In Italia la violenza vince sempre

L’Italia è un paese davvero strano, per gran parte della sua millenaria storia "segnato" dalla violenza di romana memoria. I romani, si sa, erano un popolo grandioso: sia nella loro capacità di portare la propria cultura in tutti i paesi conquistati, sia per le loro capacità architettoniche, ma, soprattutto erano famosi per il loro essere dei guerrieri tanto spietati quanto invincibili.
Si vede che noi italiani abbiamo nel nostro dna un certo permissivismo verso la violenza o, forse, ciò che portiamo nel nostro codice genetico è proprio un’innata incapacità di gestirla.
Anche ai giorni nostri ci sono continuamente notizie di crimini efferati: genitori che uccidono i propri figli, figli che uccidono i loro genitori, una fetta di gioventù dedita da decenni ad atti terrostici con l’intento di sovvertire l’ordine dello Stato. E come non ricordare la criminalità organizzata che imperversa e la fa da padrone, tanto da essere definita, da chi la vive quotidianamente, come un secondo stato. Eppoi ci sono gli atti di violenza figli di un dio minore; quegli atti cui magari in pochi danno davvero l’importanza che meriterebbero in quanto espressione di un disagio generalizzato.

E allora la strada che prende il politico italiano è quella di sopprimere la violenza con altra violenza, sia essa espressa sotto forma censoria della pubblica liberta di parola o sotto forma di violenza pura. Ed in quest’ultimo capitolo rientrano i crimini da stadio che, in seguito agli ultimi provvedimenti presi da chi ci dovrebbe governare, si potrebbero classificare come crimini commessi da entrambe le parti.

Leggevo la settimana scorsa su  repubblica.it:

Seconda puntata dello striscione "Mi si è rotto il fax…". Come è noto, chi lo ha esposto, senza autorizzazione all’Olimpico di Roma, è stato diffidato per tre anni.
Un Daspo pesantissimo: era previsto addirittura l’obbligo di firma in commissariato tutte le volte che giocava la Roma, anche in amichevole. Obbligo che però è stato cancellato dal giudice.
Lo striscione era ironico, non offensivo, tantomeno razzista e non incitava alla violenza.
Chi lo ha esposto – uno studente di cui l’avvocato difensore preferisce però non rivelare né nome né età – ora potrà fare ricorso al Tar. Circa 2000 euro il costo per farsi togliere il Daspo. Può anche darsi che rinunci.

La storia degli striscioni ha scatenato non poche proteste dei tifosi, c’è anche una petizione di Progetto Ultrà dell’Uisp. Il meccanismo è in rodaggio, la prassi burocratica indubbiamente complessa. All’Olimpico ad esempio non è stato fatto passare uno striscione che diceva "Addio Vanessa", dedicato dai tifosi romanisti alla ragazza uccisa nella metropolitana. Strano, il prefetto Achille Serra aveva garantito massima elasticità. O no?

La prima cosa che mi viene da pensare è: "Era meglio il fascismo, quantomeno sapevamo di essere in uno stato di censura totale". Ma so che quest’affermazione potrebbe suscitare molta perplessità, e so anche che farà rivoltare nella tomba coloro i quali morirono per renderci liberi (poi bisognerebbe andare a vedere quanto liberi siamo, ma questo è un altro capitolo).
Ad oggi, in sintesi, non è possibile entrare, all’interno della zona stadio, nessun tipo di bandiera o striscione (previa autorizzazione da parte della Questura) nè tantomeno è possibile intonare cori che qualcuno deciderà essere offensivi o lesivi della rispettabilità altrui (!!). Ma il bello del nostro calcio, un calcio tipicamente italiano, è anche lo sfottò tra tifosi, quel gentile e a volte sottile prendersi per il culo che, dopo le prime sbolliture, fa sorridere un pò tutti.

E allora sì! Dovete riportarli allo stadio (visto che io comunque non ho mai smesso di frequentarlo), dovete fare in modo di riportare tutti allo stadio, indipendentemente che siano famiglie intere o meno. Ma per farlo, ci vuole una poltica seria, un programma, un progetto a lungo termine che stabilisca modi e luoghi affinchè ciò sia possibile.

Non sono molto convinto che il rinvio delle partite dalla classica domenica ad un meno probabile mercoledì, sia la strada per raggiungere l’obiettivo cui miriamo tutti noi malati di questo sport. Di mercoledì lavoriamo tutti in questo paese, a parte ovviamente i politici che sono poi quelli che decidono cosa il popolo può o non può fare giorno per giorno.
Sono convinto che rinviare una partita sia darla vinta a quella frangia di violenti che a modo loro stanno cercando di far sentire il proprio disagio, stanno cercando di far capire a chi comanda che non se ne può più di vivere in uno stato del genere, stanno cercando di far capire ai signorotti del duemila che è arrivato il momento di cambiare, in meglio, questo stato di cose! 

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