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Jan
9

Perchè non possiamo non dirci mafiosi

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Politica, Riflessioni

Leggo su strill.it un’interessante estratto dal libro “Perchè non possiamo non dirci mafiosi” di Alfio Caruso, edito da Longanesi (2002)

Abbiamo la rara capacità di metterci al centro del mondo, di ritenere che il pianeta giri intorno a noi. Ci viene naturale, non ci costa sforzo. E’ la conseguenza della singolare forma di razzismo sviluppata nei secoli

[cut]

Noi siamo sempre stati i vinti. Vinti da tutti e conquistati da nessuno: non tanto per orgoglio quanto per l’incapacità di sentirci parte di un insieme. Se è vero che ciascuno è la risultante dei libri che ha letto, noi dobbiamo essere la risultante dei libri che non abbiamo letto

[cut]

Ci piacciono i difetti altrui perchè ci confortano nella certezza che nessuno sia migliore di noi. Tuttavia inseguiamo il consenso di chi viene da fuori come i girasoli inseguono la luce. La nostra leggendaria ed asfissiante ospitalità esprime il bisogno ossessivo di sentirci apprezzati, di sapere che siamo considerati unici, come unici riteniamo che siano il nostro sole, il nostro mare, il nostro clima, il nostro cibo, la nostra intelligenza, la nostra astuzia. Sommergiamo l’ospite, qualsiasi ospite, di doni e di carinerie non per esserne ricambiati, ma affinchè agli ci creda sulla parola quando gli racconteremo la nostra verità

[cut]

Siamo sempre stati un mondo a parte. Isolati e soli. Da sempre marginali anche se ci atteggiamo a protagonisti. All’interno di questa società chiusa, le mire e le prepotenze di una minoranza hanno avuto il sopravvento sui sogni, sulle aspirazioni, sui desideri della maggioranza. Dai normanni in poi la classe dominante ha dato il massimo appoggio ad ogni conquistatore. Per un intreccio d’ignoranza, di cecità, di arretratezza civile, solitamente spacciato per superiore qualità umana, gli sfruttati non hanno mai ambito ad eliminare gli sfruttatori, bensì a farne parte. Tutti attratti dall’esercizio della supremazia, che spesso si trasforma nell’esercizio della soverchieria.

[cut]

La mafia racchiude e sublima la zavorra che abbiamo accumulato in trenta secoli di megalomania, di vittimismo, di magniloquenza, di presunzione, di alterigia, di eccesso di intelligenza. Gli “amici” ed i “bravi ragazzi” non hanno inventato il peggio della Sicilia, ne sono semplicemente l’espressione più compiuta

[cut]

La nostra specialità è mescolare le carte, di mettere assieme lo sbirro ed il compare, il vino e la birra, il mare e la montagna. Lo facciamo con la stessa nonchalance del grande baro quando vuole persuadere gli altri giocatori che è stato il buon Dio a mettere l’asso nel suo polsino. Abbiamo un debole per il paradosso nella convinzione che sia il mezzo più spiccio per strappare l’applauso. Siamo talmente persuasi delle nostre sovrastanti qualità da esser ceri di poter sempre abbindolare il prossimo

[cut]

Nel minestrone di ogni giorno si perdono di vista le differenze. Ci hanno insegnato che il confine tra il bene ed il male è sottile ovunque. In Sicilia è inesistente nove volte su dieci. E’ una confusione conveniente: favorisce l’autoassoluzione

[cut]

Il pizzo altro non è che una forma di sottomissione derivata dal comportamento della Chiesa, è mutuato dall’Inquisizione. E’ il funzionario di quest’ultima che, scortato dagli agenti, si fa pagare una multa dallo sventurato, cui viene imputato un peccato veniale. In seguito, per estorcere denaro, beni, moglie, figlie, la mafia non userà neppure lo schermo di una colpa da cancellare: basta ed avanza il suo potere d’intimidazione.

Il pizzo e l’usura sono l’ultimo esempio di un’uniformità verso il degrado. Ciò che sorprende è la rassegnazione di chi subisce. La paura è più forte della concreta volontà di Polizia e Carabinieri di stroncare il fenomeno. L’impraticabile giustizia italiana, prodiga di comprensione e di scappatoie per i mascalzoni, diventa l’alibi per qualsiasi vigliaccheria. Così noi che amiamo dipingerci come anarchici, individualisti, spavaldi ci riveliamo un popolo perennemente in ginocchio

Forse un pò forte, ma mi ha fatto parecchio riflettere e non vedo come, ahimè, non dargli ragione.

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Nov
4

Dell’Utri sulla commissione Antimafia: inno all’omertà!

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Dopo il bacio a Totò, ecco le ultime geniali dichiarazioni di uno tra i molti politici collusi con la mafia:

Su Vittorio Mangano dice:

Era tra le tante persone assunte alle dipendenze di Berlusconi, io lo conoscevo e sapevo che era bravo nella conduzione degli animali, e lì c’erano cani e cavalli. Fu scelto per stare ad Arcore come stalliere e si comportò benissimo
Malato com’era (Mangano è morto in carcere nel 2000 a causa di un tumore) sarebbe potuto uscire dal carcere se avesse detto solo una parola contro di me o Berlusconi. Invece non lo ha fatto. Per me è un eroe, a modo suo

dicasi omertà, caro senatore.

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Jul
24

Salvatore Borsellino sulla scarcerazione di Bruno Contrada

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Riporto da 19luglio1992:

Pochi minuti fa mi è arrivata la notizia della scarcerazione di Contrada, sotto la forma di arresti domiciliari per motivi di salute.
Non posso accettarla, il mio animo si rivolta, il constatare che agli assassini di mio fratello non è bastato ucciderlo ma che stanno anche completando l’opera mi ripugna, mi sconvolge.
Ho voglia di farmi giustizia con le mie mani dato che la Giustizia in questo nostro sciagurato paese non esiste più.
Paolo considerava Contrada un assassino e lo stesso lo considero io e per gli assassini non ci può essere ne perdono ne pietà.
Non è una mia idea, Paolo disse più di una volta ai suoi familiari parlando di Contrada “solo a fare il nome di quell’uomo si può morire”.
Contrada era in carcere, il solo finora a pagare per quei pezzi deviati dello Stato che con la criminalità mafiosa hanno trattato e per portare avanti questa trattativa hanno fatto uccidere Paolo Borsellino e con lui tutta la sua scorta, ragazzi mandati a morire senza nessuna difesa ne possibilità di salvezza da chi sapeva che il carico di tritolo, anzi di Semtex, l’esplosivo usato per le stragi di Stato, era già stato depositato in Via D’Amelio.
Contrada era un simbolo, il simbolo di una Giustizia che qualche volta, solo qualche volta, riesce ad inchiodare i colpevoli.
Adesso quelli che lui ha servito e che sono rimasti fuori dalla galera, che non sono mai stati finora indagati perhè i pochi giudici che hanno tentato di farlo sono stati subito ridotti al silenzio, come ha detto l’altro giorno il giudice Scarpinato al Palazzo Steri di Palermo, sono riusciti a tiralrlo fuori come gli avevano promesso per evitare che potesse parlare e trascinare in galera anche loro.
Avrei potuto accettare che finisse i suoi miseri giorni a casa sua, se anche gli altri avessero pagato, se fossero partite quelle indagini che non andranno mai avanti sui mandanti occulti della strage, su quelli che non si possono chiamare “mandanti esterni” perchè sono “interni” allo Stato ed alla stessa magistratura.
Ma, come disse Sciascia, “lo stato non può processare se stesso” e quello che c’era scritto sull’Agenda Rossa di Paolo consente di tenere in piedi una rete di ricatti che consente di mettere tutte le pedine al posto giusto, di manovrare i pezzi necessari, ed arrivare alla fine della partita.
Se venissero portate avanti le indagini sulle telefonate partite dal centro del Sisde sul Castello Utveggio, Contrada ed tanti altri insieme a lui potrebbero andare in carcere non per concorso esterno in associazione mafiosa ma per concorso in strage e forse sarebbe allora più difficile tirarli fuori dal carcere, sarebbe più difficile concedere anche a loro l’immunità come per le alte cariche dello Stato, se ne potrebbe salvare uno ma non tutti.
Ho eliminato dal mio vocabolario due parole, la speranza ma anche la disillusione, lo scoraggiamento.
Ce ne sono rimaste solo due la parola rabbia e la parola lotta e a gridare la mia rabbia e a lottare continuerò finche avrò voce, finchè avrò vita.

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May
21

Gomorra

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Riflessioni

Con circa 4 mesi di ritardo, anche io ho iniziato a leggere Gomorra.

Giunto a pagina 100, però, sono stato preso da un impulso irrefrenabile di chiudere tutto ed iniziare un altro libro.
Troppo Napoli-centrico, troppo assurdo in alcuni punti (Riina che supplica un camorrista affinchè interceda presso un magistrato, la ‘ndrangheta quasi indicata come vassalla della criminalità campana) ma, soprattutto, non volevo continuarne la lettura perchè mi ha portato a fare un ragionamento talmente assurdo che mi ha fatto stare male.

Scorrendo il romando di Saviano, leggendo di come la camorra sia tanto potente da poter fare il bello e cattivo tempo anche sulle altre organizzazioni di stampo mafioso, mi sono sentito ribollire. Quasi come se venisse messo in discussione il mio “primato”, quello detenuto dalla ‘ndrangheta.

E’ triste e mi fa terribilmente incazzare aver pensato qualcosa del genere.

Vi prego aiutateci. Fate venire l’esercito. Circondateci. Assediateci

ma liberatici !!!

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Apr
8

Elezioni politiche 2008: ecco perchè non voto

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Politica, Riflessioni

Voto – non voto. Voto – non voto.

Alla fine non voterò. Presto detto il perchè.
Premetto che io cerco un candidato che:

1) riduca il numero di parlamentare di almeno la metà;
2) riduca il compenso mensile dei suddetti parlamentari (eliminando le relative agevolazioni di qualsiasi tipo);
3) si impegni per una guerra interna, volta al totale disassembramento delle forze mafiose (siano esse mafia, ndrangheta o camorra) – parallelamente impegnandosi in una forte politica di rieducazione sociale e culturale di tutte le nuove generazioni;
4) punti ad un piano energetico SERIO su tutto il territorio nazionale, estraniandoci da logiche di acquisto e dipendenza da paesi stranieri quali la svizzera e la francia (se fosse il caso, sono favorevole alla costruzione di centrali nucleari ed al potenziamento delle centrali solari in tutto il sud italia);
5) chiuda le frontiere, impedendo a qualsivoglia persona di entrare sul nostro territorio dandosi al malaffare (esclusi tutti i coloro i quali vengono in Italia e riescono a trovare un lavoro onesto);
6) non sia schiavo delle logiche ipocrite, anacronistiche e spesso amorali della chiesa cattolica nella persona del papa e di tutti i suoi sudditi (cardinali e vescovi vari);
7) legalizzi le droghe leggere (di modo da poter incamerare più soldi, strappandoli al crimine organizzato);
8 ) riapra le case chiuse (come sopra);
9) si impegni per una politica nel campo dei trasporti che veda i porti e la viabilità come punti cardine;
10) riduca eventualmente il carico fiscale.

Fatta la premessa, non vedo nessuno in grado di soddisfare anche solo la metà dei 10 punti sopra riportati.
Andremo e andrete a votare sempre i soliti personaggi – noti anche perchè affiliati al malaffare della criminalità organizzata (esponenti presenti sia nelle liste dell’UDC, sia nelle liste del PDL, sia nelle liste del PD).
Andremo e andrete a votare persone che, una volta ottenuta la poltrona, si dimenticheranno di voi e dei vostri bisogni. Si dimenticheranno che non possiamo arrivare a fine mese; si dimenticheranno che non possiamo nemmeno permetterci il lusso di sognare di possedere una casa di proprietà.

Penseranno, in definitiva, solo alla comodità e agli agi della poltrona ricoperta. Personalmente: vi invito tutti a non andare a votare – soprattutto nel caso in cui dobbiate affrontare un lungo viaggio. Non ne vale proprio la pena

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Mar
29

La Calabria come Baghdad

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Guerra di mafia nel crotonese – ed è un fatto!
Storie ataviche mai risolte – ed è un fatto!
Lo stato non ha mai saputo affrontare il problema, o forse non ha mai avuto seriamente interesse – ed è un altro fatto!

Quei geni della DDA, tra chi scende in politica e chi, come Cisterna, ama farsi leggere sui giornali o a comparire in tv, sono talmente ammanicati con certa gente che dubito possano risolvere davvero il problema semplicemente tramite le loro indagini (con il massimo rispetto per chi, come Borsellino, Falcone, Peppino Impastato, sono morti nel perseguire i propri ideali di legalità).

Nel frattempo Veltroni viene in Calabria e afferma di non volere i voti della ndrangheta. Ma chi se ne frega! Pensate solo al voto, solo a questo stramaledetto voto. Eppure la gente muore, la gente deve campare arraggiandosi, sperando di arrivare alla fine della giornata.

E mi fa ridere, RIDERE, lo stato, nella persona soprattutto del viceministro Minniti, che si vanta dell’arresto di questo o quel boss. Ma su, non prendiamoci in giro. Non è arrestato questo o quel superboss che si risolve il problema.

Sto sempre più perdendo la fiducia, perchè vedo che nessuno ha un vero interesse nel liberarci da questa immane piaga.

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Jan
18

Mastella, la Casta e … Dante

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Politica

Oggi Mastella si è commosso durante la sua conferenza stampa, ricordando come fosse giovane sua moglie, emigrata, quando la conobbe – ragazzo sbarbatello in viaggio premio degli zii. Che bel quadretto familiare.

Oggi Mastella ha confermato ciò che disse ieri sera a Matrix, cambiando leggermente toni. Oggi sfida tutti i giornalisti degni di questo nome – sottintendendo che siano pochi – a trovare prove che dimostrino che l’UDEUR non abbia più vizi morali di altri partiti. Già la frase di ieri, mi ha lasciato abbastanza scosso, questa mi ha ricordato un passo dell’Inferno di Dante.

Il vate scriveva:

A vizio di lussuria fu sì rotta
che libito fè licito in sua legge,
per torre il biasmo in che era condotta.
Ell’è Semiramís, di cui si legge
che succedette a Nino e fu sua sposa:
tenne la terra che ‘l Soldan corregge.

Per chi non lo sapesse, Dante si trova nel girone dei lussuriosi, coloro che in vita furono vinti dalla passione. Nei versi citati, fa riferimento a Semiramide, regina degli Assiri, sposa di Nino cui succedette al trono e che promulgò una legge che autorizzava l’incesto, di modo da giustificare le sue stesse perversioni sessuali.

Come la Semiramide dantesca, la casta politica, oggi, applaude chi lancia ferme e gravi invettive contro la magistratura, rea di avergli arrestato la “povera” moglie (sì, sempre quella del Columbus Day da 900mila euro). Come la Semiramide dantesca, Mastella ed i suoi colleghi, oggi, adottano la tattica difensiva del “mi sento una persona per bene, quantomeno quanto altri miei colleghi” (discorso alla Camera di qualche giorno addietro) per giustificare i loro reati, i loro torti ed i loro vizi lussuriosi a spese dei contribuenti italiani.

Sì, sig. Mastella noi crediamo nella magistratura. Nella magistratura pulita: non quella pagata dalla mafia o dalla ndrangheta per coprire certi delitti; nè in quella pagata da voi politici o dalla Chiesa cattolica per coprire certi altri reati (diciamo così …). Le chiedo: possibile che in soli 5/6 mesi si siano sbagliati così tanti magistrati sul suo conto (ad iniziare da De Magistris)??

Rimango allibito: un politico già non dovrebbe fare il politico se in odore di reato, pensiamo poi come faccia a fare il ministro della GIUSTIZIA con plurime accuse di concussioni che gli piovono da ogni dove.

Ah scusate, dimenticavo che viviamo nella repubblica dove un certo andreotti, condannato per mafia (e poi caduto in prescrizione), siede comodamente al Senato e decide, tuttoggi, del destino di questo staterello grazie al suo voto da senatore a vita!

(in collaborazione con Nunzia Calderazzo)

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Nov
23

Per non dimenticare … ecco cosa pensa la gente del SUD di questo stato

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Aug
4

Reggio Calabria: il cambio di prefetto (via De Sena, arriva Musolino)

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il Prefetto arrivò a Reggio subito dopo l’omicidio Fortugno, al cospetto di una terra in ginocchio in cui lo Stato non riusciva più a mostrare con orgoglio e dignità la propria bandiera.
De Sena ha preso questa bandiera strappata, l’ha messa a posto e, soprattutto, l’ha rimessa al proprio posto, per una battaglia dura ma che lo Stato in Calabria sta portando avanti, come dimostrato dalle numerosissime operazioni contro le organizzazioni criminali che sono state compiute e che hanno assicurato alla giustizia pericolosi criminali tra i quali, ad esempio, i responsabili dell’omicidio di Franco Fortugno

L’esempio di Luigi De Sena fa il paio con quello, eroico, di Luigi Rende; entrambi, sia pure in modo diverso nella genesi (facendo riferimento alla commozione ed all’affetto verso la città in precedenza sottolineati da De Sena n.d.r.), sono figli di Reggio.

(via strill.it)

Il viceministro Minniti, lui sì figlio di Reggio, deve aver fatto un corso accelerato a zelig ot similia … Innanzitutto il prefetto De Sena non è e non sarà mai, per quanto mi riguarda, figlio della mia città. Non sono assolutamente daccordo nel "regalo" fattogli dal comune delle chiavi della città! Ma stiamo scherzando?

E’ vero, non vivo la quotidianità della vita della mia città ma certi meccanismi li conosco fin troppo bene.
Ricordo perfettamente che quando De Sena arrivò a Reggio, qualcuno disse che gli sarebbero stati dati poteri illimitati nella pia illusione di risolvere il problema ‘ndrangheta. Nella pia illusione che un uomo, da solo, potesse cambiare una cultura, uno stato di cose che da troppo tempo avvelena la società calabrese, e reggina nello specifico, fin nei suoi figli più piccoli.

Quali sarebbero stati questi poteri illimitati? Il poter gestire le altre prefetture? Coordinare le forze dell’ordine di tutte le province? Cosa avrebbe fatto De Sena fino a oggi?

Torno spesso qui, nella mia terra natìa, eppure lo stato di cose non cambia: i commercianti continuano a pagare il pizzo; la ‘ndrangheta continua a fare il bello ed il cattivo tempo nella mia città – senza nessuno che possa opporvisi.

E De Sena dovrebbe essere un esempio? Perchè?

Solo perchè, a pochi giorni dalla sua rimozione (e già lo vedo gongolante nel lasciare questa città), avrebbe eseguito tutta una serie di arresti contro una famiglia rea di governare il tessuto socio-economico della zona sud della città? E si ricorda solo dopo tot anni di fare arresti? Lo sapete che ora ci sono oltre 100 latitanti in giro per l’Italia?

A Roma sono realmente convinti che sia cambiato qualcosa?
In tal caso invito ufficialmente qui a Reggio, a mie spese, Prodi, Fassino e chiunque altro,  tra quei 900 ladroni (circa),  voglia venire nella città dal più bel chilometro d’ìitalia; giusto per fargli vedere come girano le questioni da questa parte (viaggio rigorosamente alla guida con obbligo di percorrenza di TUTTA la A3) … 

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Mar
2

Benvenuti nella repubblica delle banane

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Premessa: con il presente non si vuole assolutamente offendere alcun abitante delle cosiddette repubbliche delle banane – tipicamente popolazioni latino-americane!!

Sono giorni e giorni che medito sulla pubblicazione di questo post e ciò per tutta una serie di motivi. In primis, all’inizio di questa avventura mi ero posto come primo vincolo il non trattare mai il tema politica: troppo soggetto a facili polemiche e liti, troppo acceso per un posto che vuole semplicemente essere un’ulteriore esperienza di vita e di raffronto con il mio mè nascosto. Inoltre non può non essere presente, quale ulteriore motivazione, il fatto che non sia facile esprimersi correttamente su certi argomenti senza provocare dubbi e false affermazioni.

E’ curioso come si possano individuare determinati periodi storici nelle diverse ere che si succedono. La nostra Patria ha vissuto l’esperienza delle colonizzazioni (greci e normanni prima, austriaci e tedeschi poi), ha visto nascere e innalzare alla gloria il più grande ed efficiente Impero che l’intera Terra abbia mai potuto ammirare. Dopo ci fu il buio assoluto, rovine e violenze ovunque, fino al ritorno di un minimo di tranquillità.

Poi, improvvissamente, una mente illuminata decise che questo lembo di terra così diverso per cultura, storia passata, uomini e volontà, dovesse essere unito in unico regno: il Regno d’Italia. Da lì è stato un evolversi di qualche avvenimento positivo, contornato da tanta corruzione, tanto malaffere, tanto poco interesse verso le regioni meridionali (tanto da creare la cosiddetta "questione meridionale") ed infine una pratica, che perdura tuttoggi, quella nota con il nome di trasformismo!

Ricordo perfettamente tutti i dubbi della massa di caproni che abita questo Paese, ricordo perfettamente quanto detto e fatto nelle piazze durante l’ultimo governo di destra. Ricordo perfettamente che si accusava qualcuno di essere proprietario di tutto in questo Paese, e si osannava l’altro come il nuovo Salvatore. E oggi? Cosa è cambiato? Prima qualcuno sfruttava il potere apertamente, rubava soldi e faceva leggi ad personam (e credo sia innegabile). Oggi in quel posto siede una persona, prima a capo dell’IRI, poi del governo Italiano, poi coinvolto nello scandalo Telecom Serbia (messo a tacere – nessuno nemmeno ricorda cosa sia), poi a capo del governo europeo dopodichè tornato in Patria per salvare questa massa di caproni dal demonio in persona. Presenta un bel progetto, solo che ha di nuovo bisogno dell’ala estrema della sinistra che non è daccordo su molti punti (pacs o dico o come li vogliamo chiamare, guerra si guerra no, economia tasse liberalizzazioni, tav, ecc. ecc.).

Ricordo perfettamente che un certo Mieli disse in tempi non sospetti che il governo sarebbe caduto in Aprile, alla prova sulla guerra in Afghanistan. E così fu. Qualcuno (oddio erano due) ha votato secondo coscienza (è un diritto sancito da una costituzione, per lo più fascista, incoerente e vecchia come questo Paese) e questo qualcuno è stato addirittura buttato fuori dal proprio partito (e poi vorrei spiegato in cosa questi signori risultano diversi dagli uomini delle diverse fazioni politiche). Per questo qualcuno, ahilui, ci troviamo oggi a veder rinascere la vecchia classe dirigente della DC, che ci ha sottomessi, loro dicono governati, da oltre 50anni. E si, perchè il vero uomo di potere, il Salvatore, ha tirato fuori dal cilindro magico il trasformismo. Ha riportato a sinistra un uomo DC di centro che si era presentato alle elezioni con la tanto da lui odiata destra. E lo  ha fatto pur sapendo che quest’uomo non sarà assolutamente daccordo con tantissime posizioni della sinistra estrema, essendo lui (dice) un cattolico (e da qui la prima presa in giro, il non fare i pacs o i dico, che sarebbero stati un passo avanti notevolissimo per l’antiquata società italiana).

Ma daltronde cosa mi posso aspettare da un paese nel quale l’oligarchia politica divide il potere tra gli stessi identici soggetti da 20anni a questa parte. Cosa posso predentere da un paese nel quale viene ammazzato un politico, di nome Fortugno, sposato con una Laganà. Si proprio quella Laganà facente parte di quella famiglia che nella Locride fa il bello e cattivo tempo da anni e anni nel settore della sanità (si proprio quella sanità per la quale si dice sia stato ucciso il marito dalla ndrangheta). Cosa mi posso aspettare da un paese nel quale la stessa Laganà viene inquisita dalla procura antimafia per una storia di compravendita di farmaci mai pagati dalla ASL di Locri.

Ma soprattutto, cosa posso aspettarmi da un paese dove il Salvatore dichiarava nel 2005 "Calabresi non sentitevi soli" e ancora "Situazioni straordinarie richiedono risposte straordinarie: non possiamo limitarci all’ordinaria amministrazione". Ad oggi la mia regione è governata da un tizio, nome Loiero ma questo è un dettaglio, a capo di una giunta nella quale 25 (su 30) assessori sono inquisiti per storie di mafia e nessuno può farlo dimettere. E nonostante tutto ciò viene anche invitato a conferenze sulla ndrangheta, dal capo dello stato e passa sui giornali come un martire per via delle minacce di morte che continua a ricevere.

Cosa posso pretendere?

Benvenuti nella repubblica delle banane …

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