Il governo non ci sarà alla commemorazione delle vittime della strage della stazione di Bologna che si terrà il prossimo 2 agosto. O quantomeno, non ci saranno le alte cariche dello stato.
Il governo non era presente alla commemorazione della morte del giudice Borsellino, lo scorso 19 luglio.
Berlusconi qualche giorno addietro ha dichiarato che uno dei suoi obiettivi nei prossimi 3 anni, sarà quello di liberare la Calabria dalla morsa della ‘ndrangheta.
Il problema è che il governo, lo stato ed in generale che si taccia di combattere la criminalità organizzata, non ha forse inteso bene che non è sufficiente arrestare 10, 100 o 300 persone colluse direttamente o meno con la ndrangheta (o camorra/mafia che sia). Il problema è culturale ed è lì che bisogna intervenire; e velocemente!
Le continue assenze in momenti in cui è giusto ricordare certi eventi drammatici, dimostrano che lo Stato, in fondo, forse non ci tiene a contrastare la criminalità organizzata, a prescindere dall’aspetto mediatico degli arresti
Aggiornamento: vorrei segnalare questo bel post di Marissa
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Io lo voglio ricordare così.
Un video profetico:
e cosa pensa veramente il popolo dello stato e dei politici che ci “rappresentano”:
Io sono vissuto in una società in cui, quando avevo 15 anni, un mio compagno di scuola si vantava di essere figlio di un capo mafia del suo paese e io lo invidiavo.
Oggi, aldilà di quello che sarà lo sbocco giudiziario delle indagini, aldilà delle eventuali condanne le inchieste hanno avuto, di riflesso, una valenza culturale proprio perchè sono state diffuse, rese pubbliche, perchè la gente se n’è interessata.
Oggi probabilmente non ci sono più a Palermo giovani come me, che a 15 anni invidiavano il compagno di classe figlio di un mafioso. Sono diventato giudice perchè nutrivo grandissima passione per il Diritto Civile e entrai in magistratura con l’idea di diventare un civilista, poi il 4 Maggio 1980 uccisero il capitano Manuele Basili e il Consigliere Chinnici volle che mi occupassi io dell’istruttoria, nel mio stesso ufficio frattanto era approdato il mio amico d’infanzia Giovanni Falcone e sin d’allora capii che il mio lavoro doveva essere un altro.
Avevo scelto di rimanere in Sicilia e a questa scelta dovevo dare un senso, i nostri problemi era quelli dei quali avevo preso ad occuparmi quasi casualmente, ma se amavo questa terra di essi dovevo esclusivamente occuparmi.
La Mafia è un’organizzazione criminale unitaria e verticisticamente organizzata che tende a esercitare sul territorio la stessa sovranità che su i suoi eserciti poteva esercitare lo Stato. Il conflitto irreversibile con lo Stato cui Cosa Nostra è in sostanziale concorrenza è risolto condizionando lo Stato dall’interno, con infiltrazione negli organi pubblici.
Ma io sono ottimista perchè vedo che nei confronti della Mafia i giovani, siciliani e non, hanno oggi un’attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni fino ai 40 anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta…
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