40 anni dalla rivolta di Reggio Calabria.
Non dimentichiamo!!!
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Due giorni fa si sono celebrati i i 40 anni della nascita della regione calabria, crocevia per ciò che poi sono, oggi, i 40 anni della rivolta di Reggio Calabria.
Ieri Tania ha pubblicato sul suo profilo Facebook una domanda interessante:
40 anni fa nasceva la Regione Calabria. Una data storica,che se da un lato segna una conquista importantissima come l’autonomia regionale, dall’altro coincide con una pagina ancora oscura per la nostra regione, gli avvenimenti di Reggio Calabria, 5 morti, una città in guerra per il capoluogo assegnato a Catanzaro. Un bilancio di questi 40 anni penso sia necessario, siamo andati in avanti o siamo tornati indietro?
I commenti propendevano tutti sul fatto che stessimo tornando indietro. Istintivamente le risposi che il bicchiere è sempre mezzo pieno.
A distanza di due giorni, son qui che ancora cerco un esempio che dimostri che la mia terra abbia tratto un reale vantaggio dalla creazione della regione calabria.
Qualche idea?
Nel 2005, 35 anni dopo la rivolta di Reggio Calabria, riportavo le parole del Sindaco Scopelliti.
Nel 2006, invitavo la gente a non dimenticare.
Nel 2007, 37 anni dopo la rivolta, ancora mi illudevo e ne parlavo con toni aulici.
Nel 2008, ho omesso di parlarne per chissà quale motivo.
Nel 2009 voglio criticare la gente di reggio. A distanza di 39 anni siamo rimasti con la testa sotto.
Non è cambiato assolutamente niente.
Non abbiamo appreso nulla dal gesto dei nostri genitori.
Siamo un pò più modaioli di ieri, un pò più “fashion”, guardiamo un pò di più all’apparenza invece di dare la giusta importanza alla sostanza. E’ un male riconducibile alla società italiana in generale, ma quella reggina ne è uno specchio interessante.
Forse sto convincendomi che abbiamo realmente perso un’ottima occasione, quantomeno per imparare una vera lezione di vita
Ieri era l’anniversario della morte di Ciccio Franco.
Ai più questo nome dirà ben poco. Chi, invece, è più attento alla politica reggina si ricorderà della figura del senatore missino, vero trascinatore della rivolta condotta per ottenre il capoluogo di regione (poi soffiatoci per motivi politici e pseudo-logistici).
Ne approfitto per segnalare il film “Liberarsi: figli di una rivoluzione minore”, della cui esistenza io stesso sono venuto a conoscenza tramite il blog di Milea (dove potete trovare anche il trailer del film).
Il film pare sia una sorta di rivisitazione della rivolta tra presente e passato con l’innesto di immagini e video dell’epoca assolutamente inediti.
Ecco la storia, tratta direttamente dal sito della produzione:
Pietro è un giovane giornalista, di origini italiane, che vive a Toronto.
Alla morte della madre, torna a Reggio Calabria per seppellirla accanto al padre, Antonio, morto quando lui era appena nato. In Calabria conosce gli amici dei genitori e scopre che il padre è morto durante la rivolta di Reggio Calabria del 70’, rivolta scoppiata per rivendicare il diritto della città dello stretto ad essere capoluogo di regione ed ad avere un adeguato sviluppo economico.Questa verità a lui fino a quel momento sconosciuta, gli fa decidere di rimanere in Italia per indagare sulle vere ragioni della morte del padre. Attraverso l’amicizia con Alba, una giovane bella ragazza, figlia del migliore amico del padre, a Don Pino, prete del gruppo di amici ed alle notizie fornitegli da Maria, una donna dal passato tumultuoso,
Pietro inizierà il suo viaggio nel passato, alla scoperta di quella verità che sconvolgerà la vita di tutti i personaggi .
Ciò che più di tutto deve saltare all’occhio è come questo film sia uscito addirittura ad Aprile, cioè a dire quasi 7 mesi fa senza che nessuno, e sottolineo nessuno, ne abbia parlato. Nemmeno uno straccio di presentazione, di trailer o di trafiletto sparato su un qualsiasi giornale. Eppure leggendo il cast non è poi tanto di secondo piano.
Scheda Tecnica del Film
Produzione: Loading Production Srl
Regia: Salvatore Romano
Soggetto e Sceneggiatura: Salvatore Romano; Annarita Pinto.
Direttore fotografia: Elio Bisignani.
Costumi: Flora Brancatella.
Scenografia: Maria Grazia Bono; Aldo Zucco.CAST
Monica Guerritore
Daniela Fazzolari
Gaetano Amato
Rosa Pianeta
Giuseppe Zeno
Giacomo Battaglia
Serena Rossi
Francesco Vitiello
Chiara Carnevali
Carmelo Assumma
Forse la storia del nostro paese, una determinata storia, è meglio che sia sepolta cosicchè i giovani non sappiano cosa fu la rivolta, cosicchè i giovani di oggi non abbiano sentore di ciò che lo stato fu e quindi capire meglio ciò che lo stato oggi è nella nostra terra.
Da quando è nata la Repubblica italiana (1861), Reggio Calabria è stata l’unica città che storicamente si sia ribellata allo stato delle cose, allo stato di questa politica che da troppo tempo è marcia dentro, allo stato delle decisioni di gente che nulla ha a che fare con il popolo.
Abbiamo fatto sentire la nostra voce, abbiamo eretto barricate, abbiamo creato delle Repubbliche autonome (vedi la Repubblica delle Sbarre), ci siamo autogestiti fin quando non ci hanno mandato i carri armati per sedare la nostra voglia di libertà. Ciò che ha contraddistinto la nostra rivolta, rispetto a quanto avvenne negli anni 70 a Roma, Bologna e Torino è che nessuna vetrina fu infranta. Il popolo reggino non se la prese con sè stesso, eresse barricate, bruciò macchine è vero, ma l’unico obiettivo erano le istituzioni ree di aver preso per il culo la città intera per l’ennesima volta, eleggendo Catanzaro a capoluogo di Regione, stabilendo in Cosenza la sede ufficiale dell’Università della Calabria e dandoci come contentino la sede del consiglio regionale (che paradosso!!!).
Parlo al plurale, è vero, ma purtroppo è un plurale maiestatis: non c’ero, non ero nemmeno nella mente di dio. Sulle barricate c’era mio nonno , c’era mio padre a guardare con i suoi occhi l’ennesimo scempio che subimmo ad opera di altri. C’erano gran parte dei genitori di gente conosco, amici o meno, e c’erano gran parte degli amici dei miei genitori. Tutta la città ha collaborato per raggiungere un fine comune: la libertà!

35 Anni!
Ne è passato di tempo da quando 35 anni or sono la nostra città si desto dal torpore che l’aveva avvolta per dire basta! Basta ai soprusi, basta ai torti da noi subiti fino a quel momento finanche l’averci sottratto il capoluogo di Regione dandoci come contentino il 5° polo siderurgico (quando mai! ancora lo stiamo aspettando) e la sede della Regione. Come dice il nostro Sindaco (amato od odiato che sia)
“richiamare la memoria a chi se ne è troppo presto dimenticato della rabbia dei reggini in quella ricerca di giustizia”.
Ed ancora:
La rivolta - ha detto Scopelliti - deve restare sempre impressa nella mente di ogni reggino perchè appartiene alla storia di un popolo che ha deciso di ribellarsi all’arroganza del potere. Una Rivolta che la città sentì sua perchè la voglia di giustizia ha accomunato tutti al di lì degli schieramenti politici. A 35 anni dai morti e dai feriti, che rappresentano i “martiri” di questa città , oggi più che mai il 14 luglio del 1970 per noi rappresenta il Natale di Reggio, di un popolo che nella Rivolta aveva trovato più di un motivo di unità nella lotta alla prevaricazione e per la salvaguardia dei diritti della città . Quella fu la rivolta di tutti i reggini costretti ad osare perchè sentivano dentro le ingiustizie subite. Era per Reggio la Rivolta dei giusti. Oggi ricordiamo il 1970 con l’orgoglio di chi vede in quel periodo la volontà dei reggini di garantire a Reggio un futuro migliore”.
Molti l’hanno additata come rivolta fascista, molti (Montanelli in primis) l’hanno tacciata come un qualcosa di poco conto - per noi è parte della nostra storia e non lo dimenticheremo mai!

















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