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Non funziona

Non funziona

Se sei uno sviluppatore, quante volte ti sei sentito dire il generico “Non funziona” ? Il sottoscritto, negli ultimi 27 giorni … parecchie volte.
Non sono il tipo di persona presuntuosa che si mette nella classica posizione del “io non sbaglio mai”, anzi tuttaltro, cerco sempre di avere un approccio flessibile e quanto più possibile comprensibile nei confronti di tutti, clienti compresi. Ne discende che sicuramente ho le mie colpe per essermi sentito dire così spesso “non funziona”.

Ciò che noto, però, è che sempre più spesso il “non funziona”, il “lo voglio fatto così” (altra tematica cara a noi sviluppatori) è la frase cui tutti si riempiono la bocca, spesso senza avere la minima cognizione di causa su quelli che potrebbero essere gli effetti sul sistema che stai sviluppando.

Entriamo nel dettaglio: cosa vuol dire “non funziona” ?

Da un punto di vista tecnico, può voler dire tutto e niente.
Dal punto di vista del cliente/utente vuol dire una cosa una cosa precisa: il software non fa quello che ci si aspetta.

Il nodo del problema sta tutto qui: il diverso punto di vista. Chi circuita nel mondo dello sviluppo ha bisogno di certezze, di precisione quasi matematica, nella segnalazione della problematica (che deve essere riscontrabile sempre e comunque e non random). Chi, invece, è dall’altro lato della scrivania si aspetta “tutto e subito”, ed oltretutto non ha spesso quella flessibilità mentale di cercare di capire che spendere 5 minutini in più per descrivere esattamente cosa sia successo sul sistema, facilita il lavoro a chi il problema dovrà andare a risolverlo e, conseguentemente, anche a chi il problema l’ha segnalato.

Sto sviluppando una personalissima idiosincrasia verso il “non funziona”. Speriamo passi presto, perchè è una prassi troppo comune per sperare che il cliente medio, l’utente medio, possano improvvisamente illuminarsi d’immenso (cit.)

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Posto fisso sì, posto fisso no

Questa storia della polemica sul posto fisso sta diventando, a mio modo di vedere, sempre più stucchevole. Mi trovo daccordo con Lorenzo, quando parla di:

generazione “comoda” in cui la maggior parte non ha dovuto far dei sacrifici perchè mamma e papà hanno messo da parte qualche soldo

Non mi capacito, ma tutte le persone che sento lamentarsi, hanno mai avuto a che fare con un dipendente medio della PA? Forse la mia esperienza in INPS, di nuovo, mi ha segnato oltre modo, ma ricordo perfettamente come si comportavano i dipendenti della sede centrale qui a Roma.

Bisogna mettersi nell’ottica che il mercato del lavoro è cambiato, ed è stato anche per demerito nostro e dei nostri genitori.
Bisogna mettersi nell’ottica che la società è cambiata, non viviamo più negli anni ’70, bensì viviamo una realtà fatta di egoismi ed egocentrismi, troppo poco caratterizzata dal concetto di “comunità”, troppo delineata dal paradosso dell’io.

Ed è quindi per questo che io sono contrario al posto fisso, perchè ci si deve mettere in testa, soprattutto noi giovani, che per poter uscire dalla crisi in cui ci siamo involontariamente trovati dentro, dobbiamo assolutamente fare di più.

Certo, senza dimenticare però, che ci vogliono più garanzie, come ha giustamente sottolineato Monti – sebbene questo passaggio sia “sfuggito” al potentato dei media.

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Consulenza: il cliente non ha sempre ragione

Il “mercato” web, da non confondere con il mercato del pesce (molte web-agency hanno ancora qualche dubbio in merito), è in continua evoluzione: sempre più persone capiscono le potenzialità di questo canale di business per cui decidono di realizzare il sito web personale o della propria azienda.

La parte di accounting (passatemi il termine) è molto complessa, perchè se a portarla avanti non è un esperto del settore o anche solo una persona che abbia una certa idea di come funzioni il mondo web, si rischia di “andare sotto” al budget del progetto o di vendere funzionalità molto complesse da realizzare, quindi sotto-dimensionando la rilevanza di ciò che si propone.

Questi sono problemi classici, che però non vogliono essere il tema di questo post.
Voglio piuttosto concentrarmi sulla sottile linea che divide chi fa ciò che il cliente vuole e chi invece riesce nell’intento di fornire una vera consulenza.

Partiamo da quanto scrive Alessandra Colucci sul suo blog:

Se un’organizzazione o un professionista si rivolge a un consulente o a una agenzia è (o dovrebbe essere) spinto dalla consapevolezza di averne bisogno per il fatto che non possiede le competenze necessarie per provvedere da solo a delineare e implementare le opportune strategie per raggiungere gli obiettivi che si è prefissato [esattamente come nel caso di medici e avvocati].

Esistono varie tipologie di clienti; nella mia vita professionale mi sono interfacciato con almeno due di loro:

- i clienti che pensano di saper sviluppare un sito perchè in passato hanno usato Dreamweaver o FrontPage e quindi si sentono in diritto di mettere bocca su tutto;
- i clienti che tirano sul prezzo di ogni singola virgola;

La prima tipologia è quella più pericolosa, perchè saccente e presuntuosa; una tipologia di persone/clienti che credono di poter decidere cosa sia meglio o peggio senza ascoltare il consiglio di chi lo fa per professione. Un po’ come quando si va da un medico, riceviamo la ricetta per delle pillole per il mal di testa e di nostra sponte decidiamo che lo stesso mal di testa sia provocato da altro, per cui assumiamo medicine che, magari, si rivelano veleno.

La seconda tipologia, invece, è quella che non capisce che creare un sito web o una web application, non è nelle capacità di tutti. Noi siamo gli artigiani del duemila: affidarsi alle web agency che vendono siti web a 500 euro o agli amici che te lo fanno gratis, è un pò come comprare la cucina in quei mobilifici sotto marca dell’Ikea.

In entrambi i casi, per la troppa foga di vendere o per la poca personalità/esperienza nel far capire al cliente quale sia la strada migliore da seguire, rischiamo di perdere il nostro ruolo di artisti/artigiani, in favore di uno status che potrebbe diventare anche controproducente. Difatti la domanda da porsi è: una volta terminato il lavoro, è degno dell’immagine della mia azienda o della mia attività da freelance?

Se la risposta è no, beh, allora abbiamo fatto davvero un pessimo lavoro.

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Essere freelance, vivere da freelance

Sono passati oramai 7 mesi da quando ho scelto di intraprendere la via del freelance, scevro da qualsiasi impegno di dipendenza schiavistica da quelle società di consulenza che hanno saturato [e per certi versi rovinato] il mercato della produzione software.

L’infografico che riporto qui sotto mi ha molto stupito, perchè mi ritrovo esattamente sia nella statistica, sia nella quantità di ore lavorate, sia negli obiettivi di medio termine (a proposito, a breve ci saranno belle novità!).

Sicuramente non mi ritrovo nel costo orario, ho dovuto nettamente decurtare la mia tariffa, o comunque rimodularla a seconda dei clienti e della loro posizione geografica.
Ho incontrato parecchie difficoltà, sicuramente mi sono dovuto armare di tantissima forza di volontà perchè proseguire lavorando soli non è facile.
Comunque sono ancora qua :)

Freelance infografico

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Eppur si muove: proteste precarie

Ieri sono successi due fatti molto interessanti: ovviamente i giornali (repubblica in primis) si sono guardati bene dal pubblicare i video integrali, concentrandosi, più che altro, sui fatti che hanno riguardato il ministro Brunetta.

Inutile riportare la cronologia dei fatti, esiste del materiale video che attesta tutto.
Voglio però spendere due parole su quanto avvenuto. In primis, si dimostra che la nostra classe dirigente è vecchia, parassitaria, e non ha per niente capito cosa siano i social network ed i nuovi canali di comunicazione (d’altronde si parla ancora di guardare i video sulle cassette, nell’epoca dei blu-ray). E’ una classe politica presuntuosa, aggressiva, oligarca, non propensa all’umiltà nè tantomeno ad ammettere l’errore (e questo vale sia per il PDL, sia per il PD, considerato che il suo segretario Bersani sono giorni che millanta di aver vinto il referendum – ed è una cosa vergognosa).
Secondo: il comportamento del ministro si commenta da solo, si dovrebbe dimettere e, visto che ci siamo, dovrebbe essere esposto in piazza al pubblico ludibrio. Questo perchè il popolo è stufo di essere preso in giro, di non avere stabilità; siamo stufi di essere precari.
Infine, forse mi fa più tristezza di tutti quella ragazza all’ingresso del Macro che dice ai precari “io sono la responsabile della logistica di questo evento” – e poi si dimena nel gridare “ma che fate? così non risolvete nulla” .. ed è questo il male peggiore dell’italia: tutte quelle persone asservite che non capiscono che i precari sono il primo caso, il primo esempio, di ciò che saremo tutti noi domani … la Grecia!

Stracquadanio, politico PDL, commenta i social network:

e visto che il sig. Stracquadanio parla di Brunetta come di un amico, ecco cosa ha combinato il nostro ministro:

ed ecco come il ministro stesso commenta i fatti e le proteste (non posso non dire che ha una visione tutta sua della realtà):

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Il problema spazzatura a Reggio Calabria, la gente che dice?

In questi giorni sono stato un pò impegnato. Ne ho approfittato per un paio di giorni di relax in terra patria, Reggio Calabria.

La città è avvolta nella “magica” energia pre-elettorale.
Una premessa è dovuta: in una città di media grandezza come Reggio Calabria (circa 180 mila abitanti), le elezioni amministrative sono una manna dal cielo per risolvere il problema della disoccupazione.

Ecco perchè in questi giorni ho respirato aria di demagogia e populismo, con questo o quel reggino che patteggiava per questo o quel partito politico.
La verità di fondo, però, è che nessuno sta più facendo comizi in piazza (o comunque non ne sono a conoscenza), nessuno sta presentando uno straccio di programma dettagliato, nessuno sta parlando dei problemi reali della città.

Pensate che la spazzatura sia uno di questi?

Problema spazzatura a Reggio Calabria: il giorno di Pasqua 25/04/2011

Reggio Calabria: problema spazzatura via Sbarre Centrali

Non saremo paragonabili alla situazione di Napoli, eppure è un problema, quello delle discariche e della raccolta differenziata, che andava affrontato prima.

Ma non voglio prendermela solo con i politici, sarebbe riduttivo e non centrerebbe, probabilmente, nemmeno il problema.
Voglio espressamente tirare in ballo i vari giornali e giornalisti che lavorano in questa città. Ma è pensabile che ci sia questo grave problema e nessuno ne scriva? E’ possibile che ci si occupi solo di arresti di ndrangheta e di questo o quel politico che presenzia ad una generica manifestazione?

Ritengo sia inconcepibile che la società civile non faccia sentire le proprie ragioni, le proprie problematiche, i propri sentimenti.
Non è pensabile continuare a vivere in questo torpore.

Reggio svegliati!

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Benvenuto Nello Musumeci: nuovo sottosegretario al lavoro

Nello Musumeci - nuovo sottosegretario al lavoro

Ve lo dico subito, ho perso il conto dei sottosegretari presenti nell’attuale governo – magari qualcuno di voi potrà illuminarmi.

Fatto sta che oggi la Destra entra ufficialmente nel governo, con la nomina del catanese Nello Musumeci quale nuovo sottosgretario al lavoro.

Ecco le dichiarazioni del neo sottosegretario:

«Sono grato al presidente Berlusconi e ai signori ministri che hanno voluto, con la mia nomina, riconoscere alla Destra un ruolo di responsabilità per contribuire alla crescita sociale ed economica del nostro Paese in un momento di così grande difficoltà. Allo stesso modo voglio esprimere, con emozione vera, la mia gratitudine a Francesco Storace e alla classe dirigente del mio partito perché questo risultato è di tutti e ci impegna a diventare protagonisti di una stagione di riforme per il Paese». Lo ha dichiarato Nello Musumeci a commento della odierna sua nomina a sottosegretario di Stato al Lavoro.

«Ho già sentito il ministro Sacconi – ha aggiunto Musumeci – al quale ho fin da subito offerto leale collaborazione e assicurato il massimo impegno. Per La Destra poter collaborare ad affrontare questioni sociali è una sfida nella quale profondere passione».

Due considerazioni a margine.
La prima: ma a quale crescita sociale ed economica fa riferimento il nostro nuovo sottosegretario? Qui mi pare che sia più importante legiferare per rendere la legge *non* uguale per tutti, piuttosto che pensare veramente ai problemi del popolo.

La seconda: oltre ad aver perso il conto dei sottosegretari di questo governo, ho anche perso il conto del numero di siciliani al governo (tra ministri, sottosegretari, e compagnia cantando). Ma dico, fare qualcosa per il sud italia?!

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INPS: Certificati medici online

E’ comparsa ieri la notizia che il sistema dei certificati medici online, fornito da INPS, è andato in tilt (anche se le spiegazioni di Adele Sarno sono molto maccheroniche).

La questione è molto ma molto più semplice di ciò che sembra – e parlo sulla base dell’esperienza lavorativa su progetti, anche di grandissima rilevanza lì dentro.

Il fine ultimo delle società di consulenza che vincono gli appalti per la fornitura dei servizi ad INPS, non è formare, nè tantomeno realizzare un buon prodotto, bensì fare più profitti possibili. Per questa ragione, si sceglie di posizionare gente inesperta, poco professionale ed in generale senza studi adeguati*, il cui unico compito è dire “si” al dirigente INPS di turno, senza fornire una vera e propria consulenza.

Si parte così alla rinfusa, progettando (quando lo si fa), sistemi anche complessi, magari con servizi web sviluppati senza pensare nè ragionare alle conseguenza dell’interazione con altri sistemi, per giungere infine al collasso dei server, allo scarica barile tra società, sviluppatori, coordinati, capi area, commerciali, ecc. ecc.

Quello che succederà in conseguenza dell’articolo che ho linkato prima, è che a breve usciranno tutta una serie di statistiche, su base regionale, a dimostrazione che comunque il sistema funziona, che i dati sono stati inviati, ecc. ecc.

stay tuned

*: questa non vuole essere assolutamente una critica verso coloro i quali non possiedono una laurea. Anzi, conosco tantissimi bravi sviluppatori non laureati che fanno benissimo il loro lavoro. Mi riferivo piuttosto al fatto che, tendenzialmente, su 10 progetti, 9 di questi vengono coordinati da gente non laureata (e ci sarà pure un motivo, se la maggior parte dei progetti poi finiscono male).

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Il precariato è una questione di dignità: il caso INPS

Il bagno dell'INPS, via Liszt Roma

Via Liszt 34, Roma.
La foto che vedete qui sopra non è il bagno di uno stadio o uno qualsiasi dei bagni pubblici comunali, noti per la loro “pulizia”.

Quello che vedete qui sopra è il bagno del 5° piano del palazzo che INPS usa per “alloggiare” i consulenti esterni (pagati da noi cittadini).

Erano le 5 di pomeriggio di una qualsiasi giornata di Luglio quando scattai questa foto. Ad oggi la situazione è ancora questa: nei bagni manca (spesso) la carta igienica, manca il sapone, finanche il porta sapone. Le stanze, tuguri nei quali tanti, come me, si sono ritrovati a lavorare, vengono pulite una volta ogni 4/5 mesi – e bisogna pure essere fortunati ed in buoni rapporti con il personale delle pulizie, anche loro poco colpevoli della situazione in essere (pensate che spesso si trovano a lavorare senza prodotti nè buste della spazzatura, trovandosi ad arrangiarsi come meglio possono).

L’INPS e la situazione lavorativa dei suoi consulenti esterni sono saltati agli onori della cronaca mesi e mesi orsono grazie a questa puntata di Report (min 4:24). Da quel giorno, i dirigenti INPS si sono “accorti” che il loro universo era (ed è) costellato da miriadi di società che subappaltano il lavoro dalle grosse aziende che hanno vinto i bandi di gara per la fornitura di servizi.

I dirigenti INPS si diedero, per questa ragione, un codice etico, uno strumento che impose alle società sub-appaltanti la contrattualizzazione e regolarizzazione di tutti quei giovani che lavoravano con contratti a progetto. Nacquero quindi contratti a tempo determinato, rinnovati di 6 mesi in 6 mesi, alla stratosferica cifra di mille euro scarsi al mese (se andava bene) con fuori busta di vario tipo per tentare di pareggiare quello che era il corrispettivo a progetto.

Io ero uno dei fortunati, nel senso che non ho mai riscontrato problemi quali ritardo nei pagamenti o diminuzioni della mia tariffa giornaliera, un pò per la serietà dell’azienda con la quale avevo stretto il contratto di consulenza, un pò perchè lavoravo (e lavoro) a partita IVA, per cui il vantaggio fiscale apportato era innegabile.

La logica di base è che le aziende pongono la questione sul “fare un favore” a far lavorare i dipendenti, per cui non importa se lo stipendio è da fame; non importa se vieni pagato ogni 4/5 mesi; non importa se lavori sabato e domenica o 10/12 ore al giorno, senza che ti vengano riconosciuti i giusti emolumenti.

“Recuperi la giornata”, ecco il motto di queste società, che altro non sono che la nuova essenza dello schiavismo.

Non voglio parlare delle false ispezioni (e del fatto che tutti venissero avvisati almeno il giorno prima dell’arrivo degli ispettori, in modo da poter istruire su cosa dire, in modo da poter pulire prima che vedano ciò che non si deve vedere).

Non voglio parlare di come i dirigenti ed i lavoratori INPS utilizzino i tornelli, passando come portoghesi assieme ai consulenti.

Voglio parlare di precariato e di come sia diventato una questione genetica nei lavoratori.

Pur esistendo delle norme sulla sicurezza ben precise, ho lavorato per due anni in stanze sovraffollate, in stanze dove la gente sedeva sui pc perchè mancavano le sedie, stanze dove i cavi di rete erano “volanti” tra un tavolo e l’altro, dove i cavi dell’elettricità erano scoperti, dove, come già scritto prima, la pulizia era un fattore estraneo alla nostra conoscenza.
Durante i mesi estivi si presentò il problema del caldo asfissiante. I miei ex colleghi decisero di fare una riunione per presentare questa problematica al capo progetto. Non pretesero che INPS o Engineering comprassero i condizionatori (ovviamente assenti), piuttosto di volerlo acquistare ma non avere le giuste autorizzazioni per poterlo far passare dai tornelli, facendolo quindi entrare in stanza

Feci presente che i problemi erano e sono altri, il capo progetto mi promise che ci avrebbero trasferito a Ponte Galeria, sede tecnica della società di consulenza Engineering (ovviamente nulla di tutto ciò si verificò).

Il nocciolo della questione è che su questa proposta ci fu una sorta di sommossa perchè molti espressero la loro preferenza a lavorare in un posto indegno, piuttosto che fare i voli pindarici per poter raggiungere la mal collegata sede di Engineering, rischiando di perdere il posto di lavoro.

Comprensibile, ma non condivisibile.

Ne dedussi che il lavoratore medio (delle nuove generazioni) preferisce lavorare nella melma, accettare proposte di lavoro indecorose, lamentarsi perchè è bello farlo, ma non ha alcuna intenzione di lottare per migliorare le proprie condizioni lavorative.

Ed è qui che nasce il nuovo precariato, quello che grazie all’accordo di Mirafiori entrerà a far parte del DNA di tutti i ragazzi che si affacceranno al mondo del lavoro nei prossimi anni. Ed è qui che le aziende più spregiudicate avranno terreno fertile per aumentare i loro profitti, anche in tempo di crisi.

ps: in questo post voglio menzionare e rendere omaggio a tutti quei ragazzi, pendolari, miei ex colleghi, che ogni giorno affrontano un viaggio come Caserta-Roma, Fondi-Roma, per poter semplicemente lavorare.

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Anno nuovo (2011) vita nuova

Il 2010 è terminato già da qualche giorno e le mie “ferie”, se così le si può chiamare, sono virtualmente finite.
L’anno appena passato ha visto un colpo di coda, non solo nella vita di questo paese (vedi le manifestazioni di protesta contro il ddl gelmini e la proposta di marchionne per lo stabilimento di mirafiori) ma anche e soprattutto nella vita di chi scrive.

In controtendenza, mentre la gran parte delle persone che conosco è alla ricerca di un posto di lavoro stabile, del classico “contratto a tempo indeterminato”, ho preferito abbandonare la mia posizione precedente – cioè consulente informatico per Safo-Engineering presso INPS.

Per chi è freelance nello spirito, per chi lavora a partita iva per vocazione e non perchè costretto da questa o quella società, ritrovarsi in un posto “fisso”, lavoro da 8 ore al giorno, 5 giorni a settimana (spesso con sabato e domenica lavorativi), è come sentirsi in gabbia.

Svegliarsi la mattina e “partire” con destinazione EUR era diventato insopportabile.
Non accettavo (e tuttora non accetto) che possano esistere dei sistemi di appalti/subappalti a causa dei quali i ragazzi lavorino in posti indecenti, costretti ad abbassare la testa a qualsiasi tipo di richiesta astrusa, per il semplice fatto di avere lo stipendio a fine mese (senza nessun tipo di tutela).

Non accettavo (e tuttora non accetto) che per darsi un codice etico (leggasi INPS) vengano proposti contratti da fame ai ragazzi di cui sopra, senza possibilità di scelta alcuna, senza riconoscimento di merito alcuno.

Per tutte queste ragioni (ed altre) ho deciso di smettere di calare la testa e, nel mio piccolo, mi ribello a questo sistema.

Mi aspetta un anno difficile, dove cambierà l’ordine della mia vita, ma poco importa – sarà sicuramente una sfida interessante.

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Fini sulla PA

Ieri ho ascoltato con parecchio interesse il discorso di Fini.
Tutti ne parlono, io vorrei solo aggiungere una postilla.

Fini ha parlato anche di PA e di nuove regole per gli appalti pubblici.
Il sottoscritto ha la fortuna/sfortuna di lavorare da due anni come consulente esterno per l’INPS, passando prima per SAFO e poi per Engineering (quindi due livelli di subappalto). Non sto qui a dire che i dirigenti ed i dipendenti INPS entrano ed escono dalle varie sedi senza strisciare il badge, perchè uscirei fuori discorso.
Però voglio dire che esistono delle realtà di società in ritardo anche di oltre due anni sulla consegna finale del prodotto, esistono società che prendono regolarmente appalti per la fornitura di servizi web che poi regolarmente funzionano poco [e male].

E queste società sono ancora lì dentro, intoccabili.
Bene, io proporrei di dare la possibilità anche ad i piccoli di entrare direttamente come fornitori per la PA, senza dover per forza di cose passare per N società che lucrano facendo margine sulla giornata di noi lavoratori

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Lo sciopero dei calciatori

Leggo e riporto la lettera che Aurora Longo ha inviato a calcioblog:

Carissimo Massimo sono Aurora, educatrice asilo nido trentaduenne campana emigrata in Toscana da otto anni in cerca di un lavoro stabile, portavoce dei Movimenti Disoccupati e Precari di Firenze e d’Italia, volevo rispondere a questo tuo pensiero che mi ha tanto colpito perché noi purtroppo non ci sentiamo nemmeno persone, ma solo schiavi, che pur di arrivare a fine mese, anzi a fine giornata, siamo costretti ad accettare di lavorare in qualsiasi condizione.
Oltre a curare i tuoi interessi e leggere i giornali sportivi, ti è giunto all’orecchio delle gravi problematiche sul mondo del lavoro? Volgi lo sguardo oltre il tuo mondo fiabesco?

Negli stadi si osserva, giustamente, un minuto di silenzio, si indossa la fascia nera, si indossano magliette per tanti buoni scopi, si organizzano partite di beneficenza , ma mai e dico mai, un pensiero, una parola, uno striscione, sulle morti bianche, sul lavoro nero, su persone che ogni giorno perdono posti di lavoro. Da oltre due settimane in Italia ci sono precari in sciopero della fame per un lavoro a tempo determinato, retribuito con poco più di 1000 euro al mese per i pochi mesi che forse riusciranno, se fortunati a lavorare durante un solo anno, persone che purtroppo si tolgono la vita perché gli è stata tolta la DIGNITA’, madre che gli viene tolta la figlia neonata solo perché guadagna appena 500 euro al mese.

Noi disoccupati, precari, poveri dobbiamo anzi ci costringono a farlo, arrovellarci su come arrivare a fine mese, combattiamo perché vorremmo una svolta nella nostra Italia e Voi avete deciso di scioperare per motivi a me futili , visto i vostri lauti guadagni che offendono tutti, lavoratori e non. Come faccio a spiegare ad un bambino tifoso, anzi amante del calcio del vostro sciopero, bambino a cui spesso si deve dire NO anche per una semplice bustina di figurine?

Che modello educativo, umano e civico può dare ai tanti giovani questa vostra presa di posizione, visto che siete il loro modello da seguire? Forse potrebbe avere un senso se vi trovaste in prima persona a sostenere fattivamente e personalmente il mondo dei cittadini espulsi dal lavoro che sta’ urlando in varie piazze la loro disperazione, mettendo a disposizione la vostra istanza per ricostruire una società che rimetta al centro dei propri obbiettivi la DIGNITA’ e i DIRITTI di ogni individuo.

E’ giusto che tuteliate i vostri diritti da lavoratore e sicuramente non è colpa vostra se questa società ha generato mostruose diseguaglianze, così mostruose da far indignare le tante migliaia di persone che ogni giorno lottano per sopravvivere qui in Italia e non nel Terzo Mondo. Spero di avere una risposta a questo mio scritto che dia un senso alla vostra iniziativa e al mio sentirmi “ NULLA” per poter ritornar ad essere una fiera tifosa delle squadre di calcio italiane.
Firenze 11/09/2010
Aurora Luongo

Aggiungo solo un dettaglio. Ero solito definirmi schiavo, sbeffeggiato da tutti qui dentro (INPS). Da un pò, ho iniziato a definirmi bracciante informatico.

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Finlandia come l’italia: la connessione ad internet è un diritto

Leggo sulle colonne della BBC che la Finlandia ha recentemente decretato che la connessione ad internet sia un diritto inviolabile di ogni cittadino [finlandese].

Qui si discute di censurare l’informazione, si discute di leggi ad personam, di lavoratori oramai senza dignità che pur di avere un lavoro sono disposti a tutto.

Siamo un bel pò arretrati.

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1 Maggio 2010

Il primo maggio 2010 è passato.
Il mio pensiero, per il prossimo anno, va a tutti quei lavoratori onesti che hanno perso il posto di lavoro a causa degli arresti effettuati dallo Stato nei confronti delle diverse ndrine mafiose.

Problema da non sottovalutare. Lo stato arresta i boss, sequestra le loro attività, però la gente che ci lavora (perchè giù è difficile trovare un’alternativa) resta a piedi e, spesso, con una famiglia da sostentare.

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Ottimizzazioni

Ieri sera discutevo con Marco che un set di icone free scaricato dalla rete, era organizzato in una miriade di sotto directory innestate tra di loro.

Ho suggerito la possibilità di creare una piccola applicazione al fine di risolvere questo problema, andando a ricopiare tutte le icone in una directory singola.

Marco riesce sempre ad ottimizzare alla grande i processi. Mi ha fatto notare che il “Cerca” di windows riesce a fare esattamente la stessa operazione, basta cercare solo ed esclusivamente un determinato formato grafico :)

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dotnecampus 2010

Ieri sono stato al dotnecampus 2010, organizzato da DevLeap assieme ad AspItalia, Microsoft ed altre community ed ospitata nella splendida struttura della Facoltà di Ingegneria di Roma 3.

In linea generale è stato sconfortante osservare come il mondo universitario sia un abisso indietro rispetto al mondo del lavoro che, peraltro, soprattutto nella PA, qui a Roma, è a sua volta quanto di meno innovativo ed aperto che possa esistere.

Se guardassi la conferenza dal punto di vista di chi lavora, il profilo era molto basso ed anche le domande poste ai vari speaker mi avrebbero fatto cadere le braccia a terra (è disarmante già il solo fatto che non si abbia ben chiaro la differenza tra client e server).

La guardo invece dal punto di vista di uno studente, per cui conferenze come queste sono sicuramente utili per capire come muoversi in un mondo, quello dello sviluppo, che di giorno in giorno offre soluzioni sempre più innovative.

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Rimuovere Norton Symantec EndProtecion 11

Premessa: qualsiasi programma della norton io abbia usato [per sbaglio o per imposizioni varie] si è sempre rivelato un cancro per tutte le mie macchine.

In ambienti chiusi da autenticazione Active Directory e, nel mio caso, quando si ha a che fare con realtà come la Pubblica Amministrazione, viene imposta l’installazione di Norton Symantec EndProtection. Per poter eseguire correttamente il processo di disinstallazione di questo software viene richiesta una password, inserita dall’amministratore di sistema.

Per ovviare a questo problema, quando compare il box nel quale si chiede la password, bisogna killare il processo msiexec.exe del proprio utente (mi raccomando, non il processo msiexec.exe dell’utente System).

Magicamente il box scomparirà e sarà possibile disinstallare Norton.

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Roma, la morte di un freelance?

Sono un freelance. Lo sono per spirito ed anche per scelta di vita.

Quando mi laureai scelsi di venire a Roma, nonostante all’epoca un amico me lo sconsigliò fortemente. Lui ha girato, di realtà diverse ne ha viste, avrà avuto l’esperienza dalla sua.

Ma noi calabresi, come diceva Matteo De Augustinis, siamo gente testarda.

Decisi di venire a Roma.
Della città ti innamori, non credo ne esista una più bella ed allo stesso tempo calorosa ed accogliente come la città eterna.

Il contesto lavorativo, invece, è parecchio triste.
La città è morta e sepolta sotto la coltre della PA, dello stato quindi. Migliaia e migliaia di società che quotidianamente, attraverso la loro tratta di schiavi, uccidono le speranze di tante giovani (e non) risorse – come vengono chiamate.

Non esiste l’innovazione tecnologia, anzi spesso ti ritrovi a lavorare su tecnologia vetusta (a parte qualche raro caso illuminato).

I freelance, almeno quelli che ho conosciuto io, i freelance veri, sono davvero pochissimi in giro. D’altronde fare i freelance in queste condizioni è proibitivo – e spesso non viene nemmeno concepito.

In questi giorni sono stato ad un passo dal tornare a Bologna: un lavoro con una tariffa elevata, in una realtà rinominata dello sviluppo .net, gold partner di microsoft (e gold partner seria).

Non è andata bene e mi stupisce il ritrovarmi qui a pensare che mi dispiaccia.
E’ vero, roma uccide i freelance

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Linkedin: offerte indiane

Recentemente ho ricevuto questo messaggio sulla posta del mio account Linkedin:

Date: 1/22/2010
Subject: can we connect through Skype
Hi There,

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We wanted to touch base with you , to figure out if we could be of any assistance to you. Our resources could do a good job at probably half the price you are paying now.

Some links in you could review

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You could download our Corporate Presentation

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You could also review iPhone and other documents here. This is a new concept in the pipeline which we intend to launch very soon.

I am available on skype as xxxxxx, Let me know if we can connect.

Please accept my sincere Apologies if this came across as spam to you.

Thanks,
mr.X
COO at xxxxxx

In questo caso dobbiamo parlare di spam o di reale problema per tutti noi che lavoriamo nell’IT?

ps: nome del CEO, nome della società e siti web vari sono stati omessi (come anche i link).

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