People are strange

Sono passati oramai un paio di mesi dal mio trasferimento a Roma e credo si possa già tirare una prima linea su ciò che è successo, su ciò che ho visto, vissuto e sentito durante questi mesi.
Andarsene da Bologna non è stato facile e, detto in tutta sincerità, mi ha anche stupito. La città mi aveva stancato, la vita in quella città mi aveva stancato. Le persone con le quali ho condiviso tanti anni e tante avventure sono rimaste lì e, molte, le ho perse per strada. Un pò perchè difficilmente si fanno sentire per un modo tutto loro di essere, un pò perchè ognuno ha i suoi impegni e, nel bene o nel male, va per la sua strada indipendentemente da ciò che c’era ieri, guardando a ciò che ci sarà domani.

Arrivare e vivere a Roma lo volevo fortemente. Volevo cambiare aria, volevo fare nuove amicizie – per quanto possibile. Volevo vivere un’esperienza nuova. Come sempre nella mia vita, quando mi pongo un obiettivo cerco di raggiungerlo con tutte le mie forze. Oggi vivo a Roma e, insomma, ha i suoi pro e i suoi contro.

Non è la città il problema, forse lo sono le persone. In pochi mesi ho incontrato tante persone caratterialmente molto diverse tra loro. La mia strada si è incrociata con persone molto strane e profondamente diverse tra loro. Alcuni li ho proprio eliminati dalla mia vita, troppo diversi, troppo poco chiari e trasparenti per i miei gusti. Altri forse rappresentano il lato maschile della persona che, in questi anni, si è dimostrata essere la più affine alla mia personalità – spero continui ad essere disponibile al dialogo perchè credo che il futuro potrà riservarci ottime possibilità [basta crederci].

Il primo impatto è stato difficile: la città ti affascina, roma ti ammalia con i suoi 2mila e passa anni di storia. Purtroppo le persone che la abitano si fanno schiacciare dalla maestosità della città. In questo farsi schiacciare è complesso instaturare i rapporti umani per com’ero abituato a fare a Bologna – ma forse, questa sfida, rende il tutto più interessante.

E poi ci sono loro, ci siamo noi, ci sono i calabresi. Sinceramente, ditemi che sono massone, ditemi che sono razzista, ditemi tutto quello che volete, ma stare in un gruppo di calabresi (con qualche extra-comunitario) è come stare a casa per tutta una serie (lunghissima) di motivazioni. Gente di cuore, gente disposta a dare tutta se stessa per aiutare un amico in difficoltà. Ecco, forse, grazie a loro, a Roma mi sento veramente a casa dopo quasi 10 anni di permanenza fuori.

People are strange when you’re a stranger
Faces look ugly when you’re alone
Women seem wicked when you’re unwanted
Streets are uneven when you’re down

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