede e luogo i lavoratori, preferiscono difendere il loro potere, la loro posizione, spesso a discapito dei lavoratori stessi.

Per cui quello che mi sento di rispondere ad Antonino è di non sperare che venga mai difeso da qualcuno, se non dalla gente comune, come me e tanti altri blogger. Il potere è potere, fa girare soldi e la società odierna è palesemente e gravemente assoggettata al dio danaro.

Mi spiace solo che nel filmato, o comunque in rete, non ci siano altre testimonianze sulla motivazione dietro la recente chiusura del suo blog.

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Jun
10

Blog sequestrato: il caso Monteleone

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Riflessioni

Non tutti forse conosceranno Antonino Monteleone … è un blogger, un blogger di Reggio Calabria sul quale è appena calata la mannaia della giustizia italiana venerdì pomeriggio.

Quella giustizia che preferisce cucire la bocca a chi ha le palle per dire le cose come stanno, invece di occuparsi di “fatti” più seri.

Piccola sintesi della storia: nel luglio 2007 viene oscurato l’intero blog perchè Antonino Monteleone viene querelato dall’On. Galati per aver scritto delle sue abitudini poco eticamente corrette. Vinta la causa, il blog torna visibile ed Antonino prosegue la sua attività di blogger fino ad una nuova querela, questa volta ad opera di un non meglio specificato consigliere comunale. L’assurdità sta nel fatto che questa querela non è stata ancora notificata mentre il blog è stato oscurato.

Mi trovo daccordo con Vittorio Pasteris quando afferma che forse era il caso di oscurare il post incriminato, piuttosto che oscurare tutto.

Il problema resta: in questo paese la libertà di parola è uno strumento effimero, come l’accendersi e spegnersi di un cerino. Se ti chiami Silvio Berlusconi, Romano Prodi, Clemente Mastella e compagnia cantando, o se tra i tuoi amici annoveri politici, boss e gente potente in genere, allora avrai tutta la libertà di cui vorrai disporre. Se invece ti chiami Antonino Monteleone, Piero Ricca o Francesco Biacca, beh allora puoi dire, parlare e scrivere solo relativamente a ciò che ti dicono possa venir scritto o detto.

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