Mi sembra ieri, eppure sono già passati due anni.
Seppure mi vada poco di parlare nuovamente di Berlusconi, anche davanti ad una tragedia del genere, voglio ricollegarmi al post di ieri, dove mi chiedevo [e vi chiedevo] se il paese creda o meno alle bugie, facendovi vedere questa immagine pubblicata da Linkiesta: rappresenta un riepilogo di tutto quello che si è detto e (non) fatto in questo biennio.
Resta il fatto che, premier o non premier, politica o non politica, ci sono ancora tantissime persone senza casa, la città è praticamente morta.
Per quanto possa contare, sono vicino ai cittadini de l’Aquila
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Non parlerò della proposta di premio nobel per Lampedusa, nè dei campi da golf o della scuola.
Roba da demagogia.
Parlo dell’ennesima promessa in termini di tempo, esempio mirabile di dimostrazione, fatti alla mano, del one man show.
Bene, mancano circa 6 ore e 15 minuti (ora più, minuto meno) alle 60 ore previste per la liberazione di Lampedusa.
Una famosa legge [Murphy] dice che se una cosa deve andare male, potrebbe anche andare peggio. Visto che l’Aquila prima, Napoli poi, non hanno portato buoni frutti, restava il maltempo che impedisse alle navi di raggiungere Lampedusa (per un’altra famosa legge, secondo la quale non c’è due senza tre), a mettere i bastoni fra le ruote alla filosofia del “ghe pensi mi”.
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