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Jun
7

Blow (2001)

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Film
locandina

george jung

Blow: la storia di come fare 100milioni di $, tra gli anni 70 e gli anni 80, grazie allo spaccio di marijuana e cocaina (blow per l’appunto). E’ la vera storia di George Jung (interpretato da un fantastico Johnny Depp), tratta da un libro di Bruce Porter; è la storia del primo spacciatore ad aver portato direttamente la cocaina dalla Colombia fin dentro i confini degli Stati Uniti d’America. Ma è anche la storia di come finiamo per ricadere in certi modelli comportamentali, nonostante tutti i nostri sforzi per allontanarcene.

George Jung nasce in una famiglia poverissima, dove l’amore del padre verso il figlio non è sufficiente a garantire la necessaria stabilità economica e dove la madre è troppo presa dal proprio egoismo, e dal proprio voler appararire, per concentrarsi sui problemi del proprio nucleo familiare.

George decide quindi di non voler ripetere questo tipo di vita e si trasferisce in California, dove inizia a spacciare marijuana insieme al suo amico Tonno (Ethan Suplee). Inizia la bella vita: ragazze bellissime, la-la land, feste, grandi ville ad Acapulco e divertimento divertimento divertimento. Fin quando non viene arrestato per la prima volta a Chicago, per possesso di 330kg di droga (solo!!). In cella conosce Diego Delgado (Jordi Mollà), colombiano di origini tedesche, con il quale stringe un intenso rapporto e dal quale imparerà tutto sul traffico di cocaina (George dirà che la prigione è LA scuola di illegalità). Non appena uscito George si rimette in contatto con Diego, che a sua volta lo presenta a "el machico" Pablo Escobar [del quale diventerà il prediletto, anche alla luce del suo matrimonio con una donna colombiana (Mirtha - Penelope Cruz)] - noto come uno dei fondatori del Cartello di Medellin.

La vita di George sembra aver preso la strada che lui cercava, fin quando Diego non decide di mettersi in proprio comprando Norman’s Cray e tagliando fuori George dal traffico di stupefacenti. Inevitabilmente i soldi finiscono, e la moglie di George gli ricorda terribilmente sua madre, come in un cerchio che si chiude George ritorna a rivivere da genitore, le pene passate da figlio.

Il film è abbastanza fedele alla vera storia di George Jung, chiaramente qui e lì ci sono degli adattamenti assolutamente normali. In realtà possiamo dividerlo in due parti: la prima racconta l’ascesa dello spacciatore e di un giovane uomo ricchissimo, la seconda, molto più lenta ed introspettiva, racconta il rapporto di George con la propria famiglia.
George Jung uscirà dalla prigione federale "Fort Dix Federal Correctional Institute" il 27 Novembre 2014 all’età di 72anni.
Una piccola nota a margine: al contrario di quanto detto nel film (sicuramente perchè girato prima che accadesse), la figlia ha visitato George in prigione nel 2002.

Ed infine una chicca

Feb
12

I segreti di Brockeback Mountain

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Siamo agli inizi degli anni 60 e due ragazzi del Wyoming si incontrano per lavoro sulle Montagne di BrockeBack. Quello che all’inizio era un semplice rapporto lavorativo si trasforma in amicizia prima, ed in qualcosa di molto più profondo dopo. Ed è la storia di come questa relazione viene vissuta da due caratteri molto diversi. L’uno estroverso, ansioso di condurre in porto la propria storia per vedere realizzati i propri sogni di libertà. L’altro sposato con figli, ed il suo essere chiuso in sè stesso, il suo non voler andare troppo oltre sebbene l’amore per il giovane amico sia più forte della famiglia stessa.

Sinceramente il film risulta abbastanza pesante, non mi capacito di come abbia potuto ottenere tante nominations all’Oscar

Nov
4

Romanzo Criminale

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Film

Era da tanto, troppo tempo, che volevo andare a vedere questo film al cinema.
Non sono mai stato un grande estimatore del cinema italiano, ma da un annetto a questa parte devo dire che lo sto riscoprendo e, forse sbilanciandomi un pò, posso affermare che un buon 90% dei film che ho guardato al cinema in questo ultimo periodo sono proprio italiani. In particolare, mi attirava l’idea avuta dal regista Michele Placido (davvero stupefacente dietro la cinepresa) del voler raccontare gli avvenimenti succedutisi in Italia dalla fine degli anni ‘70 fino a Mani Pulite, attraverso la storia della Banda della Magliana.
Gruppo criminale creato dal Libanese (PierFrancesco Favino), affiancato dai suoi amici d’infanzia: il Dandi (Claudio Santamaria) e il Freddo (Kim Rossi Stuart), in seguito al rapimento e poi all’uccisione del barone Rosellini, composto da gente proveniente dalla strada, affamata e vogliosa di conquistare il "potere" della Roma criminale.
Dopo i primi colpi, per lo più rapine, iniziano a introdursi nel giro della prostituzione e del traffico di droga, prendendo contatti con la cupola siciliana nella persona del boss Nitto Santapaola, finanche con il Sismi e la P2, quindi ottenenendo l’appoggio e la copertura dei potenti in cambio di alcuni "favori".
Dalla parte dei buoni troviamo il commissario Sciajola, interpretato da un ottimo Stefano Accorsi, che riesce a sgominare la banda intrecciando una pericolosa relazione sentimentale con il Dandi, colui che diventerà il vero e proprio capo in seguito ad una serie di vendette trasversali che scuotono la Banda della Magliana dal suo interno fino al portarla alla disgregazione.

Gran montaggio, mi è piaciuto soprattutto per gli intermezzi con documenti reali risalenti al tempo dei vari avvenimenti (omicidio Moro, la strage della stazione di Bologna, attentato al Papa). E’ un ottimo esempio di come la gente possa imparare dal cinema ciò che a scuola non si studia: la storia recente del nostro Paese

Oct
23

La tigre e la neve

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Sulla falsa riga de “La vita è bella“, Benigni propone un altro film “impegnato” ma raccontato a suo modo, in veste semi-comica. Sullo sfondo degli orrori della guerra irachena, apparentemente inutile, si svolgono le avventure di Attilio, poeta dal grande talento [o almeno così sembra trasparire dal film] ed innamorato di colei che si scopre essere sua moglie. Innamorato a tal punto dal sognare sempre la stessa identica scena notte dopo notte, fino a quando non riceve una telefonata da un amico arabo nella quale viene a sapere che la donna si trova a Baghdad in fin di vita.

Da qui iniziano le avventure, a volte favoleggianti, del Benigni poeta, la corsa e l’arrivo in terra irachena, le difficoltà a capire una realtà non propria, le difficoltà a capire l’assoluta mancanza di generi primari e, alla luce degli occhi di un occidentale, tanto banalmente normali da considerare scontata la loro presenza.

In apertura si diceva “sulla falsa riga de la vita è bella”, ed in effetti è proprio al film di maggior successo che rimanda questo “la tigre e la neve”. Il voler raccontare la tragedia dagli occhi fanciulleschi di Benigni, il voler per forza sdrammatizzare un fatto orribile [qui riesce meglio che nel film che ha dato l’Oscar all’attore toscano].

Personalmente non discuto il Benigni come uomo di spettacolo, come comico, ma lo discuto come regista proprio per questa sua “fissazione” nel voler descrivere un’orrenda tragedia da un punto di vista comico e molto ingenuo. Certo, per molti può essere la sua vera forza ma ritengo che alla fine bisogna aprire gli occhi alla gente e per farlo bisogna mostrare le terribili immagini di distruzione e dolore e non riderci sopra.

Oct
16

Radiofreccia

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Film
radiofreccia logo

Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l’affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi. Credo che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa. Credo che non sia tutto qui, però prima di credere in qualcos’altro bisogna fare i conti con quello che c’è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio. Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose. Credo che c’ho un buco grosso dentro, ma anche che, il rock n’ roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merckx. Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.

Freccia

Inizia e termina così il film scritto e diretto da Ligabue, con questo monologo del personaggio forse più complesso di tutto il film: Freccia.

Sullo sfondo della vita di Freccia si snoda tutto il film, attraversando la vita di una radio libera fondata da Bruno, uno del gruppo di Freccia.
Si racconta di noi giovani, o forse, meglio, dei giovani degli anni ‘70, giovani di un’Italia in risalita che, giorno per giorno, tentano di sbarcare il lunario tra il lavoro in fabbrica, la radio, e divertimenti al bar [proprietario del quale è Guccini]. Si racconta di quanto può essere vuota la vita per tutta una serie di motivi, e di come sia facile cadere nella peggiore delle tentazioni: quella di bucarsi! :(

In linea generale è un film un pò "strano", strano perchè girato da un cantante, strano perchè montato in maniera "strana" :D con degli intermezzi particolarissimi.