Futures made of virtual insanity now
Always seem to be governed by this love we have for
Useless, twisting, of the new technology
Oh now there is no sound, for we all live underground
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Nonostante tutto, onore all’Inter di oggi
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Leggo e riporto:
Spett.le Redazione Sportiva di Sky,
Alla c.a. del Sig. José AltafiniMi presento subito, sono Gigi Miseferi, l’attore della Compagnia del Bagaglino di Roma con la quale ho appena terminato la trasmissione televisiva del sabato sera su Canale 5 “E io pago!”.
La mia premessa non ha uno scopo narcisistico ma il nocciolo della questione che mi permetto di sottoporre alla Vostra cortese attenzione è contenuto proprio nel titolo della trasmissione di cui sopra “E io pago!”, proprio così pago l’abbonamento a Sky, anzi due abbonamenti!!!
Sono un portatore sano di “Calciofilia” al punto da conoscere a memoria numerose formazioni di svariate squadre da quelle di club alle nazionali fino a quella del Camerun di Spagna ’82 (a prova di Almanacco), insomma amo il Calcio.
Ma ho un grave “difetto”, sono tifosissimo della Reggina e proprio per questo oggi dopo il pareggio della mia squadra per 2-2 a Parma sono arrabbiatissimo poiché sono sempre stato contro la teoria del complotto ma davanti all’ennesima rapina non riesco a pensare ad altro! Il problema è che probabilmente abbiamo sorpreso “qualcuno” con il nostro rendimento e quel “qualcuno” pensava che la penalizzazione ci avrebbe affossati sin dall’inizio ed invece siamo ancora in corsa per non scivolare in B e allora cosa fa quel “qualcuno”? Ci taglia le gomme per non farci correre, ci stacca la spina per non farci splendere e ogni settimana, sempre quel “qualcuno” ci manda un sicario non un arbitro e così dai e dai ci spinge sempre più nei bassifondi della classifica ed infatti eccoci qua ad assistere passivamente all’ennesima ingiustizia, a mandare giù un altro boccone amaro! Ma se oggi a questo si somma il commento “contro” da parte del sig. Altafini che stimo e seguo in qualità di commentatore sin dagli albori della Pay TV nel nostro Bel Paese, che nella parte finale della gara non aspettava altro che il pareggio non capisco per quale strano meccanismo di Par condicio visto che non ci si è soffermati più di qualche fotogramma sul gol con il pugno di Budan che considero un gesto antisportivo ancor di più se avviene a pochi giorni dalla passerella di calciatori e dirigenti che recitavano i buoni propositi di cambiare “questo mondo” dopo la tragedia di Catania e ciò oggi nessuno l’ha commentato durante la telecronaca.
E allora per me tifoso Reggino, il danno subito si trasforma in beffa e ciò non lo posso accettare poiché fino a prova contraria eguale valore hanno gli Euro spesi per il canone mensile di Sky dagli abbonati Ducali e quelli spesi dagli abbonati dello Stretto sponda Reggio Calabria.
Vi dimostro la stima e l’ammirazione che nutro nei confronti del sig. Altafini perché conservo i suoi commenti come fossero “Vangelo” ed infatti ricordo che la sua “Parola” durante un incontro, commentando un palo colpito da un attaccante, recitava così: “Non chiamiamola sfortuna perché nel calcio la sfortuna non esiste si tratta solo di precisione”. Totalmente d’accordo con Lui.
Però nel corso del match odierno il mitico Altafini commentando un colpo di testa dell’attaccante del Parma che solo davanti alla porta della mia squadra sparava alto, domandava: Che Santi deve avere la Reggina per non subire un gol così?”
Quindi Le chiedo Magico José, cosa le ha fatto cambiare idea visto che fino ad ieri per Lei il calcio doveva sottomettersi anch’esso alle “leggi della fisica” ed invece, oggi, improvvisamente, sempre secondo Lei è gestito da una “lobby” di Santi che proteggono questo o quel club? Ma alla domanda mi permetto di aggiungere una considerazione: Purtroppo credo che i Santi da Lei citati non tuteleranno la mia Reggina da quel “qualcuno” che ha già deciso in agosto di penalizzarci, facendo finalmente luce sul marcio nel mondo del pallone e scoprendo così che è la Reggina il male del calcio con tutti i suoi scudetti ed i trofei “rubati” in Italia e in giro per l’Europa e che adesso deve restituire alla comunità pallonara con gli interessi!
E allora egregio sig. Altafini visto che contribuiamo anche noi di Reggio Calabria a nutrire il Suo conto in banca La invito ad essere più coerente negli interventi perché si ricordi che non solo “la legge è uguale per tutti” ma anche il canone mensile di Sky! “E io pago!”.Con stima
Gigi Miseferi
(via strill.it)
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Prendo spunto dalla degenerazione della discussione (potete leggere qui, qui e qui) tra Marco e Davide, nata dal post sulle mie personalissime considerazioni sui fatti avvenuti dopo Catania-Palermo, per riportare una toccante lettera scritta da un ragazzo rimasto orfano del padre, ucciso dalla ‘ndrangheta nel giugno del ’90. Credo che, sebbene sia molto lunga, valga la pena di leggerla perchè descrive appieno e senza ipocrisia la realtà nella quale sono cresciuto.
Mi chiamo Gabriele S. Ho 17 anni. Dal 23 giugno del 1990, la peste sociale che ammorba la città di Reggio Calabria mi ha fatto entrare a far parte, travolgendomi, di una categoria purtroppo in continua espansione: quella degli orfani resi tali dalla mafia.E ho usato il termine categoria, pur sapendo che sarebbe stato più appropriato dire "paria".
Sarà probabilmente inutile, infatti, cercare di spiegare come l’uccisione del proprio padre possa cambiare il modo di vivere di un ragazzo, specie se questa azione viene perpetrata secondo gli schemi disgustosamente vili dell’agguato a sangue freddo, schemi del resto che si adattano alla perfezione a chi crede di possedere poteri e diritti superiori a quelli degli altri cittadini per il solo fatto di essere un cultore della prepotenza, sottoclasse della codardìa; ma bisogna sempre parlare di una realtà, e soprattutto di una realtà come questa.Anche se può sembrare strano, non è il puro mutamento dell’esistenza, non ì l’inevitabile cambiamento del modo di porsi di fronte agli altri a determinare la morte sociale di chi ha vissuto o vive un’esperienza come la mia: l’aspetto più tremendo e l’acquisizione della capacità di vedere la realtà "normale" con occhi diversi, di essere costretti a ricondurre ogni più piccolo particolare notato all’esistenza del grande nemico, di comprendere, improvvisamente, come tutta la nostra esistenza nella nostra città sia stata in realtà un continuo confrontarsi con i diversi aspetti della mafia. Si comincia da piccolissimi: si è subito vittima di un perverso meccanismo che tende a rovesciare i valori, isolando chi parla di progresso, di lavoro, di impegno, e facendo assurgere al ruolo di protagonista chi commette azioni, anche minime, contro la legalità.
Questo processo, nascosto e non dichiarato nelle zone più "pure" della città, diventa manifesto nei quartieri "a rischio": invito chiunque a trascorrere una giornata alla scuola media inferiore di Archi, e ad osservare le prove di "coraggio" alle quali la maggior parte dei bambini (perchè tali sono) viene sottoposta da miniboss undicenni. Poi, ovviamente, con l’età adulta arriva anche la consacrazione dell’"adeguiamoci": la raccomandazione, il favore del compare ed i panegirici vari diventano consuetudine, abitudine, normalità.
Comprare il giornale ogni mattina per sapere "quanti ne hanno ammazzati", un intrattenimento puro, tanto "noi da queste cose siamo fuori".E’ logico, e normale che un imprenditore come mio padre venga eliminato al più presto: figura ampiamente scomoda che può alterare il regime delle cose, una volta, ovviamente, che lo si è adeguatamente sfruttato mediante un’altra delle storiche prodezze, quella del taglieggiamento. E intanto noi soffriamo: soffriamo nel vedere la gente proclamare che in Calabria la mafia non esiste, soffriamo nel guardare i quadri di ottimismo dipinti da artisti nostrani che occupan importanti poltrone, soffriamo per l’abbandono dello Stato, presente con tutte le sue armi quando si tratta di rifocillare le proprie casse, ma che per il resto si affida completamente al coraggio impotente di pochi pionieri. No, non sono queste le strade da percorrere: la mafia esiste,e non è semplicemente un’organizzazione criminale, non è la sola mano autrice dei delitti, dei soprusi, dei diritti calpestati. E’ uno status culturale, una presenza costante ed indelebile a livello sociale, e coinvolge tutte le funzioni della città ad ogni livello: ogni vittima, ogni nuovo crimine commesso da questa entità non è, soprattutto non deve essere, trasformato in una questione isolata, in un "non è successo a noi". Un singolo omicidio è una sconfitta dell’Istituzione, ma anche del singolo cittadino, e il continuo scrollarsi di dosso ogni responsabilità, o l’accettare passivamente una situazione perchè "si sa come vanno le cose", corrisponde ad una tacita ma piena accettazione del fenomeno mafia.
Mi rendo purtroppo conto che se di questo fenomeno non si sono saggiati i tremendi effetti, non si può comprendere a fondo cosa vuol dire essere vittime. Oltre alla prima condana, quella di sentire ovunque la presenza maledetta, la nuova coscienza acquisita ce ne porta molte altre.
In sostanza, il delitto è che noi orfani della mafia moriamo insieme ai nostri padri: possiamo anche metterci tutta la nostra volontà, possiamo cercare di combattere, come spesso ci sentiamo ripetere (ma contro chi, vorrei dire io, e soprattutto con quali armi? Siamo troppo deboli), ma non possiamo mai uscire dalla nostra tragica realtà; nove volte su dieci non sappiamo nemmeno perchè è morto nostro padre, abbiamo visto la polizia solo una volta, il giorno dell’omicidio, siamo sottoposti agli atteggiamenti sospettosi di tanta e tanta gente che ragiona secondo gli schemi "se l’hanno ucciso qualcosa l’avrà fatta", dobbiamo aver paura anche di cercare conforto presso quei pochi che si dimostranon nostri amici, perchè potrebbe succedere qualcosa anche a loro: io stesso, prendetela come affermazione paradossale, falsa o come volete, mi ritrovo a volte a pensare che in fondo sono stato fortunato, che questa guerra civile (perchè tale è) ha creato orfani ben più giovani di me, ha disgregato totalmente intere famiglie trascinandole verso la rovina irreversibile.
Già mi ritrovo a pensare a me stesso, dopo anni di studio, di progetti e di sogni per l’avvenire, come ad un essere la cui esistenza è totalmente nelle mani di altri,che sono magari di gran lunga inferiori, sotto tutti gli aspetti. Si capisce come restiamo confusi, a metà tra l’irato e il rassegnato quando sentiamo parlare di miglioramento delle condizioni di vivibilità della città o dell’esercitazione dei diritti del cittadino: alla persona che più avevamo cara al mondo è stato sottratto il diritto fondamentale ed elementare, ovvero il diritto alla vita! E se all’amore verso il padre si aggiunge la stima verso l’uomo, se quella stessa persona che è stata crivellata di colpi era anche il nostro modello ideale, come si può pensare allora a oi come a delle persone che possono condurre una vita normale, o comunque come l’avevamo sognata? Ed i mille interrogativi che ci assillano continuamente, restare, continuare, fuggire, cercare di comprendere, soccombere, come possiamo toglierli dalla nostra mente? Certo, qualcuno dice che siamo sciocchi: basta riempire i moduli per il pagamento della tassa di successione, e poi si vedrà.
Del resto è l’unica risposta che ci viene fornita, nella quasi totalità dei casi …Abbiamo perso, dunque?
Verrebbe da dire di si. Ma i segni di una silenziosa, tangibile voglia di riscatto nella nostra città ci sono. Ritengo positivo, ad esempio, ogni momento di discussione sul problema, anche inconcludente, basta che generi interesse, perchè non è mai inutile parlare di mafia in una città che spesso non il coraggio di confessare di essere sottomessa a quest’ultima. E pensare che questo dovrebbe essere solo il primo passo.
Gabriele S.
(‘Ndrangheta, fiction, storia, memoria, Figli di Boss. Salvatore Paolo Putortì – Edizione: l’Inchiesta (mensile di cronaca))
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It’s a little bit funny this feeling inside
I’m not one of those who can easily hide
I don’t have much money but boy if I did
I’d buy a big house where we both could live
If I was a sculptor, but then again, no
Or a man who makes potions in a travelling show
I know it’s not much but it’s the best I can do
My gift is my song and this one’s for you
And you can tell everybody this is your song
It may be quite simple but now that it’s done
I hope you don’t mind
I hope you don’t mind that I put down in words
How wonderful life is while you’re in the world
I sat on the roof and kicked off the moss
Well a few of the verses well they’ve got me quite cross
But the sun’s been quite kind while I wrote this song
It’s for people like you that keep it turned on
So excuse me forgetting but these things I do
You see I’ve forgotten if they’re green or they’re blue
Anyway the thing is what I really mean
Yours are the sweetest eyes I’ve ever seen
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… dovevi proprio vivere male con me per "scappare" a quel modo …
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Stare insieme a te è stata una partita,
va bene hai vinto tu, tutto il resto è vita.
Ma se penso che l’amore è darsi tutto dal profondo
in questa nostra storia sono io che vado a fondo.
Ci vorrebbe un amico
per poterti dimenticare,
ci vorrebbe un amico
per dimenticare il male,
ci vorrebbe un amico
qui per sempre al mio fianco,
ci vorrebbe un amico
nel dolore e nel rimpianto.
Amore, amore illogico, amore disperato,
lo vedi sto piangendo, ma io ti ho perdonato.
E se amor che a nulla ho amato, amore, amore mio perdona
in questa notte fredda mi basta una parola.
Ci vorrebbe un amico
per poterti dimenticar,
ci vorrebbe un amico
per dimenticare il male,
ci vorrebbe un amico
qui per sempre al mio fianco,
ci vorrebbe un amico
nel dolore e nel rimpianto.
Ma vivere con te è stata una partita
il gioco è stato duro comunque sia finita
ma sarà la notte magica o forse l’emozione
io mi ritrovo solo davanti al tuo portone.
Ci vorrebbe un amico
per poterti dimenticar,
ci vorrebbe un amico
per dimenticare il male,
ci vorrebbe un amico
qui per sempre al mio fianco,
ci vorrebbe un amico
nel dolore e nel rimpianto.
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Love rescue me
Come forth and speak to me
Raise me up and don’t let me fall
No man is my enemy
My own hands imprison me
Love rescue me
Many strangers have I met
On the road to my regret
Many lost who seek to find themselves in me
They ask me to reveal
The very thoughts they would conceal
Love rescue me
And the sun in the sky
Makes a shadow of you and I
Stretching out as the sun sinks in the sea
I’m here without a name
In the palace of my shame
Said, love rescue me
In the cold mirror of a glass
I see my reflection pass
See the dark shades of what I used to be
See the purple of her eyes
The scarlet of my lies
Love rescue me
Yea, though I walk
In the valley of shadow
Yea, I will fear no evil
I have cursed thy rod and staff
They no longer comfort me
Love rescue me
Sha la la…sha la la la
Sha la la la…ha la la…
Sha la la la…sha la la la
Sha la la la…sha la la
Sha la la la…sha la la la
Sha la la…
I said love, love rescue me
I said love
Climb up the mountains, said love
I said love, oh my love
On the hill of the son
I’m on the eve of a storm
And my word you must believe in
Oh, I said love, rescue me
Oh yeah, oh yeah, oh yeah…
Yeah I’m here without a name
In the palace of my shame
I said love rescue me
I’ve conquered my past
The future is here at last
I stand at the entrance
To a new world I can see
The ruins to the right of me
Will soon have lost sight of me
Love rescue me
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Baby, I see this world has made you sad
Some people can be bad
The things they do the things they say
But baby, I’ll wipe away those bitter tears
I’ll chase away those restless fears
And turn your blue skies into gray
Why worry
There should be laughter after pain
There should be sunshine after rain
These things have always been the same
So why worry now
Why worry now
Baby, when I get down I turn to you
And you make sense of what I do
And all the isn’t hard is the same
But baby, just when this world seems mean and cold
Our love comes shinning red and gold
And all the rest is by the way
Why worry
There should be laughter after pain
There should be sunshine after rain
These things have always been the same
So why worry now
Why worry now
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I hope you’re feeling happy now
I see you feel no pain at all it seems
I wonder what you’re doin’ now
I wonder if you think of me at all
do you still play the same moves now
or are those special moods
for someone else
I hope you’re feeling happy now
just because you feel good
doesn’t make you right
just because you feel good
still want you here tonight
does laughter still discover you
I see through all the smiles
that look so right
do you still have the same friends now
to smoke away your problems and your life
oh how do you remember
me the one that made
you laugh until you cried
I hope yo’re feeling happy now
just because you feel good doesn’t make you right
just because you feel good still want you here tonight
I wonder what you’re donig now
I hope you’re feeling happy now
I hope you’re feeling happy now
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Avrei voluto un finale diverso
Almeno con te – diverso per me
Piango perché
Io resto senza te
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Dammi solo un minuto un soffio di fiato un attimo ancora
Fa male dirselo
ora che venti avversi soffiano sulla nostra fiaccola
Si spengono
sogni in un casetto di un castello per noi diventato bettola
come una favola, non si modifica
versa l’ultima lacrima
prima che il vento porti via con se’ l’ultima briciola
del nostro amore
dove, non c’è più sole e l’aria è gelida
resto solo alla mia tavola pensandoti
sento già i brividi adesso abbracciami
basta nascondersi dietro parole a volte inutili
si è spento il fuoco che scaldava i nostri cuori credici
ho il tuo profumo sulla mia pelle
non vedo più nel cielo le tue stelle che brillavano
non vedo più i tuoi occhi che risplendono
quando con i miei si incrociano segnan l’epilogo ricordi
che dentro le tue lacrime nascondono l’ultimo fremito
Dammi solo un minuto un soffio di fiato un attimo ancora
Stare insieme è finito abbiamo capito ma dirselo è dura
Voglio spiegarmi
adesso dammi solo un minuto per levarmi
questo sapore amaro dal palato
sapore di passato di un amore sciupato
di qualche cosa di perfetto che poi è cambiato
non so di chi dei due possa esser la colpa
non mi importa , adesso ascolta
ciò che conta è non bagnare con le lacrime una fiamma morta
che si è già spenta
potremmo piangere domani senza che l’altro ci senta
e attenta
questo non vuol dire che sia solo tu a soffrire
ma penso che star male adesso non possa servire
per poterci riunire non è che voglia fuggire ma preferisco
non mentire è tardi per capire
perché ad un tratto è arrivato il maledetto freddo
che col suo ghiaccio ha coperto ciò che abbiamo fatto e detto
e nel suo viaggio si è portato il nostro caldo
con te vivevo un sogno ma ora sono sveglio
come mai i tuoi occhi ora stanno piangendo
Versa l’ultima lacrima prima che il vento porti via con se l’ ultima
briciola
dimmi che
era un sogno e ci stiamo svegliando&
con te vivevo un sogno ma ora sono sveglio&
Dammi solo un minuto un soffio di fiato un attimo ancora
Stare insieme è finito abbiamo capito ma dirselo è dura
Dammi solo un minuto un soffio di fiato un attimo ancora
Stare insieme è finito abbiamo capito ma dirselo è dura
Dammi solo un minuto un soffio di fiato un attimo ancora
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I was her she was me
We were one we were free
And if there’s somebody calling me on
She’s the one
If there’s somebody calling me on
She’s the one
We were young we were wrong
We were fine all along
If there’s somebody calling me on
She’s the one
When you get to where you wanna go
And you know the things you wanna know
You’re smiling
When you said what you wanna say
And you know the way you wanna play
You’ll be so high you’ll be flying
Though the sea will be strong
I know we’ll carry on
Cos if there’s somebody calling me on
She’s the one
If there’s somebody calling me on
She’s the one
When you get to where you wanna go
And you know the things you wanna know
You’re smiling
When you said what you wanna say
And you know the way you wanna say it
You’ll be so high you’ll be flying
I was her she was me
We were one we were free
If there’s somebody calling me on
She’s the one
If there’s somebody calling me on
She’s the one
If there’s somebody calling me on
She’s the one
Yeah she’s the one
If there’s somebody calling me on
She’s the one
She’s the one
If there’s somebody calling me on
She’s the one
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E…
Vuoi da bere
Vieni qui
Tu per me
Te lo dico sottovoce
Amo te
Come non ho fatto in fondo
con nessuna
resta qui un secondo
E…
se hai bisogno
e non mi trovi
cercami in un sogno amo te
quella che non chiede mai
non se la prende
se poi non l’ascolto
E… uo… e….
sei un piccolo fiore per me
e l’odore che hai
mi ricorda qualcosa
va bè…
non sono fedele mai
forse lo so
E…
quando sento
il tuo piacere che si muove lento
ho un brivido
tutte le volte che il tuo cuore
batte con il mio
poi nasce il sole…
E… uo… e….
ho un pensiero che parla di te
tutto muore ma tu
sei la cosa più cara che ho
e se mordo una fragola
mordo anche te
uo… E…
sei un piccolo fiore per me
se l’odore che hai
mi ricorda qualcosa
va bè…
non sono fedele mai
e ora lo so
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Può darsi ch’io non sappia cosa dico, scegliendo te – una donna – per amico, ma il mio mestiere è vivere la vita che sia di tutti i giorni o sconosciuta; ti amo, forte, debole compagna che qualche volta impara e a volte insegna. L’eccitazione è il sintomo d’amore al quale non sappiamo rinunciare. Le conseguenze spesso fan soffrire, a turno ci dobbiamo consolare e tu amica cara mi consoli perchè ci ritroviamo sempre soli. Ti sei innamorata di chi? Troppo docile, non fa per te. Lo so divento antipatico ma è sempre meglio che ipocrita. D’accordo, fa come vuoi I miei consigli mai. Mi arrendo fa come vuoi ci ritroviamo come al solito poi Ma che disastro, io mi maledico ho scelto te – una donna – per amico, ma il mio mestiere è vivere la vita che sia di tutti i giorni o sconosciuta; ti odio forte, debole compagna che poche volte impara e troppo insegna. Non c’è una gomma ancor che non si buchi. Il mastice sei tu, mia vecchia amica. La pezza sono io, ma che vergogna. Che importa, tocca a te, avanti, sogna. Ti amo, forte, debole compagna che qualche volta impara e a volte insegna. Mi sono innamorato? Sì , un po’. Rincoglionito? Non dico no. Per te son tutte un po’ squallide. La gelosia non è lecita. Quello che voglio lo sai, non mi fermerai Che menagramo che sei, eventualmente puoi sempre ridere poi Ma che disastro, io mi maledico ho scelto te – una donna – per amico, ma il mio mestiere è vivere la vita che sia di tutti i giorni o sconosciuta; ti amo forte, debole compagna che qualche volta impara e qualche insegna.
Lucio Battisti
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Da una discussione a tre di ieri sera, ne esce che la mia vita è: "un acchiappasogni all’inferno"
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Interessante l’idea espressa su indymedia.
Che strani papa contro la scienza quando caxxo li pare a loro. Per 25 anni ho rotto il caxxo alla scienza ma quando mi sentivo male invece di andare a Lourdes mi facevo curare secondo la medicina scientifica – ipocrita
Come non dargli ragione?


















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