Tutti i post taggati come: ‘università’

Mar
14

dotnecampus 2010

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Technology

Ieri sono stato al dotnecampus 2010, organizzato da DevLeap assieme ad AspItalia, Microsoft ed altre community ed ospitata nella splendida struttura della Facoltà di Ingegneria di Roma 3.

In linea generale è stato sconfortante osservare come il mondo universitario sia un abisso indietro rispetto al mondo del lavoro che, peraltro, soprattutto nella PA, qui a Roma, è a sua volta quanto di meno innovativo ed aperto che possa esistere.

Se guardassi la conferenza dal punto di vista di chi lavora, il profilo era molto basso ed anche le domande poste ai vari speaker mi avrebbero fatto cadere le braccia a terra (è disarmante già il solo fatto che non si abbia ben chiaro la differenza tra client e server).

La guardo invece dal punto di vista di uno studente, per cui conferenze come queste sono sicuramente utili per capire come muoversi in un mondo, quello dello sviluppo, che di giorno in giorno offre soluzioni sempre più innovative.

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Mar
3

Università e mondo del lavoro

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Riflessioni

ogni giorno che passa e vedo lo scempio che mi circonda, mi convinco sempre più che aver fatto l’università è un BENE!

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Jan
23

Terra: scandalo al sole

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Politica, Riflessioni

Sto guardando Terra su canale5.
Si trovano a Reggio Calabria – non si capisce bene se alla facoltà di Architettura o altrove.

Bene, una decina di intervistati – tutti laureati con 110 e Lode.

Quanti geni!

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Apr
3

Bloglab: si riparte

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Riflessioni, Technology

Riparte bloglab.

Per chi non lo sapesse, bloglab è un corso unico nel suo genere nel panorama universitario italiano. Gli studenti avranno il compito di realizzare un proprio blog, assisisti dai vari fellows (a loro volta blogger dediti allo sviluppo ed alla riuscita del corso).

L’hanno scorso vi ho partecipato e mi ha permesso di fare molte amicizie interessanti. Quest’anno avrò la possibilità di essere a Roma (anche in vista del mio futuro trasferimento) per cui non posso esimermi dal dare una mano a Stefano Epifani.

Ci vediamo presto!! :)

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Dec
14

L’esperienza universitaria (4)

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Riflessioni

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Me ne vado. Ho finito. Chiuso. Basta.

Non ne voglio più sapere di università e quant’altro .. uno spreco di tempo assurdo .. gli ultimi 5 anni a cosa mi sono serviti? Probabilmente se non mi fossi fatto sottomettere dal sistema non avrei mai fatto la specialistica, ma avrei finito ai 3 anni e pace all’anima del mio conto in banca, e dei 10mila euro regalati all’Università di Bologna (tantissimi se raffrontati ai servizi offerti, cioè 0).

Ora viene il bello, perchè ora è il momento di dare seriamente una svolta alla mia esistenza per cercare di realizzare i miei sogni.
C’è chi mi ha detto che parlo tanto tanto, ma poi finirò per fare un lavoro da dipendente come tutti. Anche che fosse, la mia voglia di innovare spiccherà sempre e questo è un dato di fatto. Mi illudo? Probabilmente, ma credo che le cose possano cambiare in questo paese .. basta avere le idee giuste …

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Dec
14

L’esperienza universitaria (3)

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L’ho scelto a caso, lo ammetto. In un perduto pomeriggio di febbraio 2007, scelsi a caso il professore della tesi – probabilmente cosa che succede molto più spesso di quanto si possa credere.

Il fatto che non mi abbia risposto il mese successivo al primo contatto del terzo tipo, avrebbe dovuto insospettirmi .. tuttavia seguii un consiglio sbagliato e decisi di ricontattarlo .. L’idea era di conciliare la mia parte lavorativa con il mio lato universitario, per cui chiesi di poter portare avanti un progetto di tesi solo ed esclusivamente su tale aspetto. Tuttavia il professore mi chiese di farci rientrare il data mining ed io (illuso!!) accettai.

Vabbè tralasciamo che ovviamente ho dovuto apprendere due strumenti piuttosto complessi in completa solitudine (daltronde, figuriamoci se i relatori possono mai essere d’aiuto). Una serie infinta di incomprensioni, una serie infinta di scelte sbagliate: come si fa ad assegnare la realizzazione di un’applicazione a soli 20 giorni dalla laurea? Come si fa a far perdere tempo a chi è già sottopressione di suo, se non facendogli correggere ciò che era già stato corretto in precedenza? E soprattutto: perchè mi vai a toccare il mio scrivere in italiano! Cioè, a prescindere che si siano letti solo introduzione, conclusione e 4° (dei 5) capitolo, puoi correggermi i contenuti, ma se il mio scrivere risulta sintatticamente corretto, non puoi metterci bocca – lo stile nello scrivere è personalissimo. Io scrivo così, tu colì, pace …

Insomma, tutta la tesi condotta e seguita in modo abbastanza dilettantistico; tutto sempre con il fine di prendere i dati della società per la quale lavoro – dati che chiaramente io non potevo fornire – e lui dall’altra parte quasi pretendeva. Fino all’ultimo .. fino ad oggi stesso (a poche ore dalla laurea) ..

E poi: se tu mi dai solo specifiche del progetto, io sono libero di progettarlo ed implementarlo come meglio credo. Se poi a te non va bene, peggio per te: le scelte progettuale, non essendo state assegnate, sono tutte mie senza ombra di dubbio – l’importante, daltronde, è raggiungere l’obiettivo finale. Strano, però, che poi mi si chieda di tenerci una lezione sopra – si vede che non era tutto strutturato poi così male.

Insomma, purtroppo l’esperienza universitaria mi lascia un’idea ben precisa di cosa siano o cosa rappresentino gli ingegneri. L’esperienza universitaria mi insegna che tutte le nozioni apprese durante questo periodo, servono relativamente poco perchè nel mondo del lavoro gira tutto in un altro senso rispetto a quello che ti dicono. E per fortuna che io, in questi 3 anni ho lavorato, perchè ho potuto capire e sperimentare che, una volta impostaci una scadenza, in un modo o nell’altro la si deve rispettare: anche a costo di stare chiuso 2 mesi in camera al pc, anche a costo di passre 20 ore al giorno al pc …

Ovviamente in tutto questo racconto ho trlasciato molti aspetti: le strutture carenti – davvero indegne quelle di Ingegneria Bologna, un pò da appartamenti del vicino di casa, ma forse funzionali, quelle di Cesena. Ho tralasciato di dire lo stato indegno dei laboratori della Facoltà, ho tralasciato lo stato di baronìa imperante lì dentro, ho omesso di parlare degli sprechi: daltronde, a cosa potrebbe servire, altrimenti, pagare 2mila euro di tasse l’anno per più di 5 anni?

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Dec
14

L’esperienza universitaria (2)

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Terminai il periodo della triennale in esattamente 3 anni ed una sessione .. non male, suvvia!

Lì però iniziò a passarmi la voglia di studiare. Credo che la mia più grande colpa sia stata quella di farmi assorbire dal sistema, un sistema marcio, gestito da gente che ama il "potere" e pochissimo l’insegnare, il divulgare la conoscenza – che poi dovrebbe essere il fine ultimo di ogni professore. La specialistica fece subito capire cosa ci aspettava – altro che "creme della creme" come ci definì il professore di Calcolatori Elettronici (a cui sarà riservata una sezione particolare). Tutti i corsi frequentati – non oltre le prime due lezioni. quelle, per intenderci, dove vieni a sapere di cosa si parlerà – si sono  messi in luce per essere una mera e triste ripetizione di ciò che si era già studiato durante la triennale (se non per qualche capitoletto qui e lì). Tutti gli esami richiedevano scritto, progetto ed orale: se si pensa ad un totale di 20 corsi, capirete l’enorme perdita di tempo e per quale ragione, alla fine della fiera, l’età media con cui si esce da Ingegneria è 28,1 anni (quando, poi, con la vecchia riforma universitaria la media era pari a 28,8) – per cui io son fortunatissimo ad essere riuscito a terminare in 26,9 anni

L’università dovrebbe rappresentare il portone grazie al quale i ragazzi entrano nel mondo del lavoro. Dovrebbe rappresentare quel percorso di maturazione per gli sbarbatelli del liceo, per le matricole, che li porterà poi a lavorare per cercare di realizzare i loro sogni. Invece si dimostra semplicemente un matusalemme, dove, rispetto a ciò che ti viene chiesto quando poi vai a lavorare, ti viene insegnato solo ed esclusivamente ciò che serviva, forse, 20 anni fa .. Certo, è indiscutibile che le basi teoriche siano indispensabili ed è altrettanto indiscutibile che molti corsi vengano sottovalutati rispetto alla loro importanza reale (vedi analisi e geometria), però, santo dio, è mai possibile organizzare un corso di laurea in ingegneria informatica ed improntarlo solo ed esclusivamente all’ingegneria elettronica ed automatica?

E qui entriamo nel discorso Calcolatori Elettronici. A Bologna viene tenuto da un signorotto, che fa il bello ed il cattivo tempo senza che nessuno dei professori (preside incluso), possa nè dire nè fare alcunchè. Sempre grazie a questo signorotto, quest’anno la Facoltà di Ingegneria – sede di Bologna, ha lettarlmente regalato alla Facoltà di Ingegneria – sede di Cesena – un numero di laureati pari al totale del 2006 (e cioè 21). Questo perchè? Bella domanda. Fatto sta che la sede di cesena prenderà i finanziamenti ministeriali per questi laureati con sforzo 0, sia in termini di tempo da parte dei professori, sia in termini economici: è Bologna che ci ha portato avanti, Cesena si è limitata a farci laureare (buon per loro).

Una delle idee è che probabilmente ci sia stata poco uniformità di giudizio tra i 20 professori dei diversi corsi affrontati. Da un lato una selva di persone pronte a farti passare gli esami più o meno agevolmente: sufficiente il tempo impiegato per preparare ogni singolo esame (più o meno eh); dall’altra LUI, quello che ti costringeva a svegliarti di sabato mattina per andare all’esame alle 8.30 in punto. Quello che non pretendeva un secondo di ritardo alle lezioni mattutine (giustissimo, per carità!). Quello che senza ombra di dubbio è stato anche il miglior professore in assoluto, dal punto di vista della qualità della didattica. Quello che pretendeva tu ti registrassi per andare a ricevimento e nel caso in cui poi non ti presentavi, ti decurtava il voto dello scritto. Quello che ti dava solo 3 possibilità di consegna per la prova scritta ed un anno di tempo per preparare tutto lo scibile possibile per andare a farti massacrare all’orale, dove ti faceva mille domande sulla scheda da lui progettata nei primi anni ’80.

La poca voglia unita a questa situazione, diciamo così "particolare" portò alla decisione di trasferirmi a Cesena (almeno dal punto di vista esclusivamente universitario) dove, appunto, mi sono infine laureato. Poi vabbè ci sarebbe da commentare il periodo di tesi.

Se è vero che quello della triennale è stato un inferno, allora qualcuno avrebbe potuto obiettare nello stato di coincidenza di certe cose. Tuttavia, il verificarsi per una seconda volta consecutiva delle stesse identiche situazioni, verrebbe da far pensare che non di coincidenza si tratti.

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Dec
14

L’esperienza universitaria

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Riflessioni

Prima parte
Terza parte
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Degli anni della triennale, sinceramente, ricordo poco …

Ricordo le milioni di partite a tetris con Vito durante le lezioni di Fisica 2 (ricordo anche che grazie all’introduzione alle leggi di Maxwell da parte del prof, persi l’occasione di fare il super-mega record che avrebbe posto fine all’eterna sfida).
Ricordo il professore di elettrotecnica e il suo modo portuale di trattare gli studenti – ciò che di più gentile ci veniva detto era "figli di pu***na.
Ricordo il professore di analisi, la sua pelata e gli o-piccoli ed il sesso degli angeli.
Ricordo che le lezioni di elettronica analogica erano uno spettacolo: si uno spettacolo di noia! Due, tre ore passate a scrivere sugli appunti, stile amanuense, le milioni di equazioni che il professore scriveva sulla lavagna senza alcuna sosta.
Ricordo che grazie a queste lezioni mi passò la voglia di andarci – da lì, e per l’anno finale, non tornai più in Facoltà in qualità di studente, se non per sostenere gli esami. Iniziò il graduale, ma inesorabile allontanamento dalla vita universitaria.

Venne il tempo della tesi che segnò il disgusto verso l’Università. Ebbi l’infelice idea di chiedere, insieme a Dario (l’allora compagno di mille progetti software, assieme a Piero), di chiedere la tesi al professore di Sistemi Distribuiti – mai scelta fu più sbagliata. Mi ritrovai a dover scrivere del codice complessissimo (per chi è del settore: un sistema cvs distribuito basato su piattaforma ad agenti mobili) senza, ovviamente, l’aiuto del relatore. Il signorino era troppo impegnato con i suoi appuntamenti lavorativi a Milano – ma allora, cosa fai a fare il professore? Allora, se sai di non poter conciliare tutti gli impegni presi, perchè, semplicemente non te ne assumi solo uno? Vabbè, non avrò mai risposta a queste domande.

Ho sempre affrontato l’Università senza lo scopo, l’obiettivo di raggiungere votazioni alte. Non credo che un 30 o un 18 riesca a stabilire effettivamente l’abilità di qualcuno in una data materia; quantomeno, non in questo sistema universitario. Ho preferito sempre "accontentarmi" del voto finale, ma prendere spunto dalle nozioni delle lezioni (spesso prese dai lucidi) per approfondire gli argomenti, come punto di partenza verso l’infinto della conoscenza. Ho sempre preferito accrescere la mia conoscenza, sperimentando, piuttosto che concentrarmi solo ed esclusivamente su ciò che era richiesto per superare l’esame (passerà, per questo, alla storia una frase di Piero che ben definisce questo mio stato: "il 110 e lode più sprecato della storia").

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Dec
13

La laurea

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Seconda parte
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Dopo esattamente 5 anni ed 1 giorno, finalmente si è chiuso anche il capitolo laurea specialistica.

3 anni di ritardo: ripensando al periodo della triennale, le motivazioni sono molteplici e ne parlerò tra un pò. Prima sento il bisogno impellente di ringraziare tutti i partecipanti alla festa di laurea, soprattutto perchè hanno accolto con grande partecipazione l’idea di devolvere all’airc i soldi che avrebbero (forse) speso per il regalo. Ancora non ho fatto bene i calcoli, ma pare che la somma raggiunta sia abbastanza corposa, per cui la soddisfazione è molteplice: spero con questo aiuto, di aver dato un piccolo contributo alla ricerca italiana, soprattutto per quanto riguarda la lotta contro il cancro.

Ripenso sempre intensamete ai primi tre anni di università: mi trasferii a bologna che ero un ragazzo un pò spaesato. Non conoscevo nessuno e, a causa del mio carattere sempre più schivo, è stato difficile stringere amicizie vere. Nonostante ciò, sono riuscito a conoscere molte persone, forse anche grazie al caso: con alcune di loro, poi, ho stretto dei veri e profondi legami di amicizia che so per certo continueranno per sempre.

I primi tre anni di vita bolognese sono stati segnati dallo studio: stando a lezione dalle 9 alle 19 e tornando a casa la sera tardi dopo una giornata sana trascorsa in facoltà, l’unica cosa da fare era studiare in funzione delle lezioni del giorno dopo; per cui, si capisce come la mia vita sociale sia stata praticamente vicina allo zero assoluto. Tuttavia ciò mi ha permesso di conseguire il primo traguardo della carriera universitaria senza alcun ritardo, sebbene con una certa insoddisfazione latente.

Arrivò la fase "laurea specialistica" che segnò l’inizio della fine della voglia dl studiare – voglia che, purtroppo, non è mai effettivamente tornata. Decisi quindi di iniziare a lavorare e, anche grazie al caso, riuscii a trovare un fantastico gruppo di lavoro nei ragazzi di Almalaurea, Alberto in testa.

Diciamo che si possono riassumere così gli 8 anni vissuti in terra emiliana … (continua)

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