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Jan
3

Finalmente una persona positiva!

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Riflessioni

Nel mio girovagare per le strade della provincia di Reggio Calabria, oggi sono finito in un nuovo pub aperto sulla strada tra Rosarno e Gioia Tauro.

Chiedo venia se non ricordo il nome, ma sono rimasto troppo colpito dalla perfezione del tutto. Ambiente familiare, sarà perchè si è poi scoperto essere gestito da amici di alcuni miei carissimi amici che, solo ultimamente, ho ritrovato. Luci perfette, soffuse, sul rosso/arancione, accompagnate da musica di alto livello: i radiohead, doors, passando per gli offspring e i nirvana, finendo con i pink floyd.

Insomma il giusto mix per una serata che sicuramente ricorderò come uno dei più bei ricordi degli ultimi anni.
In aggiunta, in questo posto quasi “magico”, ho incontrato [e conosciuto] la prima vera persona, che io ricordi, positiva e contenta del lavoro che fa. Devo dire che l’incontro, seppur casuale, con una persona che emana così tanta energia positiva fornisce proprio una spinta in più, verso la sfera positiva.

Sarà anche per il regalo di un ragazzo che scopro sempre più amico, ogni giorno che passa mi si presenta quella causa (ne sai qualcosa dome?), quel motivo, quella coincidenza che mi fa sempre più pensare, sia infine giunto il tempo di dare un’altra svolta al mio percorso

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Nov
21

Il porto di Gioia Tauro: lettera aperta dei dipendenti Serport

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Politica, Riflessioni

I dipendenti della Serport Gioia Tauro scrivono una lettera aperta a tutte le pseudo-personalità, politicanti, di questo ridicolo paese. Ne traggo alcuni passi, i più significativi a mio avviso, considerato che la stessa è molto lunga (ne trovate la versione completa sul sito strill.it):

Due mesi o poco più sono trascorsi dal momento in cui il Terminalista del porto di Gioia Tauro ha deciso di ridisegnare la mappa del traffico commerciale di navi container spostando, come si fa su una scacchiera di dama,

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In quei giorni tale manovra veniva giustificata chiaramente in termini di scelte strategiche di natura economica e commerciale: “Il terminalista del porto di Gioia Tauro accontentava i suoi clienti e partners più esigenti, i colossi del mare MSC e MSK, dirottando le superstiti compagnie di navigazione scalanti il porto di Gioia Tauro sul porto di Cagliari”. Questa versione era contrastata in parte da voci di corridoio che parlavano di cassaintegrati nel terminal di Cagliari a cui il gruppo CSA doveva pensare e di una possibile perdita della concessione del porto di Cagliari da parte di CSA se lo stesso fosse rimasto ancora senza lavoro. (Ma questo cosa significa? Che un posto di lavoro nella regione Sardegna ha più valore di un posto di lavoro nella regione Calabria? I sardi valgono di più agli occhi dei loro amministratori di quanto valgano i calabresi agli occhi dei loro?).

In quei giorni altre voci ancora sussurravano della mancata concessione ad MSC della banchina disponibile nel porto da parte di MCT…della serie meglio avere MSC come cliente che come concorrente. Altre voci ancora indicavano la volontà precisa di Grand Alliance stessa di spostarsi da Gioia Tauro, volontà ai nostri occhi poco comprensibile considerato che la Sardegna è un’isola, quindi priva di quell’entroterra che consente uno smistamento veloce della merce via strada e via intermodale come di fatto avveniva a Gioia Tauro. E in quei giorni ancora si sentiva dire: “questi sono giochi ad alti livelli, questa è la politica dei grandi numeri, questa è la globalizzazione”, termine diventato ormai di uso comune ad indicare che cosa? Non si sa bene. Forse il progresso di pochi e regresso di molti?

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Chi siamo noi? Siamo le vittime indirette dei giochi di potere precedentemente descritti.

Siamo lavoratori e abbiamo investito ben tredici anni di fatica e sacrifici in un progetto in cui abbiamo creduto insieme ai nostri datori di lavoro, imprenditori locali schiacciati dalla politica dei grandi numeri. Siamo i DIPENDENTI della prima agenzia marittima operante nel porto di Gioia Tauro “Serport Gioia Tauro Srl” dal momento in cui la prima nave ha sbarcato il primo container nel piazzale del porto. Questa immagine è ancora presente nella mente di molti che all’epoca osavano, seppur scetticamente, sperare che qualcosa finalmente stesse cambiando nell’immobilismo economico e lavorativo a cui purtroppo la nostra terra ci ha abituati da sempre.

Ebbene si! Abbiamo cominciato a sognare e a credere ad una enorme possibilità di sviluppo che veniva data alla nostra Calabria e ad una provincia, quella di Reggio Calabria, per troppo tempo bistrattata e dimenticata.

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Era il lontano 1995. I nostri sogni all’epoca non erano differenti da quelli di tanti giovani calabresi come noi assunti dal terminalista MCT nel corso di questi anni. Giovani strappati anch’essi all’enorme serbatoio di disoccupazione calabrese. La nostra ritenevamo fosse però una sfida più ardita. Noi, al contrario di loro, non avevamo alle spalle i colossi mondiali del settore ma degli imprenditori calabresi, provenienti da realtà distinte del settore marittimo della regione, che finalmente avevano la possibilità di uscire dall’ambito locale e dimostrare a livello internazionale il loro valore professionale, grazie all’inaspettata apertura di questa enorme finestra sul Mediterraneo che improvvisamente si collegava commercialmente al resto del mondo. Il loro valore professionale questi imprenditori lo hanno dimostrato. NOI lo abbiamo dimostrato insieme a loro.

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La domanda che poniamo è la seguente: Qual’ è la nostra colpa? Quella di avere tentato e creduto di poter emergere e crearci uno spazio vitale nella nostra terra? Quella di avere realtà gestite totalmente da calabresi e create per dare lavoro ad altri calabresi? Noi non rappresentiamo i grandi numeri. Siamo le formiche laboriose del settore, siamo quella voce onesta di una Calabria che per l’ennesima volta rischia di rimanere afona. Vorremmo chiedere a chi ci rappresenta localmente e a livello nazionale se contestualmente alla mafia in Calabria si combatte, anche semplicemente con l’indifferenza, chi con tutte le proprie forze, i propri investimenti personali (studio, cultura, formazione) alla mafia e ad un certo tipo di mentalità mafiosa si oppone con forza. E la mentalità mafiosa in Calabria non è solo quella della “ndrangheta”,………….

Vorremmo chiedere anche se un italiano nato in Calabria, nel 2008 è ancora costretto ad emigrare per poter sopravvivere.
Vorremmo chiedere se per essere presi in considerazione da qualcuno in Italia un lavoratore debba come minimo lavorare per FIAT o ALITALIA. E se così fosse, vorremmo sapere come mai ogni mese vengono detratti dalla nostra busta paga gli stessi soldi che vengono detratti ai lavoratori italiani che godono di diritti e di quell’attenzione di cui i dipendenti di piccole ditte private non godono.

La cosa certa, aldilà di tutte le chiacchiere fatte in questi due lunghi e sofferti mesi, è che noi oggi siamo sul punto di perdere il nostro posto di lavoro. Delle strategie commerciali dell’uno o dell’altro, degli errori commessi, dello scarica barile tipico di queste situazioni a noi poco importa. Per noi la posta in gioco è troppo alta.

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Ma a questo punto il nostro grido si rivolge soprattutto verso chi dovrebbe tutelare il territorio. Gli enti preposti al controllo e alla promozione dell’area portuale, quale per esempio l’Autorità Portuale di Gioia Tauro che non riesce a portare avanti un tavolo di discussione con tutte le parti in causa per affrontare in modo fattivo e produttivo l’attuale condizione di esubero di personale dell’area stessa.

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Ebbene qualcuno deve darci delle risposte!!! I soldi dei finanziamenti pubblici che lo stato ha concesso in questi anni al terminalista sono anche soldi nostri.

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La solita storia di assoluta sudditanza della Calabria alle decisioni e al volere di chi ripetutamente nel corso dei secoli ha invaso il nostro territorio sfruttandolo e depredandolo lasciando a noi solo briciole e a volte neanche quelle non può e non deve ripetersi.

Forse la nostra terra non è più appetibile perché non ci sono più fondi da sfruttare? Si veda la pubblicazione del 29 maggio 2008 sul sito del governo italiano (presidenza del consiglio dei ministri) in cui all’interno del pacchetto fiscale si trova: “……abrogata la dotazione assegnata per il piano di sviluppo per il porto di gioia tauro pari ad euro 600.000 per l’anno 2008 e ad euro 750.000 per l’anno 2009″

Per quanto tempo ancora dobbiamo rappresentare merce di scambio? I politici e il sindacato a quale prezzo ci vendono?

Noi non intendiamo arrenderci. Abbiamo seguito in silenzio nel corso di questi due mesi l’evolversi degli eventi. Il tempo necessario per poterci rendere conto dell’effetto devastante che tali strategie commerciali avrebbero avuto sul nostro territorio è trascorso. Lo tsunami è arrivato con tutto il suo carico di morte. Il Porto di Gioia Tauro è in crisi e la crisi è grave.

Qualcuno deve dare delle risposte. Il silenzio non può calare per l’ennesima volta nella speranza che eventi simili passino inosservati. Per questo motivo il nostro accorato appello arriverà sulle scrivanie di tutti , piccoli, medi e grandi uomini. Partiremo dal basso, da dove sicuramente quanto scritto sarà maggiormente compreso fino ad arrivare alle più alte cariche di questo nostro Stato troppo spesso disattento e incurante della sorte dei suoi cittadini. Siamo stanchi di vivere in un paese dove lo Stato chiede di continuo ai cittadini ma in cambio dà molto poco.

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Il Nulla è la dimostrazione che gli umani non sognano più, cosa auspicata dai signori del male perché è più facile assoggettare chi non ha degli ideali.” Liberamente ispirato a: “La Storia Infinita” di Michael Ende.

I DIPENDENTI della Serport Gioia Tauro Srl

Non credo ci sia altro da aggiungere

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Sep
19

Porto di Gioia Tauro: chiediamo aiuto alla ‘ndrangheta?

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Riflessioni

Premessa: il titolo è volutamente provocatorio, considerato che la situazione è *grave*.

Potete leggere qui l’intervista a Giuseppe Biacca, presidente della Serport Gioia Tauro, pubblicata da Calabria Ora in data 04/09/2008.

Riassumendo, la situazione è questa: lo stato decide di regalare fiumi d’oro al compare Soru, finanziando 30 milioni a fondo perduto per far partire il piccolo scalo di Cagliari. La medcenter decide di spostare tutto il traffico navale da Gioia Tauro a Cagliari, escluse le tratte Maersk e P&O. Le società operanti nello scalo commerciale della Piana di Gioia Tauro saranno costrette a licenziare un indeterminato numero di ragazzi. Ragazzi che, ricordo, sono stati assunti e formati a spese degli imprenditori che si espongono quotidianamente in prima persona.

Soluzioni? Nessuna. A distanza di 15 giorni nessun giornale locale, nè tantomeno strill (punto di riferimento per l’informazione reggina) hanno avuto le palle di affrontare il problema. Daltronde noi reggini, calabresi in generale, siamo abituati a calare la testa.

In realtà forse una soluzione ci sarebbe .. ma probabilmente non è politicamente corretto scriverlo in questo luogo.

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Sep
15

Il porto di Gioia Tauro: quale futuro?

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Politica, Riflessioni

Il porto di Gioia Tauro è considerato, a ragione, il più grande terminal transhipment di tutto il Mediterraneo, nonchè uno dei dieci porti che movimentano più container in tutto il mondo: la sua posizione geografica (è posto esattamente al centro delle rotte Est-Ovest-Est passanti dallo stretto di Gibilterra e dirette verso il Canale di Suez) e le sue specifiche caratteristiche ne fanno un possibile traino per tutta l’economia meridionale ed italiana in genere – ove ce ne fosse realmente l’intenzione di svilupparlo seriamente.

Circa un mese fa (24 Agosto 2008), il sottosegretario all’Economia Adolfo Urso si è recato in visita nel suddetto scalo containers, affermando:

Col Governo Berlusconi e’ ripreso il dialogo col porto di Gioia Tauro interrottosi con l’esecutivo Prodi
Riprendo la mia attenzione su Gioia Tauro nell’ambito di un lavoro di governo che riservera’ attenzione al porto per collocarlo al centro della crescita dell’economia del Mezzogiorno. Il porto container rappresenta la principale risorsa della Calabria, all’ultimo posto tra le regioni per le esportazioni.

Belle parole. Le ho già sentite in passato da tutti i politici passati dalle varie poltrone della prima e seconda repubblica delle banane.

Vivo i fatti del porto di Gioia Tauro quotidianamente anche in considerazione delle attività imprenditoriali che contraddistinguono la storia della mia famiglia.

Ricordo quando nei primi anni ’90 mio nonno propose a diversi agenti marittimi e spedizionieri doganali calabresi di aprire la società che oggi è conosciuta con il nome di Serport Gioia Tauro.

Ricordo quando, ancora bambino, conobbi uno degli uomini che ha fatto la storia del transhipment di questo continente: Angelo Ravano, un uomo molto signorile, proveniente dalla svizzera, portando in dote i sogni di una vita. Il sogno di Ravano era quello di far sorgere a Gioia Tauro il più grande porto del mondo, centro delle attività di trasporto container di tutto il Mediterraneo.

Purtroppo, oggi, questo sogno sta svanendo.

Sì, perchè ciò che non dicono nè i dati, nè i giornalisti [nazionali e non], nè i blogger più attenti ai fatti del territorio calabrese, è che lo stato, lo stesso stato che per bocca dell’on.Urso dovrebbe investire fortemente nel porto di Gioia Tauro, ha deciso di finanziare con 60 milioni di euro, di cui 30 a fondo perduto, lo scalo di Cagliari del compare/compagno Soru, facendo sì che la Mct decidesse di spostarvi tutte e dico tutte le attività del porto (escluse quelle della Mearsk/P&O).

Questo vuol dire la morte dello scalo calabrese e la vita, sempre più ricca dei genovesi, venuti a Gioia a fare carne di porco [come si suol dire dalle mie parti].

Un porto non nasce per far ricchi gli altri; un porto nasce per far sviluppare la terra dove sorge. Ad oggi, tutti coloro i quali operano nel porto di Gioia Tauro, eccezion fatta per la Mct, possono inventarsi un nuovo lavoro: difatti di lavoro non ce n’è e non ce ne sarà più per chissà quanto tempo.

La logistica è affare dell’Autorità Portuale e dei soliti noti.
Le attività di transhipment sono affare della Mct.

Cosa resta? Nulla.

La verità è che le famiglie si arricchiscono sempre di più anche grazie a queste scelte dissennate dello stato; dove andremo a finire? Sinceramente vedo davvero pochi spiragli perchè la Calabria possa davvero ripartire.

Spero solo che il federalismo ci porti alla guerra civile, come già avvenne negli anni 70 a Reggio (provocatorio eh)

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Aug
11

A3 Salerno – Reggio Calabria, tratto Villa San Giovanni – Palmi: una vergogna!

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Riflessioni

L’anno scorso, per chi si ricorda, avevo scritto che il tratto di A3 tra Gioia Tauro e Reggio Calabria, ti costringe ad effettuare manovre al limite dell’incredibile.

Ieri, a distanza di circa un anno, ho visto una scena agghiacciante: una fila unica di macchine ferme, che andava da Villa San Giovanni a Palmi (circa). Per chi non è del luogo, stiamo parlando di circa 30km di autostrada [a corsia unica].

La causa? Nessun incidente, è solo che lì l’autostrada è sempre peggio, ogni anno che passa. Chiaramente i quotidiani nazionali non se ne occupano, tanto, i problemi della Calabria non riguardano assolutamente i cittadini italiani.

Fatto sta che, per andare da Gioia Tauro a Reggio Calabria si impiegano dai 40 ai 60 minuti (se va bene) per percorrere circa 40km di autostrada. Una volta si becca il camion che procede a 30km/h, la volta successiva una macchina che procede ancora più lentamente perchè, magari, non abituata ad assurdità del genere.

Mi chiedo come facciano i pendolari a fare quella strada tutti i giorni. Una vera follìa .. e si lamentano del traffico a Roma ;)

Ah un’ultimo appunto: in una delle decine di volte che mi sono recato a Nicotera ultimamente, mi è capitato che una macchina mi si piantasse davanti per un guasto. Ovviamente, essendo l’autostrada a corsia unica, l’unico modo per evitare l’ostacolo è quello di andare nella corsia in senso opposto, con le macchine che ti vengono incontro, rischiando di fare un bel frontale.

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Jul
25

‘ndrangheta: nuovi sviluppi

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Politica, Riflessioni

Non so quanti abbiano letto di ciò che sta avvenendo in Calabria negli ultimi giorni.
Sostanzialmente, da quel poco che trapela: pare siano state arrestate 21 persone, tra cui il figlio del bosso della cosca dei Piromalli – egemone sul territorio di Gioia Tauro (compreso Porto ed attività correlate).

Pare (strano ma vero) che gli stessi abbiano contatto l’allora ministro di giustizia Clemente Mastella, il senatore Dell’Utri, Miccichè ed Armando Veneto.

Non mi soffermo sui fatti in sè, ma parto da una parte dell’ultimo post di Antonino Monteleone per commentare la situazione:

23 luglio 2008

1) I Carabinieri di Catanzaro arrestano Francesco Fortuna, di 28 anni, latitante dall’ottobre quando sfuggi’ alla cattura nel corso di un’operazione contro presunti affiliati alla cosca Bonavota di Sant’Onofrio, nel vibonese. Si trovava in un appartamento a Vibo Valentia.

2) Un dipendente di un ipermercato di Villa San Giovanni viene ferito a pistolettate, poco dopo le 21,30, mentre in macchina si apprestava a lasciare il posto di lavoro. L’uomo, Bruno Praticò, era al volante del proprio mezzo quando e’ stato raggiunto da sei colpi di pistola all’emitorace destro. Perso il controllo dell’utilitaria, l’uomo e’ andato a sbattere conto un altro automezzo.

3) Nella serata a Santo Stefano d’Aspromonte è stato ferito a fucilate, Rocco Musolino, di 81 anni, indicato come il ”boss della montagna”. Musolino viene ricoverato nell’ospedale di Reggio Calabria, ma le sue condizioni non sono gravi.
Insieme a Musolino e’ rimasto ferito in modo lieve Agostino Priolo di 40 anni. L’uomo e’ considerato uno dei capi carismatici della ‘ndrangheta. E proprio il suo carisma criminale ha fatto si’, rilevano gli investigatori, che tutta la zona fosse sotto il suo controllo senza che ci siano mai stati segnali di contrasto o di ribellione. Ed è per questo che l’agguato contro Musolino, viene definito ”anomalo” dagli investigatori. Musolino fu accusato di essere il mandante dell’omicidio del boss Giorgio De Stefano, assassinato in Aspromonte il 7 novembre 1977. Condannato in primo grado, fu poi assolto in appello.

24 luglio 2008

1) Un bunker sotterraneo è stato scoperto dagli agenti della sezione anticrimine dei Ros e dello squadrone eliportato Cacciatori ad Africo Nuovo, in provincia di Reggio Calabria.
L’ingresso del bunker e’ localizzato nel sottoscala di una palazzina a tre piani di proprieta’ di un operaio forestale Leo Morabito, di 58 anni, noto come elemento di spicco della cosca dei Palamara.
Morabito e’ anche il suocero di Francesco Pelle, detto ”Ciccio Pakistan”, di 31 anni, appartenente al clan Pelle – Vottari di San Luca e latitante dal 30 agosto dello scorso anno. All’interno del bunker la scritta: “Signore, proteggici”.

2) A Palmi invece arrestano un criminale con un arsenale in casa: Antonino Scibilia, 42 anni, è stato arrestato dagli agenti del commissariato di Palmi per detenzione illegale di armi e munizioni. Nel corso di una perquisizione domiciliare in casa dell’uomo gli agenti hanno rinvenuto un ordigno esplosivo di 350 grammi, un altro di 260, quasi due chili di fertilizzanti a base di nitrato d’ammonio, 21 petardi di costruzione artigianale privi di polvere pirica, 124 cartucce calibro 38 special, una pistola a salve calibro 38, 18 cartucce calibro 38 di cui una a salve, una carabina calibro 4,5 mm.

3) Un uomo di 78 anni e’ stato ucciso nel pomeriggio a Cinquefrondi, nella piana di Gioia Tauro. La vittima si chiama Pietro Belsiti ed e’ stato raggiunto da colpi esplosi da un’arma da fuoco, probabilmente di fucile. Sul posto sono giunti gli uomini del commissariato di Polistena che hanno avviato le indagini.

In soli due giorni mi pare sia successo abbastanza. Ma i giornali nazionali? Possibile mai che nemmeno uno stralcio di notizia?
Beh certo, sapere che i due scalatori sono stati finalmente riportati a casa è sicuramente più importante dell’informare la nazione che in Calabria sta per succedere qualcosa di grosso e grave.

E’ incredibile come la notizia sia uscita su un trafiletto dei siti di Repubblica e Corriere della Sera, senza fare nomi se non quello di Miccichè.

In tutto questo grande caos che prosegue oramai da tempo immemore, ci va di mezzo la gente onesta. Mi giunge voce che Gioia Tauro sia praticamente assediata dalla Polizia e che dopo le 6 di sera sia tutto un unico grande deserto.

Come giustamente si chiede, retoricamente, Antonino Monteleone: “L’esercito in Calabria? Ma dai… sappiamo cavarcela da soli. O no?” Beh, mi pare sia chiaro e lampante che lo stato ci mangia tanti di quei soldi da tutta questa situazione che non ha assolutamente alcun interesse a risolverla.

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Apr
29

Gli autori della “Casta” sui porti italiani

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Politica, Riflessioni

Oggi è uscito un interessante articolo sul corriere della sera edito dagli autori della “Casta“: Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella.

Sinteticamente: il governo italiano non ha investito nel settore dei trasporti marittimi negli ultimi 10 anni, per cui oggi ci ritroviamo con 8 porti (Gioia Tauro, Genova, La Spezia, Taranto, Livorno, Venezia e Trieste) che movimentano poco più di Anversa, ma molto meno di Rotterdam.

La mia esperienza personale, lavorando direttamente nel porto di Gioia Tauro, è che lo Stato tendenzialmente preferisce lo scalo di Genova. Un pò perchè lì risiedono i poteri forti dell’economia dei trasporti marittimi italiani; un pò perchè l’interporto di Genova è direttamente collegato con l’HUB di Malpensa e un pò perchè noi calabresi siamo regolarmente cittadini di serie B.

Da quando è nato il porto di Gioia si sente parlare di porto franco (con conseguente detassazione delle merci in transito), si sente parlare della costruzione di un nuovo interporto e del potenziamento dell’area industriale. Ad oggi, non è successo nulla di tutto ciò; ad oggi lo stato sovvenziona lo scalo di Cagliari (praticamente acquistato dall Maersk-P&O, prima compagnia di navigazione al mondo); ad oggi Gioia è destinata, speriamo di no, ad una fine prematura – forse lo stato fa finta di non accorgersene, ma sta per nascere un nuovo porto giusto all’imbocco del canale di suez e lì saran dolori.

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Apr
26

Calabria: nuovo attentato

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Riflessioni

La bomba collocata sotto l’autovettura, una Mercedes, dell’imprenditore Antonino Princi, 45 anni, a Gioia Tauro, e’ stata fatta esplodere con l’utilizzo di un telecomando. E’ l’ipotesi seguita dagli inqurenti che stanno ricostruendo la dinamica dell’attentato ad Antonino Princi.

(via strill.it)

In Italia si discute dei problemi relativi all’assegnazione delle varie poltrone.
In Calabria prima si sciolgono i consigli comunali, poi saltano le macchine.

“Strano” che non abbia sentito alcun politico affrontare queste tematiche durante l’ultima campagna elettorale. Come sempre, siamo cittadini di serie B.

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