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Uno dei migliori ristoranti di Roma dove io sia stato nell’ultimo anno.
Sito in una traversa di via dei Frentani, a ridosso di San Lorenzo e subito dietro la stazione Termini, il ristorante Marco Antonio è un posto caratteristico, tipica cucina romana, in una strada tranquilla. Molto rustico, verrete accolti dalla grande cordialità e simpatia del proprietario, potendo gustare le prelibatezze romane anche sedendo nei tavoli in strada.
L’ambiente, la location e la tranquillità del luogo ricorda parecchio zone dell’Europa Spagnola o quei tranquilli borghi di cui l’Italia è ricca.
I piatti sono abbandonanti, sebbene la scelta dei primi e secondi sia minore rispetto ad altri luoghi. Dalla pasta all’amatriciana a quella pesto e pomodorini, passando per pasta zucchine e speck, per finire ad un filetto di carne di una qualità eccelsa, talmente morbido e gustoso che ne rimarrete colpiti ed estasiati.
Se a questo aggiungete che il costo di un primo, un secondo, dolce e caffè è di 16 euro a persona, beh, allora questo è sicuramente un ristorante dove dovete recarvi per apprezzare l’energia e l’unicità della città eterna.
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marco antonio, ristoranti, Roma
Ero alla ricerca di un posto dove cenare, quando mi è saltato in mente che più persone mi avevano spesso parlato bene del ristorante “Cacio&Pepe” a Trastevere, vicolo del cinque.
Il ristorante è situato in una location cool, nel bel mezzo del cuore pulsante di Trastevere, subito dietro Piazza Trilussa. I camerieri sono tutti abbastanza disponibili e, almeno nel mio caso, trovano un tavolo in tempi relativamente brevi (e per Trastevere è quasi un lusso).
Il menu offre una lunga opzione tra primi e secondi, tutti rigorosamente fedeli alla tradizione della cucina romana. Personalmente, ho scelto i classici bucatini alla amatriciana: serviti in un piatto di forma rettangolare, stile moderno, la porzione era abbondante (sui 200gr ca.) e molto molto gustosa.
Il vino della casa non era niente di speciale ed oltretutto servito freddo (e per un vino rosso può anche essere un segnale di ‘annacquamento’) il che ne ha ammazzato il gusto – ma l’errore è stato mio: mai e poi mai chiedere il vino della casa in determinati posti.
In generale ciò che mi ha dato realmente fastidio è stato che, seppur arrivato verso le 22.30/23, il ristorante non offriva più antipasti, non c’erano dolci e soprattutto gran parte dei primi e secondi proposti non erano più ordinabili. Alchè mi chiedo: come fa un ristorante in pieno centro a terminare i dolci o gli antipasti alle 23?
Quest’ultimo dettaglio fa sì che sicuramente non tornerò più da Cacio & Pepe, sebbene il livello qualitativo sia mediamente elevato.
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Ieri sera siamo tornati a cena dai “Mammutones”, osteria sarda in zona Nomentana (Roma). Eravamo andati la prima volta quest’estate e, considerato che eravamo usciti rotolondo felicemente (sia per il vino che per il cibo), abbiamo deciso di farci ritorno.
Purtroppo ieri sera è andata piuttosto maluccio. Non c’era il menu di carne, bensì quello di pesce:
- antipasti (insalata di polipo, alici, melanzane grigliate, solita cesta di salami, insalata mais e pomodorini);
- tris di primi (gnocchetti cozze e vongole, risotto ai frutti di mare, tagliatelle con non ricordo quale pesce);
- tris di secondi (praticamente una mega frittura mista di gamberoni e mazzancolle)
- vino bianco
ora, ok abbiamo pagato 40 euro. Sarà perchè provengo da una città di mare, ma mi aspetto per 40 euro di mangiare pesce stra-fresco, altrimenti mi redirigo su Fiumicino dove si spera di mangiare pesce di qualità.
Non so, anche l’atteggiamento dei camerieri mi ha lasciato molto perplesso (un pò sullo scontroso-ironico-giocoso) – che poi la verità è che quando mangi bene ci puoi passare sopra e ti fai due risate.
Diciamo che spero che sia stato solo un problema di comunicazione (oltre che di conto), perchè il ricordo della serata estiva dai Mammutones è ancora bello forte.
Aggiornamento: dimenticavo di scrivere di un piccolo particolare. Fuori dal locale, verso le 22/22.30 sono arrivati Siria e Vittorio del Grande Fratello: chiaramente tutti a farsi foto e 3 paparazzi che, assieme al manager di Vittorio, si accordavano con gli stessi Vittorio e Siria per fare delle foto fuori dal ristorante, come se avessero una storia (sentito con le mie orecchie un paparazzo che all’atto dello scatto delle foto affermava: “guarda questa che ride, non c’è nemmeno uno scatto buono”). Viva il gossip
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