La Calabria: tasse di serie A, sanità di serie B

Questa settimana sono stato nella “ridente” Cattolica, paesino tra Riccione e Pesaro ma ancora all’interno della regione Emilia Romagna.

Ero lì per questioni familiari, diciamo, sinteticamente, che un mio parente ha subito un’operazione chirurgica – dopo essere stata in lista d’attesa per 2 anni, ma questo, forse, è un’altro aspetto della faccenda.
Il punto sul quale mi voglio concentrare, è che era previsto che questa operazione potesse essere pagata con il ticket: il sistema ne prevede la possibilità, sulla base del successivo rimborso delle spese mediche da parte della regione di residenza del paziente.

Purtroppo destino vuole che la mia famiglia, alle volte per fortuna, in questo caso per sfortuna, fosse residente in Calabria: ora tutti sanno che la Calabria ha la sanità commissariata e con un buco di qualche spicciolo (miliardi di euro); forse sono meno quelli che sanno che, a causa della sua fama di cattiva pagatrice, i cittadini calabresi non hanno diritto al sistema del ticket come modalità di pagamento, ma devono pagare di tasca propria – preferibilmente cash – almeno nel contesto della sanità Emilia Romagna.

In sostanza, noi calabresi siamo cittadini di Serie A nel momento in cui paghiamo le tasse (che, a livello regionale, sono tra le più elevate), ma diventiamo cittadini di serie B nel caso in cui dovesse capitarci di essere ricoverati in strutture sanitarie esterne a quelle presenti nel nostro territorio di residenza.

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