Catania – Palermo: una morte annunciata

Ero comodamente seduto al tavolo di una casa romana quando ricevo un sms "se domani scendi solo per la partita, non scendere di fatto: non si gioca!!" Come scusa? Stiamo scherzando?

Si perchè io sono uno di quelli che si definiscono drogati di sport e di calcio nello specifico. Si perchè io sono uno di quelli che non esita la domenica mattina, o addirittura il venerdì sera, a prendersi un treno e farsi pure oltre mille chilometri (duemila circa contando andata e ritorno) per vedere giocare la propria squadra in qualsiasi stadio italiano. Eppure ieri è successo qualcosa che molti definiscono anormale, pazzesco ma che se conoscessero la storia tanto assurdo e tanto pazzesco non è, visto e considerato che sono fatti che si ripetono fin dal lontano 1979 [per chi non lo sapesse anno della morte di Paparelli].

Non voglio assolutamente giustitifacare l’atto, gravissimo sicuramente, ma espressione di un malessere sociale che da anni trova nel calcio e negli stadi il suo sfogo. Ci siamo vergognati davanti al mondo intero quando alla manifestazione di Genova [leggasi G8] morì un giovane dei centri sociali. Ci vergogniamo oggi davanti al mondo intero per la morte di un poliziotto della squadra stadio di Catania nel post-partita del derby di Sicilia.

Come ho precedentemente accennato, sono uno di quelli che si definiscono "tifosi da trasferta" gente che si muove tutte le domeniche; con quasi 50 trasferte ho una discreta esperienza e di scontri e risse agli stadi ne ho viste e straviste in questi lunghi anni: Terni, Roma (con la Lazio), Reggio Emilia (con il Torino), Empoli, Messina, Palermo, ecc. ecc. E in tutte queste occasioni ho sempre notato come se da una parte esiste il teppista, chiamiamolo ultras, chiamiamolo cane sciolto, chiamiamolo un pò come vogliamo, che "autorizza" il poliziotto, chiamiamolo sbirro, chiamiamolo un pò come preferiamo, ad usare il manganello, dall’altra parte esiste il poliziotto, o sbirro, che fa uso del manganello con troppa facilità. Sinceramente non riesco a non dimenticare un ultras (abbastanza famoso nella curva della Reggina) che si scagliava contro i poliziotti durante il pre-partita di Palermo-Reggina qualche anno fa. Come daltronde non riesco a non dimenticare una o più cariche della polizia nel derby con il Messina dell’anno scorso, quando gli sbirri (ed in questo caso ci vuole) non esitarono ad alzare il manganello contro delle ragazze spingendole e facendole cadere dalle transenne che stavano dietro di loro (quando potevano benissimo prendersela con quei 4 stupidi, chiamiamoli ultras, chiamiamoli teppisti, chiamiamoli come preferiamo) [e vorrei pure che mi spiegassero perchè i tifosi reggini l’anno scorso furono fermati a Cefalù pur avendo il biglietto di Palermo-Reggina o perchè ieri abbiano fatto entrare i tifosi del Palermo a secondo tempo iniziato]

Il problema è che in una società ipocrita come quella italiana è troppo semplice oggi definire e cercare una soluzione al problema "calcio". I politici ottusi, in primis l’attuale presidente del consiglio (non merita nemmeno il maiuscolo), l’attuale ministro dell’interno, l’ex ministro dell’interno e l’ex presidente del consiglio, sono troppo al di fuori di questo mondo per capirne veramente le ragioni.

E’ banale dire: chiudiamo gli stadi.
E’ altrettanto banale dire: imponiamo il metodo inglese.

Siamo in Italia, e dobbiamo creare un metodo italiano, almeno per una volta nei nostri 2mila anni di storia. Si deve capire che da troppi anni oramai il calcio è diventato uno sfogo sociale: negli stadi confluiscono anche e soprattutto tutte quelle parti della popolazione che più soffrono il non riuscire ad arrivare a fine mese e che trovano nella curva e nel branco un modo per affermarsi in una società che non consente loro di farlo (non stupiamoci poi se molte curve oramai si presentano allo stadio solo con slogan politici dimenticandosi completamente di un’eventuale partita in corso). Non ha quindi senso chiudere gli stadi, non ha senso costringere la gente a guardare la partita a casa, non ha senso mettere i tornelli allo stadio, non ha senso inserire i biglietti nominativi (e, mi dispiace dirlo, ma ne avevo parlato già qui, qui, qui, qui , qui, e qui !!!!).

Vogliamo ripulire il mondo del calcio? Bene questa è la mia proposta: eliminiamo, senza diritto di opinione, tutte le trasmissioni dove si fanno moviole e aspre polemiche su rigori dati o non dati, goal regolari o meno – che si inizi a parlare di calcio, di tattiche, di cultura sportiva. Un giocatore simula? Bene, 10giornate di squalifica ed una multa che sia degna di questo nome (altro che patti sindacali e multe da 10mila euro a chi di euro ne guadagna a vagonate ogni anno), così eliminiamo pure il fenomeno delle simulazioni. Esiste attualmente una legge per la quale se si verificano degli scontri nella zona antistante lo stadio, la partita non va giocata. Bene: applichiamola! e visto che ci siamo diamo pure punti di penalizzazione alla squadra i cui tifosi hanno causato l’applicazione di questa legge. Ma soprattutto: fuori la polizia dagli stadi! Immediatamente,ed anche questo lo ripeto da anni. E’ come mandare gente che vuole picchiare a picchiarsi con altri: gli scontri tra tifoserie son rarissimi, mentre gli scontri tra tifoserie e polizia saranno aumentati di non si sa quanti l’anno (appunto perchè il poliziotto, o sbirro, non è ben visto tra gli strati più bassi della popolazione).

Che le società diventino proprietarie degli stadi, con onori ed oneri ad esso correllati. E soprattutto spero vivamente che non costringano la gente a non andare più allo stadio perchè lì, veramente, fossi nei politici mi preoccuperei veramente delle conseguenze di una scelta di questo tipo.

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