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May
23

23 Maggio 1992 - 23 Maggio 2009: Giovanni Falcone 17 anni dopo

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Riflessioni

Ieri sera guardavo Matrix, ci sono capitato per caso, tra uno spot e l’altro dei mille mila serial che passano la notte su Fox.
Inizia un servizio, dove un giornalista intervista dei ragazzi di generiche scuole romane (credo). Età variabile, si passa dai 12 ai 18 anni (per quello che si capisce, essendo oscurati per motivi di privacy).

Bene, mi ha choccato sentire che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sarebbero stati dei “mafiosi” o ai più sconosciuti.
Dopo solo 17 anni, questo Stato fa dimenticare alle nuove generazioni suoi fondamentali pezzi di storia.

Questo ha dello scandaloso … e poi ci lamentiamo del decadere di questa società.
Di certo ci colpano le famiglie, di certo ci colpa la scuola ed il suo corpo insegnante. Personalmente, la storia mi è stata insegnata fino al ‘45 (saltando il ventennio fascista perchè ritenuto superfluo dal mio prof di storia e filosofia), nessun accenno agli anni 70, nessun accenno a ciò che avvenne nel mondo negli anni 80, figuriamoci della lotta alla mafia.

Si dice che Giovanni Falcone disse:

il vigliacco muore più volte al giorno, il coraggioso una volta sola.

Bene, la scuola sta uccidendo la cultura di migliaia di ragazzini, ma con la gente che ci governa e con i personaggi che si oppongo a chi ci governa, dubito fortemente ci possa essere un’inversione di marcia.

Chiudo con un commento finale: in questo clima di ignoranza, la TV potrebbe assumere un ruolo fondamentale nel processo culturale delle nuove generazioni. Purtroppo, si preferisce parlare delle porcate di Belen e Corona, piuttosto che di Noemi e Berlusconi, sicuramente fonte di maggiore share.

Triste, tutto molto triste

Jan
9

Perchè non possiamo non dirci mafiosi

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Politica, Riflessioni

Leggo su strill.it un’interessante estratto dal libro “Perchè non possiamo non dirci mafiosi” di Alfio Caruso, edito da Longanesi (2002)

Abbiamo la rara capacità di metterci al centro del mondo, di ritenere che il pianeta giri intorno a noi. Ci viene naturale, non ci costa sforzo. E’ la conseguenza della singolare forma di razzismo sviluppata nei secoli

[cut]

Noi siamo sempre stati i vinti. Vinti da tutti e conquistati da nessuno: non tanto per orgoglio quanto per l’incapacità di sentirci parte di un insieme. Se è vero che ciascuno è la risultante dei libri che ha letto, noi dobbiamo essere la risultante dei libri che non abbiamo letto

[cut]

Ci piacciono i difetti altrui perchè ci confortano nella certezza che nessuno sia migliore di noi. Tuttavia inseguiamo il consenso di chi viene da fuori come i girasoli inseguono la luce. La nostra leggendaria ed asfissiante ospitalità esprime il bisogno ossessivo di sentirci apprezzati, di sapere che siamo considerati unici, come unici riteniamo che siano il nostro sole, il nostro mare, il nostro clima, il nostro cibo, la nostra intelligenza, la nostra astuzia. Sommergiamo l’ospite, qualsiasi ospite, di doni e di carinerie non per esserne ricambiati, ma affinchè agli ci creda sulla parola quando gli racconteremo la nostra verità

[cut]

Siamo sempre stati un mondo a parte. Isolati e soli. Da sempre marginali anche se ci atteggiamo a protagonisti. All’interno di questa società chiusa, le mire e le prepotenze di una minoranza hanno avuto il sopravvento sui sogni, sulle aspirazioni, sui desideri della maggioranza. Dai normanni in poi la classe dominante ha dato il massimo appoggio ad ogni conquistatore. Per un intreccio d’ignoranza, di cecità, di arretratezza civile, solitamente spacciato per superiore qualità umana, gli sfruttati non hanno mai ambito ad eliminare gli sfruttatori, bensì a farne parte. Tutti attratti dall’esercizio della supremazia, che spesso si trasforma nell’esercizio della soverchieria.

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La mafia racchiude e sublima la zavorra che abbiamo accumulato in trenta secoli di megalomania, di vittimismo, di magniloquenza, di presunzione, di alterigia, di eccesso di intelligenza. Gli “amici” ed i “bravi ragazzi” non hanno inventato il peggio della Sicilia, ne sono semplicemente l’espressione più compiuta

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La nostra specialità è mescolare le carte, di mettere assieme lo sbirro ed il compare, il vino e la birra, il mare e la montagna. Lo facciamo con la stessa nonchalance del grande baro quando vuole persuadere gli altri giocatori che è stato il buon Dio a mettere l’asso nel suo polsino. Abbiamo un debole per il paradosso nella convinzione che sia il mezzo più spiccio per strappare l’applauso. Siamo talmente persuasi delle nostre sovrastanti qualità da esser ceri di poter sempre abbindolare il prossimo

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Nel minestrone di ogni giorno si perdono di vista le differenze. Ci hanno insegnato che il confine tra il bene ed il male è sottile ovunque. In Sicilia è inesistente nove volte su dieci. E’ una confusione conveniente: favorisce l’autoassoluzione

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Il pizzo altro non è che una forma di sottomissione derivata dal comportamento della Chiesa, è mutuato dall’Inquisizione. E’ il funzionario di quest’ultima che, scortato dagli agenti, si fa pagare una multa dallo sventurato, cui viene imputato un peccato veniale. In seguito, per estorcere denaro, beni, moglie, figlie, la mafia non userà neppure lo schermo di una colpa da cancellare: basta ed avanza il suo potere d’intimidazione.

Il pizzo e l’usura sono l’ultimo esempio di un’uniformità verso il degrado. Ciò che sorprende è la rassegnazione di chi subisce. La paura è più forte della concreta volontà di Polizia e Carabinieri di stroncare il fenomeno. L’impraticabile giustizia italiana, prodiga di comprensione e di scappatoie per i mascalzoni, diventa l’alibi per qualsiasi vigliaccheria. Così noi che amiamo dipingerci come anarchici, individualisti, spavaldi ci riveliamo un popolo perennemente in ginocchio

Forse un pò forte, ma mi ha fatto parecchio riflettere e non vedo come, ahimè, non dargli ragione.

Nov
4

Dell’Utri sulla commissione Antimafia: inno all’omertà!

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Politica, Riflessioni

Dopo il bacio a Totò, ecco le ultime geniali dichiarazioni di uno tra i molti politici collusi con la mafia:

Su Vittorio Mangano dice:

Era tra le tante persone assunte alle dipendenze di Berlusconi, io lo conoscevo e sapevo che era bravo nella conduzione degli animali, e lì c’erano cani e cavalli. Fu scelto per stare ad Arcore come stalliere e si comportò benissimo
Malato com’era (Mangano è morto in carcere nel 2000 a causa di un tumore) sarebbe potuto uscire dal carcere se avesse detto solo una parola contro di me o Berlusconi. Invece non lo ha fatto. Per me è un eroe, a modo suo

dicasi omertà, caro senatore.

Jul
24

Salvatore Borsellino sulla scarcerazione di Bruno Contrada

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Politica, Riflessioni

Riporto da 19luglio1992:

Pochi minuti fa mi è arrivata la notizia della scarcerazione di Contrada, sotto la forma di arresti domiciliari per motivi di salute.
Non posso accettarla, il mio animo si rivolta, il constatare che agli assassini di mio fratello non è bastato ucciderlo ma che stanno anche completando l’opera mi ripugna, mi sconvolge.
Ho voglia di farmi giustizia con le mie mani dato che la Giustizia in questo nostro sciagurato paese non esiste più.
Paolo considerava Contrada un assassino e lo stesso lo considero io e per gli assassini non ci può essere ne perdono ne pietà.
Non è una mia idea, Paolo disse più di una volta ai suoi familiari parlando di Contrada “solo a fare il nome di quell’uomo si può morire”.
Contrada era in carcere, il solo finora a pagare per quei pezzi deviati dello Stato che con la criminalità mafiosa hanno trattato e per portare avanti questa trattativa hanno fatto uccidere Paolo Borsellino e con lui tutta la sua scorta, ragazzi mandati a morire senza nessuna difesa ne possibilità di salvezza da chi sapeva che il carico di tritolo, anzi di Semtex, l’esplosivo usato per le stragi di Stato, era già stato depositato in Via D’Amelio.
Contrada era un simbolo, il simbolo di una Giustizia che qualche volta, solo qualche volta, riesce ad inchiodare i colpevoli.
Adesso quelli che lui ha servito e che sono rimasti fuori dalla galera, che non sono mai stati finora indagati perhè i pochi giudici che hanno tentato di farlo sono stati subito ridotti al silenzio, come ha detto l’altro giorno il giudice Scarpinato al Palazzo Steri di Palermo, sono riusciti a tiralrlo fuori come gli avevano promesso per evitare che potesse parlare e trascinare in galera anche loro.
Avrei potuto accettare che finisse i suoi miseri giorni a casa sua, se anche gli altri avessero pagato, se fossero partite quelle indagini che non andranno mai avanti sui mandanti occulti della strage, su quelli che non si possono chiamare “mandanti esterni” perchè sono “interni” allo Stato ed alla stessa magistratura.
Ma, come disse Sciascia, “lo stato non può processare se stesso” e quello che c’era scritto sull’Agenda Rossa di Paolo consente di tenere in piedi una rete di ricatti che consente di mettere tutte le pedine al posto giusto, di manovrare i pezzi necessari, ed arrivare alla fine della partita.
Se venissero portate avanti le indagini sulle telefonate partite dal centro del Sisde sul Castello Utveggio, Contrada ed tanti altri insieme a lui potrebbero andare in carcere non per concorso esterno in associazione mafiosa ma per concorso in strage e forse sarebbe allora più difficile tirarli fuori dal carcere, sarebbe più difficile concedere anche a loro l’immunità come per le alte cariche dello Stato, se ne potrebbe salvare uno ma non tutti.
Ho eliminato dal mio vocabolario due parole, la speranza ma anche la disillusione, lo scoraggiamento.
Ce ne sono rimaste solo due la parola rabbia e la parola lotta e a gridare la mia rabbia e a lottare continuerò finche avrò voce, finchè avrò vita.