Omertà

Omertà

Giovedì sera ho guardato Piazzapulita in tv: argomento trasversale a tutta la trasmissione, il voto della camera contrario all’arresto dell’On. Cosentino.
Il servizio di Sortino mi ha particolarmente colpito: continuo a vedere servizi dove i giornalisti si recano nei paesi assediati da ndrangheta e camorra, perseverando in quella pseudo inchiesta, fatta di interviste ai cittadini. Domanda ricorrente: “ma qui c’è camorra?”

Mi domando: ma qual è il senso di continuare a porre queste domande? Perchè mettere in difficoltà chi veramente “resta” e vive la quotidianità di certe realtà?
Volete fare una versa inchiesta? Perchè non provate ad aprire un’attività per un mese filmando tutto ciò che succede? Perchè, semplicemente, non riprendete la quotidianità di questi posti, limitandovi a raccontare ciò che vedete?

(la foto è “presa” da blog sicilia)

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Evade il boss di San Luca Antonio Pelle

Da poco i giornali reggini stanno dando la notizia dell’evasione del boss di San Luca Antonio Pelle, condannato a 13 anni di reclusione.

Domanda: ma com’è possibile che un boss venga portato in ospedale e lì resti libero di scappare senza essere piantonato da alcun poliziotto?

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Fortapasc

Giancarlo Siani

Ieri sera abbiamo visto Fortapasc su Rai1.
Bello e tristemente vero, oltre che attuale.

Non ho molti ricordi di quand’ero piccolo, uno però non riesco a togliermelo dalla testa: vivevo a Reggio Calabria, zona sbarre/gebbione/aeroporto (una sorta di triangolo) e potevo avere non più di 8 anni – tanto che ricordo nettamente che quella mattina dovevo andare a scuola.
Ero in cameretta che giravo come tutti i bambini di questo mondo e stavo per uscire sul balcone: arriva all’improvviso mia madre che, chiudendo in fretta e furia le serrande mi intimò di non uscire fuori.

Lì per lì non capii – solo successivamente mi raccontarono che quel giorno uccisero il fabbro che lavorava giusto sotto casa mia (era legato alla cosca dei Libri se non ricordo male). Era l’epoca della guerra di mafia e nel giro di 6 anni (85-91) morirono oltre 700 persone nella sola provincia di Reggio Calabria.

700 persone sono un’enormità: rivedere ieri le immagini della strage del circolo pescatori, mi ha riportato alla mente quella giornata di tantissimi anni fa.

E successivamente la domanda: ma ne vale la pena? vale la pena morire a 26 anni per poi farsi pure ridere in faccia dagli amici che vivono e non hanno il coraggio di Giancarlo Siani?

La risposta la lascio a Corrado Alvaro:

La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile

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Istituto Luce: vieni via con me ospita Maroni

Di comunicazione ne capisco poco, creo software per “vivere” (e notare le virgolette) … però sono attorniato da gente che della comunicazione ne fa il suo pane quotidiano (ed in questo è d’obbligo, ah quanto mi manchi Milea) …

Beh questa premessa per dire, che nel corso della mia esperienza di vita ho imparato che se qualcuno continua a ripetere “io non faccio”, “io non sono solito”, “io qui”, “io lì”, vorrà dire che in realtà quella cosa la fa.

Ed ecco allora che sentire il ministro maroni ripetere che lui non si prende mai il merito di questa o quella cattura di questo o quel boss, mi fa sorgere il dubbio che in realtà …
Per fortuna ci pensa Nicola Gratteri a rispondere:

Gli arresti dell’ultimo anno, come degli ultimi due anni, non c’entrano nulla con l’azione di nessun ministro e di nessun Governo, nè con quello di oggi e nè con quello precedente. Il merito, al 90% quando si fanno operazioni importanti contro la mafia, e’ della polizia giudiziaria”

(via strill.it)

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Matrix istituto luce

Ieri sera, convinto di poter ascoltare il premier a Matrix, mi sono sorbito due ore di maroni che gongolava con un ghigno fastidiosissimo per l’arresto del boss della camorra.

Beh, se sotto il logo di Matrix, avessero scritto ‘Istituto Luce’ invece di ‘Parla Maroni’, poco sarebbe cambiato

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Vieni via con me sulla ndrangheta

Ammetto di non averlo visto tutto, però l’ho registrato sul my sky hd e mi riprometto di guardarlo stasera.
Detto questo, vorrei commentare quanto scritto da Aldo Grasso sul Corriere della Sera di oggi:

Ha radiografato la mafia del Nord (immaginiamo con quanta gioia Roberto Formigoni e il ministro leghista Maroni abbiano ascoltato l’orazione), l’ha descritta come un centro internazionale del narcotraffico, ha citato un po’ a sproposito Gianfranco Miglio, ha fatto un appello alla «parte sana» dei calabresi.
Saviano meglio dell’esordio, ma l’inchiesta che Roberto Iacona aveva fatto a settembre sullo stesso argomento era parsa più efficace. Questione di codici. Linguistici.

Premessa: per chi non lo sapesse, Miglio era quel senatore, fautore del federalismo, che in vita odiava Bossi, e al quale la stessa Lega Nord oggi dedica ed intitola scuole varie (vedi quella di Adro). Saviano dice:

… Dove si sviluppa il più alto tasso d’investimenti criminali. Milano è la capitale degli affari ‘ndranghetisti. Non è roba da terroni. Al Nord le cosche parlano con la Lega, vogliono incontrare un consigliere leghista. Del resto, Gianfranco Miglio voleva costituzionalizzare le mafie

(via giornalettismo.com)

Miglio, durante un’intervista concessa a Il Giornale nel ’99, affermò:

Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ’ndrangheta.
Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto.
Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica.
Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate

(via WikiQuote)

Fatta questa dovuta premessa, giusto per capire cosa Aldo Grasso volesse significare, il sottoscritto, potendo, chiederebbe ad Aldo Grasso cosa egli si aspetta di ascoltare in tv riguardo alla ‘ndrangheta.

Calabrese, reggino di nascita, non mi aspetto sicuramente una trasmissione sufficiente come quella di Iacona. Una trasmissione dove non mi è stato detto nulla di nuovo, nulla che già non fosse noto. Non mi aspetto che si faccia di tutta l’erba un fascio e mi si debba sempre mortificare per le mie origini.

Mi aspetto piuttosto che un giornalismo, serio, critico anche verso sè stesso, ammetta quale che sia la vera situazione di una regione dove ancora si uccide per strada con uno stile che ricorda i tempi in cui ero bambino (alla faccia del governo del “fare”)

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Peppe Valarioti 30 anni dopo

11 giugno 1980, Peppe Valarioti fu ucciso durante i festeggiamenti per la vittoria in campagna elettorale – a distanza di 30 anni, ovviamente, non esiste un colpevole.

A distanza di 30 anni, in Calabria poco è cambiato.

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Uomo di pace

Giornata di arresti pesanti ieri a Reggio Calabria.
Giovanni Tegano è tanto famoso da “meritarsi” pure una pagina su Wikipedia.

Da reggino ho letto sulla rete i vari commenti dei diversi giornalisti e sono rimasto stupito dal loro stupirsi e vergognarsi dei 200 (circa) che inneggiavano all’ “Uomo di pace”, sono rimasto indignato dall’affermare che la città ne esca sconfitta per “soli” 200 “dissidenti”.

Da reggino sono indignato dal titolo delle maggiori testate nazionali – riporto quella del Corriere della Sera:

“‘Ndrangheta, catturato il boss Tegano
Ma a Reggio la folla l’applaude”

Per chi non lo sapesse, Reggio Calabria conta circa 180 mila abitanti. Perchè i signori giornalisti, piuttosto che dare risalto a ben 200 persone, non si sono chieste dove fossero invece i restanti 179 mila e rotti?
Possono 200 persone rappresentare un’intera città?

Pragmaticamente: al cittadino medio cosa realmente interessa che sia stato arrestato un boss? Certo, è un segnale forte dello stato. Ma effettivamente, cosa cambia alla loro quotidianità, chiusa tra la non presenza dello stato e la ‘ndrangheta?

Credo poco.
Molti mi dicono che Reggio Calabria è senza futuro. Forse è vero, ma è altrettanto vero che tutti dovrebbero fare un grande mea culpa per come viene gestita tutta questa faccenda

Aggiornamento: ho dovuto eliminare e ri-scrivere il post a causa di questo problema. Mi spiace per chi aveva commentato e si è visto deletare il proprio apporto 🙁

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1 Maggio 2010

Il primo maggio 2010 è passato.
Il mio pensiero, per il prossimo anno, va a tutti quei lavoratori onesti che hanno perso il posto di lavoro a causa degli arresti effettuati dallo Stato nei confronti delle diverse ndrine mafiose.

Problema da non sottovalutare. Lo stato arresta i boss, sequestra le loro attività, però la gente che ci lavora (perchè giù è difficile trovare un’alternativa) resta a piedi e, spesso, con una famiglia da sostentare.

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Solidarietà ad Antonino Monteleone

Molti di voi forse non lo conosco. E tanti di più, forse non sapete cosa gli è successo.
Antonino Monteleone è un giornalista reggino “impegnato”. Il suo essere impegnato l’ha portato, inevitabilmente, a contatto con la ‘ndrangheta.

Io stesso in passato mi trovavo a commentare il suo blog. Poi ho avuto dimostrazione diretta che in questo stato non si può parlare liberamente per cui, come la maggior parte dei calabresi, ho preferito farmi i cazzi miei.

Ed è esattamente di questo che voglio scrivere.
Successivamente all’attentato subito da Antonino Monteleone, c’è stata la solita corsa alla solidarietà. Tutti , partendo dai politici (nazionali e non), finendo ai giornalisti ed alla semplice gente comune (compresi i blogger reggini), si sono attivati per esprimere la propria solidarietà.

In tale ottica, è anche nato anche un gruppo su Facebook con oltre 3 mila membri.

La domanda che mi sto ponendo in questi giorni è: cosa se ne fa di questa solidarietà? E’ un discorso contro-corrente per cui cercherò di spiegare il mio punto di vista.

Parlo a titolo personale, però mi viene da pensare che se io fossi un giornalista d’assalto che conduce una lotta contro la criminalità organizzata, saprei benissimo che “prima o poi” mi troverei ad averci un contatto diretto: sia esso una macchina che salta o dei proiettili, questa gente si fa sentire – è la regola non scritta che tutti noi conosciamo bene perchè cresciuti in quella terra maledetta e senza speranza.
In quest’ottica, piuttosto che sentirmi dire “ti sono vicino”, piuttosto che sentire politici [da strapazzo] inneggiare all’illegalità alla legalità, preferirei centomila volte che la gente comune facesse il suo, come io farei il mio, per combattere qualsiasi forma di illegalità: inizierei facendo notare ai miei compari ed ai miei amici che spesso si comportano da mafiosi nemmeno rendendosene conto. Proseguirei denunciando, ove mi capitasse, gli atti illegali che tutti, nessuno escluso, anche nel piccolo, compiono nascondendosi dietro il concetto di “amico” e “compare”.

Il problema è che, purtroppo, la linea che separa la legalità dall’illegalità è molto molto sottile … quantomeno in Calabria.

Purtroppo, però, la gente se ne sbatte. Il ragionamento del “ma chi me lo fa fare” è quello che governa il pensiero della maggior parte dei calabresi che vivono in Calabria. Ed è per questo che ho scritto che quella, e lo dico con forte dolore, è una terra senza speranza.

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Benvenuto Presidente

benvenuto presidente napolitano, l’anti-stato l’ha accolta così.

non commento il fatto, non mi interessa nemmeno più di tanto. Scrivo ciò che penso e sento da calabrese fuori sede.

La mia terra l’avete abbandonata per vostri tornaconti personali, anche se forse sarebbe più corretto dire che non ci siete proprio mai stati. L’anti-stato aiutava la gente quando ancora non esisteva il concetto di ‘Italia’; l’anti-stato ha aiutato gli americani a “liberarci” durante la seconda guerra mondiale.

Potrei continuare per ore a scrivere, ma lo spazio è limitato ed oltretutto tenderei ad essere tedioso.

Le dico presidente cosa ho pensato quando ho letto la notizia della sua discesa all’inferno: “che presa per il culo”. Si è una presa per il culo.

Lei viene a Reggio Calabria, tutti si prodigano a ripulire la città per farle vedere ciò che non è. Asfaltano le strade che percorrerà (così almeno per un motivo i reggini saranno pure felici della sua venuta). Farà (ed ha fatto) i suoi bei discorsetti da politici benpensanti, per poi rimettersi sull’aereo e tornarsene nella capitale.

E poi però la gente ci resta in quel posto. La gente lo vive l’anti-stato. La gente calabrese che deve calare la testa tutti i giorni della sua fottuta vita. Ma tanto a quale politico potrà mai fregare?

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Berlusconi dittatore

Io non ho parole. Sono talmente tanto infuriato che probabilmente mi becco una denuncia, ma onestamente me ne sbatto.

Qua ci stiamo combinando come la Cina e la gente ancora sta lì a dire che il gesto di quel tipo è da stigmatizzare.

Ma per favore.
Leggete qua quello che vogliono fare questi politicanti da 4 soldi, altro che fascismo, altro che dittatura:

Il provvedimento detta nuove regole per Internet; toglie risorse ai produttori tv italiani ed europei; limita la possibilità di Sky di trasmettere spot, come ieri Repubblica ha anticipato.

Anche la Rete, dunque, è oggetto delle attenzioni del governo. All’articolo 21, il decreto dice che il Garante delle Comunicazioni dovrà scrivere un regolamento sui servizi diffusi in “diretta continua su Internet” anche con la tecnica del livestreaming.
Poi, sulla base di questo regolamento, il governo autorizzerà i servizi. Sembra di capire che dovranno ricevere una autorizzazione e l’iscrizione a un registro quei siti che vogliono trasmettere eventi, concerti, sport, manifestazioni in diretta via Internet. Vengono equiparati, dunque, a delle vere e proprie tv.

Beh ora sono proprio curioso di sapere cosa ne pensano tutti quelli che erano e sono contro la violenza.
Vergognatevi tutti

Aggiornamento: leggo su polisblog (ed ieri su repubblica) che Maroni pare intenzionato a non procedere per decreto legge, per cui il solito fumo minaccioso si è dissolto nelle tenebrose vesti di san silvio da arcore

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Lo stato si vanta, la ‘ndrangheta uccide

Nello stesso momento in cui il nostro amato premier si vanta dell’arresto di due potenti boss della mafia, in Calabria (Taurianova) viene ucciso un giovane di 18 anni.

Mentre il nostro amato ministro dell’interno afferma che resta solo Messina Denaro, in Calabria si stronca una giovane vita.

Siamo ben lontani dal poterci vantare che sia tutto apposto cari i miei politici

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No B-Day

Io ci vado e lo faccio più per curiosità che per altro.
Non sono mai stato ad una manifestazione in vita mia e spero che l’esserci mi permetta di trovare uno sfogo nel comune sentire collettivo al mio senso di riprovazione per questo stato che ci schiavizza.

Io ci vado, anche se molte cose del lato organizzativo mi restano oscure e sia d’accordo con quanto scrive Luca

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Ponte sullo Stretto: manifestazione 19 dicembre 2009 a Villa San Giovanni

Prendo spunto da un commento lasciatomi da Alessio di Liberareggio; commento OT, che mi segnala la manifestazione del 19 dicembre 2009 a Villa San Giovanni.

Mi fa riflettere una frase di Alessio:

ps. io mi sono organizzato le vacanze apposta per scendere quel giorno praticamente, forse è esagerato ma ho troppo a cuore la questione…

Mi fa riflettere perchè la prima che ho pensato, in merito a questa manifestazione, è stata: “ancora manifestazioni? e a che servono?”. Mi son subito fermato: se non ci fossero queste manifestazioni, in realtà, la gente non avrebbe più alcuna possibilità di esprimere le proprie opinioni e, fatto ancor peggiore, non potrebbe più lottare per un futuro migliore.

Certo è, però, che quando gli interessi in ballo sono elevati (legali e non legali), credo che questi eventi abbiano davvero poco senso, a meno che non sfocino in altro (ad esempio incatenarsi tutti assieme ad una qualche struttura).

Ammiro profondamente tutte le persone che ancora “ci credono” ed ancor di più Alessio che addirittura organizza le proprie vacanze in modo da poterci esserre il 19 Dicembre. Io non ho questa forza, barricandomi dietro ad un generico “non ho tempo”.

In generale, e questo vale anche per il No-B day del 5 dicembre a Roma, sono ancora convinto che valga a poco manifestare in questi termini – poi magari, ed è oramai solo una speranza, mi sbaglio

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Sulle “Parentele Rock n Roll” di Diaco

Che non tutti siano disposti al contraddittorio, è cosa risaputa soprattutto in Italia.
Che poi questa sia una pratica piuttosto comune lo dimostra anche Diaco, noto giornalista (radio giornalista) calabrese, il cui blog è spesso fonte di interessanti punti di vista.

Ciò che non concepisco è la completa assenza di poter commentare, a meno che io non sia diventato cieco tutto in una volta. Ad esempio: sono interessanti le argomentazioni di Diaco in merito al recente caso dei giocatori del San Luca, scesi in campo con il lutto al braccio per commemorare la morte di ‘Ntoni Gambazza (potente boss della ‘ndrangheta, recentemente scomparso).

Diaco scrive che gli suona strano il fatto che decine di migliaia di calabresi si siano ribellati alle esternazioni di Venditti, per poi restare completamente al silenzio davanti ad un caso altrettanto grave.

C’è poco, pochissimo di cui stupirsi. Ed è altrettanto con poca ironia che colgo la satira finale “Meravigliosa la Calabria”.
Non c’è di che stupirsi, chi lo fa o chi cade dalle nuvole vuole solo dimostrare l’ignoranza che ci circonda. Il mondo dei paesi, di certi paesi, è difficile per chi lo vive nella sua quotidianità. Non si può pensare di prescindere da certi dogmi culturali che, nel bene e nel male, tutti noi ci portiamo nel nostro DNA.

Questo non vuole dire sostenere il comportamento dei giocatori del San Luca, questo non vuole significare che io li giustifichi. Vuole semplicemente dire che io li capisco e come me, sarebbe il caso lo facessero tutti quelli che si sono indignati per un gesto del genere – che poi sia da stigmatizzare, è un altro paio di maniche

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Il meglio della settimana #39

La scorsa settimana, causa eccessivi impegni lavorativi, ho saltato l’appuntamento con il meglio di olympuslabs, cioè i post più cliccati. Ho quindi deciso di modificare leggermente questa sorta di “rubrica” [il virgolettato è d’obbligo].

Da oggi diverrà un mix, tra ciò che è successo durante la settimana appena passata e ciò che è stato il gusto dei lettori del blog.

La settimana appena trascorsa è stata sicuramente segnata dalla morte di Michael Jackson. Volente, o nolente, che vi piaccia o meno, era il re del pop e sicuramente un’icona per tantissime persone in giro per il mondo e la rete, per l’ennesima volta, da ottimi spunti: guardate questo grafico che rappresenta le ricerche su google alla voce Michael Jackson.

E’ stata anche la settimana dei risultati elettorali, della bocciatura del referendum e soprattutto della presentazione ufficiale del tanto famigerato logo Magic Italy (un obrobrio con pochi precedenti).

Su OlympusLabs si confermano queste le voci più ricercate:

facebook il porno le escort e la mafia e la loro evoluzione sul social network del momento;

Google Toolbar Chrome: si rileva l’impossibilità ad utilizzare il servizio Google Toolbar in Google Chrome, il nuovo browser distribuito da Google;

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23 Maggio 1992 – 23 Maggio 2009: Giovanni Falcone 17 anni dopo

Ieri sera guardavo Matrix, ci sono capitato per caso, tra uno spot e l’altro dei mille mila serial che passano la notte su Fox.
Inizia un servizio, dove un giornalista intervista dei ragazzi di generiche scuole romane (credo). Età variabile, si passa dai 12 ai 18 anni (per quello che si capisce, essendo oscurati per motivi di privacy).

Bene, mi ha choccato sentire che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sarebbero stati dei “mafiosi” o ai più sconosciuti.
Dopo solo 17 anni, questo Stato fa dimenticare alle nuove generazioni suoi fondamentali pezzi di storia.

Questo ha dello scandaloso … e poi ci lamentiamo del decadere di questa società.
Di certo ci colpano le famiglie, di certo ci colpa la scuola ed il suo corpo insegnante. Personalmente, la storia mi è stata insegnata fino al ’45 (saltando il ventennio fascista perchè ritenuto superfluo dal mio prof di storia e filosofia), nessun accenno agli anni 70, nessun accenno a ciò che avvenne nel mondo negli anni 80, figuriamoci della lotta alla mafia.

Si dice che Giovanni Falcone disse:

il vigliacco muore più volte al giorno, il coraggioso una volta sola.

Bene, la scuola sta uccidendo la cultura di migliaia di ragazzini, ma con la gente che ci governa e con i personaggi che si oppongo a chi ci governa, dubito fortemente ci possa essere un’inversione di marcia.

Chiudo con un commento finale: in questo clima di ignoranza, la TV potrebbe assumere un ruolo fondamentale nel processo culturale delle nuove generazioni. Purtroppo, si preferisce parlare delle porcate di Belen e Corona, piuttosto che di Noemi e Berlusconi, sicuramente fonte di maggiore share.

Triste, tutto molto triste

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I gruppi di Facebook: porno, escort e mafia

Nei giorni scorsi è infuriata una [sterile] polemica sulla nascita di gruppi pro-Riina, pro-Provenzano e, più in generale, pro-mafia su Facebook.

La solita ipocrisia tutta italiana.
Perchè poi girovagando per il social network in questione, è facile scoprire una miriade di gruppi aperti a tema: scambio di coppie, porno, servizi escort, ecc. ecc.

Il discorso è ambivalente. Da un lato ha ragione senza ombra di dubbio Alberto, quando dice che per gestire anche la sola modifica del nome di un gruppo, sarebbe necessaria una struttura, e quindi budget, di un certo livello – e non è detto che se lo possano permettere.

E’ anche vero, però, che finchè si creano gruppi di “supporto” o “pseudo-supporto” a gruppi criminali, non credo si commetta reato. Fornire servizi di escort, farsi pubblicità di questo tipo, beh questo è sicuramente un reato.

Però si sa, fa molta più notizia un inneggiare ai boss della mafia che inneggiare ad un paio di tette sbattute lì.

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Perchè non possiamo non dirci mafiosi

Leggo su strill.it un’interessante estratto dal libro “Perchè non possiamo non dirci mafiosi” di Alfio Caruso, edito da Longanesi (2002)

Abbiamo la rara capacità di metterci al centro del mondo, di ritenere che il pianeta giri intorno a noi. Ci viene naturale, non ci costa sforzo. E’ la conseguenza della singolare forma di razzismo sviluppata nei secoli

[cut]

Noi siamo sempre stati i vinti. Vinti da tutti e conquistati da nessuno: non tanto per orgoglio quanto per l’incapacità di sentirci parte di un insieme. Se è vero che ciascuno è la risultante dei libri che ha letto, noi dobbiamo essere la risultante dei libri che non abbiamo letto

[cut]

Ci piacciono i difetti altrui perchè ci confortano nella certezza che nessuno sia migliore di noi. Tuttavia inseguiamo il consenso di chi viene da fuori come i girasoli inseguono la luce. La nostra leggendaria ed asfissiante ospitalità esprime il bisogno ossessivo di sentirci apprezzati, di sapere che siamo considerati unici, come unici riteniamo che siano il nostro sole, il nostro mare, il nostro clima, il nostro cibo, la nostra intelligenza, la nostra astuzia. Sommergiamo l’ospite, qualsiasi ospite, di doni e di carinerie non per esserne ricambiati, ma affinchè agli ci creda sulla parola quando gli racconteremo la nostra verità

[cut]

Siamo sempre stati un mondo a parte. Isolati e soli. Da sempre marginali anche se ci atteggiamo a protagonisti. All’interno di questa società chiusa, le mire e le prepotenze di una minoranza hanno avuto il sopravvento sui sogni, sulle aspirazioni, sui desideri della maggioranza. Dai normanni in poi la classe dominante ha dato il massimo appoggio ad ogni conquistatore. Per un intreccio d’ignoranza, di cecità, di arretratezza civile, solitamente spacciato per superiore qualità umana, gli sfruttati non hanno mai ambito ad eliminare gli sfruttatori, bensì a farne parte. Tutti attratti dall’esercizio della supremazia, che spesso si trasforma nell’esercizio della soverchieria.

[cut]

La mafia racchiude e sublima la zavorra che abbiamo accumulato in trenta secoli di megalomania, di vittimismo, di magniloquenza, di presunzione, di alterigia, di eccesso di intelligenza. Gli “amici” ed i “bravi ragazzi” non hanno inventato il peggio della Sicilia, ne sono semplicemente l’espressione più compiuta

[cut]

La nostra specialità è mescolare le carte, di mettere assieme lo sbirro ed il compare, il vino e la birra, il mare e la montagna. Lo facciamo con la stessa nonchalance del grande baro quando vuole persuadere gli altri giocatori che è stato il buon Dio a mettere l’asso nel suo polsino. Abbiamo un debole per il paradosso nella convinzione che sia il mezzo più spiccio per strappare l’applauso. Siamo talmente persuasi delle nostre sovrastanti qualità da esser ceri di poter sempre abbindolare il prossimo

[cut]

Nel minestrone di ogni giorno si perdono di vista le differenze. Ci hanno insegnato che il confine tra il bene ed il male è sottile ovunque. In Sicilia è inesistente nove volte su dieci. E’ una confusione conveniente: favorisce l’autoassoluzione

[cut]

Il pizzo altro non è che una forma di sottomissione derivata dal comportamento della Chiesa, è mutuato dall’Inquisizione. E’ il funzionario di quest’ultima che, scortato dagli agenti, si fa pagare una multa dallo sventurato, cui viene imputato un peccato veniale. In seguito, per estorcere denaro, beni, moglie, figlie, la mafia non userà neppure lo schermo di una colpa da cancellare: basta ed avanza il suo potere d’intimidazione.

Il pizzo e l’usura sono l’ultimo esempio di un’uniformità verso il degrado. Ciò che sorprende è la rassegnazione di chi subisce. La paura è più forte della concreta volontà di Polizia e Carabinieri di stroncare il fenomeno. L’impraticabile giustizia italiana, prodiga di comprensione e di scappatoie per i mascalzoni, diventa l’alibi per qualsiasi vigliaccheria. Così noi che amiamo dipingerci come anarchici, individualisti, spavaldi ci riveliamo un popolo perennemente in ginocchio

Forse un pò forte, ma mi ha fatto parecchio riflettere e non vedo come, ahimè, non dargli ragione.

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Il porto di Gioia Tauro: lettera aperta dei dipendenti Serport

I dipendenti della Serport Gioia Tauro scrivono una lettera aperta a tutte le pseudo-personalità, politicanti, di questo ridicolo paese. Ne traggo alcuni passi, i più significativi a mio avviso, considerato che la stessa è molto lunga (ne trovate la versione completa sul sito strill.it):

Due mesi o poco più sono trascorsi dal momento in cui il Terminalista del porto di Gioia Tauro ha deciso di ridisegnare la mappa del traffico commerciale di navi container spostando, come si fa su una scacchiera di dama,

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In quei giorni tale manovra veniva giustificata chiaramente in termini di scelte strategiche di natura economica e commerciale: “Il terminalista del porto di Gioia Tauro accontentava i suoi clienti e partners più esigenti, i colossi del mare MSC e MSK, dirottando le superstiti compagnie di navigazione scalanti il porto di Gioia Tauro sul porto di Cagliari”. Questa versione era contrastata in parte da voci di corridoio che parlavano di cassaintegrati nel terminal di Cagliari a cui il gruppo CSA doveva pensare e di una possibile perdita della concessione del porto di Cagliari da parte di CSA se lo stesso fosse rimasto ancora senza lavoro. (Ma questo cosa significa? Che un posto di lavoro nella regione Sardegna ha più valore di un posto di lavoro nella regione Calabria? I sardi valgono di più agli occhi dei loro amministratori di quanto valgano i calabresi agli occhi dei loro?).

In quei giorni altre voci ancora sussurravano della mancata concessione ad MSC della banchina disponibile nel porto da parte di MCT…della serie meglio avere MSC come cliente che come concorrente. Altre voci ancora indicavano la volontà precisa di Grand Alliance stessa di spostarsi da Gioia Tauro, volontà ai nostri occhi poco comprensibile considerato che la Sardegna è un’isola, quindi priva di quell’entroterra che consente uno smistamento veloce della merce via strada e via intermodale come di fatto avveniva a Gioia Tauro. E in quei giorni ancora si sentiva dire: “questi sono giochi ad alti livelli, questa è la politica dei grandi numeri, questa è la globalizzazione”, termine diventato ormai di uso comune ad indicare che cosa? Non si sa bene. Forse il progresso di pochi e regresso di molti?

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Chi siamo noi? Siamo le vittime indirette dei giochi di potere precedentemente descritti.

Siamo lavoratori e abbiamo investito ben tredici anni di fatica e sacrifici in un progetto in cui abbiamo creduto insieme ai nostri datori di lavoro, imprenditori locali schiacciati dalla politica dei grandi numeri. Siamo i DIPENDENTI della prima agenzia marittima operante nel porto di Gioia Tauro “Serport Gioia Tauro Srl” dal momento in cui la prima nave ha sbarcato il primo container nel piazzale del porto. Questa immagine è ancora presente nella mente di molti che all’epoca osavano, seppur scetticamente, sperare che qualcosa finalmente stesse cambiando nell’immobilismo economico e lavorativo a cui purtroppo la nostra terra ci ha abituati da sempre.

Ebbene si! Abbiamo cominciato a sognare e a credere ad una enorme possibilità di sviluppo che veniva data alla nostra Calabria e ad una provincia, quella di Reggio Calabria, per troppo tempo bistrattata e dimenticata.

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Era il lontano 1995. I nostri sogni all’epoca non erano differenti da quelli di tanti giovani calabresi come noi assunti dal terminalista MCT nel corso di questi anni. Giovani strappati anch’essi all’enorme serbatoio di disoccupazione calabrese. La nostra ritenevamo fosse però una sfida più ardita. Noi, al contrario di loro, non avevamo alle spalle i colossi mondiali del settore ma degli imprenditori calabresi, provenienti da realtà distinte del settore marittimo della regione, che finalmente avevano la possibilità di uscire dall’ambito locale e dimostrare a livello internazionale il loro valore professionale, grazie all’inaspettata apertura di questa enorme finestra sul Mediterraneo che improvvisamente si collegava commercialmente al resto del mondo. Il loro valore professionale questi imprenditori lo hanno dimostrato. NOI lo abbiamo dimostrato insieme a loro.

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La domanda che poniamo è la seguente: Qual’ è la nostra colpa? Quella di avere tentato e creduto di poter emergere e crearci uno spazio vitale nella nostra terra? Quella di avere realtà gestite totalmente da calabresi e create per dare lavoro ad altri calabresi? Noi non rappresentiamo i grandi numeri. Siamo le formiche laboriose del settore, siamo quella voce onesta di una Calabria che per l’ennesima volta rischia di rimanere afona. Vorremmo chiedere a chi ci rappresenta localmente e a livello nazionale se contestualmente alla mafia in Calabria si combatte, anche semplicemente con l’indifferenza, chi con tutte le proprie forze, i propri investimenti personali (studio, cultura, formazione) alla mafia e ad un certo tipo di mentalità mafiosa si oppone con forza. E la mentalità mafiosa in Calabria non è solo quella della “ndrangheta”,………….

Vorremmo chiedere anche se un italiano nato in Calabria, nel 2008 è ancora costretto ad emigrare per poter sopravvivere.
Vorremmo chiedere se per essere presi in considerazione da qualcuno in Italia un lavoratore debba come minimo lavorare per FIAT o ALITALIA. E se così fosse, vorremmo sapere come mai ogni mese vengono detratti dalla nostra busta paga gli stessi soldi che vengono detratti ai lavoratori italiani che godono di diritti e di quell’attenzione di cui i dipendenti di piccole ditte private non godono.

La cosa certa, aldilà di tutte le chiacchiere fatte in questi due lunghi e sofferti mesi, è che noi oggi siamo sul punto di perdere il nostro posto di lavoro. Delle strategie commerciali dell’uno o dell’altro, degli errori commessi, dello scarica barile tipico di queste situazioni a noi poco importa. Per noi la posta in gioco è troppo alta.

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Ma a questo punto il nostro grido si rivolge soprattutto verso chi dovrebbe tutelare il territorio. Gli enti preposti al controllo e alla promozione dell’area portuale, quale per esempio l’Autorità Portuale di Gioia Tauro che non riesce a portare avanti un tavolo di discussione con tutte le parti in causa per affrontare in modo fattivo e produttivo l’attuale condizione di esubero di personale dell’area stessa.

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Ebbene qualcuno deve darci delle risposte!!! I soldi dei finanziamenti pubblici che lo stato ha concesso in questi anni al terminalista sono anche soldi nostri.

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La solita storia di assoluta sudditanza della Calabria alle decisioni e al volere di chi ripetutamente nel corso dei secoli ha invaso il nostro territorio sfruttandolo e depredandolo lasciando a noi solo briciole e a volte neanche quelle non può e non deve ripetersi.

Forse la nostra terra non è più appetibile perché non ci sono più fondi da sfruttare? Si veda la pubblicazione del 29 maggio 2008 sul sito del governo italiano (presidenza del consiglio dei ministri) in cui all’interno del pacchetto fiscale si trova: “……abrogata la dotazione assegnata per il piano di sviluppo per il porto di gioia tauro pari ad euro 600.000 per l’anno 2008 e ad euro 750.000 per l’anno 2009″

Per quanto tempo ancora dobbiamo rappresentare merce di scambio? I politici e il sindacato a quale prezzo ci vendono?

Noi non intendiamo arrenderci. Abbiamo seguito in silenzio nel corso di questi due mesi l’evolversi degli eventi. Il tempo necessario per poterci rendere conto dell’effetto devastante che tali strategie commerciali avrebbero avuto sul nostro territorio è trascorso. Lo tsunami è arrivato con tutto il suo carico di morte. Il Porto di Gioia Tauro è in crisi e la crisi è grave.

Qualcuno deve dare delle risposte. Il silenzio non può calare per l’ennesima volta nella speranza che eventi simili passino inosservati. Per questo motivo il nostro accorato appello arriverà sulle scrivanie di tutti , piccoli, medi e grandi uomini. Partiremo dal basso, da dove sicuramente quanto scritto sarà maggiormente compreso fino ad arrivare alle più alte cariche di questo nostro Stato troppo spesso disattento e incurante della sorte dei suoi cittadini. Siamo stanchi di vivere in un paese dove lo Stato chiede di continuo ai cittadini ma in cambio dà molto poco.

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Il Nulla è la dimostrazione che gli umani non sognano più, cosa auspicata dai signori del male perché è più facile assoggettare chi non ha degli ideali.” Liberamente ispirato a: “La Storia Infinita” di Michael Ende.

I DIPENDENTI della Serport Gioia Tauro Srl

Non credo ci sia altro da aggiungere

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lorenzo qualche giorno addietro parlava di omertà sul suo blog.
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