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Feb
3

Roma, la morte di un freelance?

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Sono un freelance. Lo sono per spirito ed anche per scelta di vita.

Quando mi laureai scelsi di venire a Roma, nonostante all’epoca un amico me lo sconsigliò fortemente. Lui ha girato, di realtà diverse ne ha viste, avrà avuto l’esperienza dalla sua.

Ma noi calabresi, come diceva Matteo De Augustinis, siamo gente testarda.

Decisi di venire a Roma.
Della città ti innamori, non credo ne esista una più bella ed allo stesso tempo calorosa ed accogliente come la città eterna.

Il contesto lavorativo, invece, è parecchio triste.
La città è morta e sepolta sotto la coltre della PA, dello stato quindi. Migliaia e migliaia di società che quotidianamente, attraverso la loro tratta di schiavi, uccidono le speranze di tante giovani (e non) risorse – come vengono chiamate.

Non esiste l’innovazione tecnologia, anzi spesso ti ritrovi a lavorare su tecnologia vetusta (a parte qualche raro caso illuminato).

I freelance, almeno quelli che ho conosciuto io, i freelance veri, sono davvero pochissimi in giro. D’altronde fare i freelance in queste condizioni è proibitivo – e spesso non viene nemmeno concepito.

In questi giorni sono stato ad un passo dal tornare a Bologna: un lavoro con una tariffa elevata, in una realtà rinominata dello sviluppo .net, gold partner di microsoft (e gold partner seria).

Non è andata bene e mi stupisce il ritrovarmi qui a pensare che mi dispiaccia.
E’ vero, roma uccide i freelance

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Jan
7

Partita IVA: Niente assistenzialismo, vogliamo solo le giuste tutele

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Punto di vista condivisibile di Giuseppe Lupoi Presidente Colap (Coordinamento libere associazioni professionali):

Il professionista associativo viene equiparato al lavoratore para subordinato e sottoposto ad un prelievo contributivo di circa il 26 per cento, interamente a suo carico, in cambio servizi prestati del tutto insufficienti: non ha la tutela degli altri lavoratori come malattia, infortunio, maternità, disoccupazione, formazione e un futuro pensionistico dignitoso.

Onestamente, ci viene difficile riconoscerci, per queste richieste, come quelli che vogliono tutele di Stato!

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Nov
18

Partita IVA, lavoro e le stranezze (2)

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Su questo blog sono spesso comparsi degli sfoghi sulla situazione lavorativa italiana e, nello specifico, nella città di Roma, nell’ambito della consulenza IT.

Il 10 dicembre 2008 mi lamentavo.
Il 20 agosto 2009 continuavo a lamentarmi.

E’ passato quasi un anno ed io devo ancorare recuperare i soldi del lavoro che ho svolto presso la Banca ICCREA (facile capire di quale società io stia parlando, considerando che il mio profilo/cv lavorativo è pubblicamente reperibile su un famoso social network).

Capisco la crisi e capisco che le società possano avere grossi problemi di liquidità. Mi sfugge, però, per quale ragione io debba pagarci sopra le tasse e poi sentirmi dire da un avvocato che “si deve fare una causa ordinaria sul foro di Roma, sconsigliatissimo”.

Da qualche parte il meccanismo falla.

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Nov
9

Sul lavoro ed il mondo a Partita IVA

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Meglio tardi che mai.

Io ne avevo parlato qui.

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Aug
20

Il mondo della Partita IVA e le sue stranezze

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In passato mi era già capitato di parlare del mondo del lavoro e dei suoi non-sense.

In aggiunta, è già da un bel pò che tra i post in standby ce n’è uno dal titolo “Il mondo della Partita IVA e quello della consulenza” che prima o poi riuscirò a pubblicare.

Oggi mi voglio sfogare, considerato che per l’ennesima volta mi trovo di fronte a ritardi nei pagamenti e a fatture non saldate (sulle quali, ovviamente, ho già pagato sia le tasse che l’IVA trimestrale).

Lavoro come consulente a Partita IVA, anche se in realtà è da un certo periodo che faccio il dipendente. Questo perchè alle aziende non servono più consulenti veri e propri, ma risorse con un certo status fiscale alle quali rigirare più soldi, andando poi incontro ad un notevole margine di guadagno non dovendo pagare loro le tasse previste da altre forme contrattuali (come ad esempio nei contratti a tempo indeterminato).

Il concetto di pagare una fattura per tempo non è proprio di questo mondo, o quantomeno di questa città. La mia esperienza si suddivide con clienti tra Roma, Bologna ed il sud italia. Evitando di commentare il modus pagandi di questi ultimi, con il mio cliente bolognese non ho mai avuto alcun tipo di problema.

Su Roma invece i pagamenti vengono dilazionati. Pretendono la consegna dei rapportini (termine noto ai più) nei tempi previsti, di modo da poter imporre la fatturazione alle ditte cui sono in subappalto, e poi si “dimenticano” di saldare le fatture del consulente adducendo una qualsiasi generica scusa.

Quando un normale cittadino si trova di fronte una fattura, se non riesce a saldarla per tempo, nell’emissione successiva si troverà applicate le more. Se io consulente dovessi seguire un comportamento del genere, sono quasi certo che andrei incontro a gravi problematiche nei rapporti tra il sottoscritto ed i propri clienti.

La verità è che vivere a Partita IVA è uno status, una filosofia di vivere, ma questa di non saldare le fatture è forse il più grave “contro” che si deve tenere in conto al momento di entrare in questa realtà.

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Dec
10

Il mondo del lavoro e le stranezze di questo stato

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Domani sarà passato un anno dalla laurea e guardandomi indietro posso fare tante considerazioni.

Potrei iniziare dicendo che ringrazierò sempre me stesso per aver vissuto l’università in modo alternativo, guardando più alla sostanza, distraendomi da ciò che era richiesto per superare l’esame, concentrandomi sull’argomento in sè, espandendolo fino all’esasperazione. Il mercato del lavoro non ti chiede il pezzo di carta, ti chiede di saper operare ed è questo che in fin dei conti, unito all’esperienza, fa realmente la differenza.

Potrei aggiungere che il mondo del lavoro è davvero strano.
Ho iniziato a lavorare a gennaio come consulente esterno per una piccola software house di Roma (e voglio essere gentile nel definirla software house)*: non esisteva il concetto di “analisi”, non esisteva il concetto di “documentazione”, non esisteva il concetto di “collaborazione”.
Il risultato è stato che, ad oggi, devono ancora pagare una fattura dal mese di maggio (se non faccio male i calcoli si parla di circa 7 mesi di ritardo). In realtà, ho emesso nei loro confronti 3 fatture nel mese di maggio: due di queste regolarmente pagate (a 60gg) ed una ancora dormiente. La motivazione? Sconosciuta.

Ho provato a contattarli tramite mail – nessuna risposta.
Ho provato a contattarli tramite telefono – nessuna risposta.
Ho inviato loro una raccomandata a/r – nessuna risposta.
Li ho fatti contattare tramite avvocato – nessuna risposta.

Non restano che le vie legali.
Peccato che mi si sia lasciato intendere che io questi soldi non li vedrò mai.
Eppure ho regolarmente pagato l’iva allo stato. Eppure ho pagato regolarmente le tasse allo stato.

Interrotto il rapporto, decido di cambiare lavoro* e anche qui i soliti problemi: se e quando ti pagano, si parla sempre di minimo 60 giorni.

La mia ragazza lavora in nero, viene pagata regolarmente a fine giornata senza sgarrare.
Io lavoro con contratto, a partita iva, pago le tasse, pago l’iva, ma non vengo pagato (e quando succede, ripeto, sono sempre tempi molto molto dilatati).

C’è qualcosa che non torna in questo stato, non credete?
Non è un problema di crisi o di mancanza di fondi: ciò che vedo è che molti stanno usando il “fattore crisi” per pararsi un pò il culo. I soldi ci sono, peccato siano usati male, che i soliti noti se li mangino per cui il tutto si ritorca sul sistema.

A me pare, più che altro, che lo stato mi costringa a fare il dipendente di qualcuno, sebbene io abbia il diritto di poter avere un sogno e cercare di realizzarlo. A me pare che lo stato mi stia invitando a comportamenti sempre più illegali, sconfinanti anche nel lavoro in nero. Cioè fatemi capire: io lavoro, rispetto le consegne, ma non vengo pagato. Dov’è il tassello mancante?

*: su consiglio del mio avvocato di fiducia, evito di fare il nome, sebbene sia facilmente recuperabile nel caso in cui sarete bravi ad imboccare la strada giusta

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