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Aug
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2 agosto 1980 – 2 agosto 2009: ricordando le stragi di stato

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anche se con un pò di ritardo …

via maurobiani

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Jul
19

19 Luglio ’92 strage di Via D’Amelio – Io ricordo Paolo Borsellino

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Io lo voglio ricordare così.

Un video profetico:

e cosa pensa veramente il popolo dello stato e dei politici che ci “rappresentano”:

Io sono vissuto in una società in cui, quando avevo 15 anni, un mio compagno di scuola si vantava di essere figlio di un capo mafia del suo paese e io lo invidiavo.
Oggi, aldilà di quello che sarà lo sbocco giudiziario delle indagini, aldilà delle eventuali condanne le inchieste hanno avuto, di riflesso, una valenza culturale proprio perchè sono state diffuse, rese pubbliche, perchè la gente se n’è interessata.
Oggi probabilmente non ci sono più a Palermo giovani come me, che a 15 anni invidiavano il compagno di classe figlio di un mafioso. Sono diventato giudice perchè nutrivo grandissima passione per il Diritto Civile e entrai in magistratura con l’idea di diventare un civilista, poi il 4 Maggio 1980 uccisero il capitano Manuele Basili e il Consigliere Chinnici volle che mi occupassi io dell’istruttoria, nel mio stesso ufficio frattanto era approdato il mio amico d’infanzia Giovanni Falcone e sin d’allora capii che il mio lavoro doveva essere un altro.

Avevo scelto di rimanere in Sicilia e a questa scelta dovevo dare un senso, i nostri problemi era quelli dei quali avevo preso ad occuparmi quasi casualmente, ma se amavo questa terra di essi dovevo esclusivamente occuparmi.

La Mafia è un’organizzazione criminale unitaria e verticisticamente organizzata che tende a esercitare sul territorio la stessa sovranità che su i suoi eserciti poteva esercitare lo Stato. Il conflitto irreversibile con lo Stato cui Cosa Nostra è in sostanziale concorrenza è risolto condizionando lo Stato dall’interno, con infiltrazione negli organi pubblici.

Ma io sono ottimista perchè vedo che nei confronti della Mafia i giovani, siciliani e non, hanno oggi un’attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni fino ai 40 anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta…

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Jun
6

Il Divo

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Politica, Riflessioni

Contrariamente alle mie abitudini, sono andato a vedere l’ultimo film di Sorrentino.
Non che non mi piaccia andare al cinema, tuttavia credo che determinati film siano “fuorvianti”, soprattutto considerato che la maggior parte delle persone che vive in questo paese non conosce la storia italica dal dopoguerra ad oggi*.

Mi sento di confermare tutto ciò che di buono è stato scritto in giro su “Il Divo” – davvero ben fatto e, indiscutibilmente, Sorrentino si conferma il miglior regista italiano.

Non è facile raccontare la storia di Andreotti, perchè vuol dire raccontare i 60 anni dell’Italia post guerra: dalla fondazione della “Repubblica” ai giorni nostri, passando per il periodo dello stragismo, si narra della dominazione oligarchica della DC fino al caso Tangentopoli.

Leit motiv è la visione di Sorrentino di un Andreotti genio del male o in alternativa, per dirla alla Scalfari, il più grande perseguitato da 2mila anni a questa parte. Sicuramente tante, troppe coincidenze, fanno i fatti. Ed i fatti dicono che Andreotti era sempre lì, in primissima fila, in occasioni dei maggiori e più gravi accadimenti dell’ultimo mezzo secolo.

Il film forse risulta un pò “lento”; ma è nella sua lentezza che si erge il personaggio di Andreotti. La calma che lo contraddistingue davanti al pubblico dei suoi colleghi e del popolo, fa da contrasto al nervosismo che lo perseguita la notte, segnato da lunghissime camminate nei corridoi del suo appartamento [molto spartano].

Esilarante la descrizione del personaggio Cirino Pomicino: una macchietta napoletana, anche se nel film non viene presentato per il disastroso uomo che fu. Non si è detto dei soldi da lui rubati; soldi che dovevano essere destinati ai terremotati dell’Irpinia e che invece lui si è intascato. Non si è detto delle innumerevoli tangenti intascate dal medico campano, nè tantomeno che anche lui, come già Andreotti, è stato pluri-condannato e pluri-scagionato per decorrenza dei termini.

Infine, una nota è dovuta alla Chiesa. La chiesa, ah la chiesa. Non ne esce bene da questo film – se mai ci fossero stati dubbi sul grado di corruzione e appoggio ed influenza politica da essa esercitato. Cardinali e vescovi invischiati nel vorticoso giro della DC e mai toccati dalla giustizia italiana [figuriamoci poi da quella divina - sarebbero dovuti morire fulminati tutti e subito].

Morale del film: si esce con il sangue acqua ed una domanda. Si sa, in questo paese si va avanti con le truffe e le amicizie. Chi ce la fa fare di spaccarci il culo??

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