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Jan
3

Anno nuovo (2011) vita nuova

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Riflessioni

Il 2010 è terminato già da qualche giorno e le mie “ferie”, se così le si può chiamare, sono virtualmente finite.
L’anno appena passato ha visto un colpo di coda, non solo nella vita di questo paese (vedi le manifestazioni di protesta contro il ddl gelmini e la proposta di marchionne per lo stabilimento di mirafiori) ma anche e soprattutto nella vita di chi scrive.

In controtendenza, mentre la gran parte delle persone che conosco è alla ricerca di un posto di lavoro stabile, del classico “contratto a tempo indeterminato”, ho preferito abbandonare la mia posizione precedente – cioè consulente informatico per Safo-Engineering presso INPS.

Per chi è freelance nello spirito, per chi lavora a partita iva per vocazione e non perchè costretto da questa o quella società, ritrovarsi in un posto “fisso”, lavoro da 8 ore al giorno, 5 giorni a settimana (spesso con sabato e domenica lavorativi), è come sentirsi in gabbia.

Svegliarsi la mattina e “partire” con destinazione EUR era diventato insopportabile.
Non accettavo (e tuttora non accetto) che possano esistere dei sistemi di appalti/subappalti a causa dei quali i ragazzi lavorino in posti indecenti, costretti ad abbassare la testa a qualsiasi tipo di richiesta astrusa, per il semplice fatto di avere lo stipendio a fine mese (senza nessun tipo di tutela).

Non accettavo (e tuttora non accetto) che per darsi un codice etico (leggasi INPS) vengano proposti contratti da fame ai ragazzi di cui sopra, senza possibilità di scelta alcuna, senza riconoscimento di merito alcuno.

Per tutte queste ragioni (ed altre) ho deciso di smettere di calare la testa e, nel mio piccolo, mi ribello a questo sistema.

Mi aspetta un anno difficile, dove cambierà l’ordine della mia vita, ma poco importa – sarà sicuramente una sfida interessante.

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Discorso di fine anno

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Non sono presidente della repubblica nè tantomeno despota/dittatore/presidente del consiglio di questo paese, tuttavia due paroline voglio dirle anche io.

La parola dell’anno è stata sicuramente “crisi”; la parola “crisi” si staglia tra trans, puttane, pedofilia, noemi e chi più ne ha più ne metta. E’ indiscutibilmente la “crisi” ad aver guidato le nostre vite nel 2009.

Grazie alla “crisi” abbiamo passato un anno a dimenarci nella speranza di poter migliorare per ritrovarci, poi, inevitabilmente schiacciati dai padroni, che sulla “crisi” ci giocano aumentando i propri profitti (termine legal-chic sinonimo spesso di “rubare”).
Un sistema atavico come il nostro ha trovato nella “crisi” il modo migliore per sfruttare ancora di più la manovalanza, sia essa di “alto” livello (vedi i pochi laureati che trovano lavoro), sia essa di basso livello. Ed è nella “crisi” che il sistema fa sì che si stia creando una generazione di persone/lavoratori che, pur di non rischiare di perdere il lavoro, si fanno mettere i piedi in testa da chi ha il potere decisionale: perchè è pur sempre meglio fare 12 ore di lavoro al giorno senza straordinari, lavorare sabato e domenica, piuttosto che perdere il lavoro.

Esattamente un anno fa, il presidente della repubblica (lo stesso che ha appoggiato silvio berlusconi in tante leggi senza senso se non perchè ad personam) sosteneva:

Dalla crisi deve, e può, uscire un’Italia più giusta. Facciamo della crisi un’occasione per impegnarci a ridurre le sempre più acute disparità che si sono determinate nei redditi e nelle condizioni di vita ; per riformare un sistema di protezione sociale squilibrato e carente ; per elevare, a favore dei figli delle famiglie più modeste, le possibilità di istruzione fin dai primi anni e di ascesa nella scala sociale

Bene, dalla “crisi” sta uscendo un’italietta peggiore di prima: un’italia dove conta solo la conoscenza delle persone giuste per poter essere assunti a tempo indeterminato, pur non avendo alcun tipo di merito. Ne sta uscendo un’italia fatta di amorfi che conquistano un posto, il posto fisso, quando altri, ben più scaltri e meritevoli, stanno a guardare e fanno il loro sporco lavoro senza fiatare.

Il mio augurio è che il 2010, utopicamente, ci riservi quella svolta che possa sovvertire questo sistema.
Non so esattamente chi o cosa possa salvarci da questo stato di cose, ma indiscutibilmente un anno come il 2009 sarebbe catastrofico per lo spirito critico di questo paese.
Il mio augurio è che nel 2010 le persone tirino maggiormente fuori gli attributi, che facciano valere i propri diritti nella speranza di avere un seppur piccolo miglioramento.

Non disperate, abbiate sempre uno spirito ed un approccio positivo alla vita, che poi è ciò che fa la differenza.
Non disperate, tutto è perfettibile ma affinchè si possa aspirare al meglio, proviamo a lasciare in disparte il nostro ego, il pensare sempre e comunque al nostro tornaconto personale e concentriamoci sulla comunità.
E’ forse nel fare gruppo l’unica speranza che abbiamo per un 2010 migliore.

Auguri!

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Il meglio della settimana #16

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